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Il sindaco della Grande Mela

Vecchi problemi e nuovi scandali: perché De Blasio rischia di non bissare a New York

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Bill De Blasio

E’ partita la corsa per l’elezione del sindaco di New York e de Blasio, che era stato eletto nel 2013 e punta alla conferma fra 18 mesi, ha la terra che gli trema sotto i piedi. Se si ricorda che fu eletto con una maggioranza quasi bulgara del 75%, le cifre del sondaggio Quinnipiac pubblicato oggi sono devastanti. In soli cinque mesi, da gennaio 2016, la percentuale di chi approva il suo lavoro e’ crollata dal 50% al 41%, mentre chi lo boccia e’ balzato dal 42% al 52%. Per il 52% non merita la rielezione, contro il 37% che e’ per la riconferma e l’11% e’ indeciso.

Il ribaltone e’ dovuto al significativo cedimento di popolarita’ nelle sue roccaforti di maggior seguito: tra gli afro-americani chi lo approvava 5 mesi fa era il 77%, oggi e’ il 58%, mentre chi lo disapprovava era solo il 17% ed oggi e’ il 31%; tra gli ispanici, i favorevoli erano il 66% e sono calati al 55%, mentre i contrari sono rimasti stabili al 29%. Tra i bianchi era approvato solo dal 27% gia’ 5 mesi fa ed e’ restato allo stesso livello, mentre chi lo boccia e’ salito di un punto dal 67% al 68%.

Ad affondare la percezione del sindaco rosso tra gli elettori e’ stata la recente raffica di ben sette indagini aperte a carico della sua amministrazione e della sua campagna elettorale dal procuratore generale dello Stato, dal giudice federale Preet Bharara e dalla Commissione statale etica. Si indaga, tra l’altro, se ha commesso reati nel finanziamento della sua campagna elettorale, e se ha varcato il limite del conflitto di interesse quando la sua amministrazione ha favorito un immobiliarista suo sostenitore nella assegnazione di un affare. Da ultimo, ha persino nominato “agenti della citta’”, una carica inventata, cinque personaggi di societa’ di pubbliche relazioni, amici suoi, per impedire che le loro comunicazioni con l’ufficio del sindaco possano essere rese pubbliche in omaggio alla legge per la trasparenza degli atti amministrativi. Non stupisce che, alla domanda se lo ritengono onesto e degno di fiducia, il 45% dei newyorkesi ha risposto di no, il 43% di si’ e il 13% “non sa”.

Prima dei guai giudiziari c’era stato il fiasco della eliminazione delle carrozze a cavallo da Central Park, una manovra impopolare tra i newyorkesi e i turisti, ma richiesta dagli animalisti e soprattutto dai padroni delle attuali stalle sulla West Side di Manhattan, che hanno finanziato de Blasio e vogliono fare una ricca speculazione immobiliare sull’area, costruendo un grattacielo dove da decenni, di notte, vivono i cavalli. E, prima ancora, il sindaco aveva perso punti per essere stato foraggiato dal sindacato degli insegnanti, affinche’ si opponesse alla espansione delle charter school, scuole pubbliche ma gestite da privati, senza i sindacati dei maestri di mezzo. Queste scuole sono ambite dalle famiglie povere, praticamente tutte di neri e ispanici, perche’ danno una istruzione migliore di quelle dove comandano le union.

Insomma, vecchi problemi e nuovi scandali giudiziari stanno minacciando seriamente le chance di rielezione di de Blasio, piu’ per erosione di consenso e di credibilita’ propria che non per la concorrenza di un’alternativa di prestigio. E comunque, in tre si stanno facendo avanti, per ora tutti democratici, e nello stesso sondaggio minacciano gia’ la leadership di de Blasio. Negli ipotetici faccia a faccia proposti da Quinnipiac, de Blasio batte il City Comptroller Scott Stringer, un bianco, per 37 a 36, il presidente del Borough di Brooklyn Eric Adams, un nero, per 35 a 34, e il presidente del Borough del Bronx Ruben Diaz jr. , un ispanico, per 37 a 32.

di Glauco Maggi

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