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Dove, come e quando Trump deve battere Hillary per sperare nella Casa Bianca

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Dove, come e quando Trump deve battere Hillary per sperare  nella Casa Bianca

Le ultime tre possibili chance che Donald Trump ha di rimettere in sesto la sua campagna saranno i dibattiti televisivi che si terranno in ottobre. Il rimescolamento tecnico-manageriale che Donald ha fatto ieri, inserendo ai vertici della campagna una donna, Kellyanne Conway, repubblicana doc esperta in sondaggi e in organizzazione della propaganda e Stephen Bannon, un noto populista che era a capo del sito iper-conservatore Breitbart, lascera’ il tempo che trova se Trump non vincera’ nettamente i confronti con Hillary davanti ai milioni di spettatori-elettori previsti. Cioe’ se non conquistera’ una larghissima fetta di consensi nel 20% di americani ancora non schierati con lui o con la sua avversaria.
Saranno tre match che, realizzando record storici di audience per una ‘partita politica’, avranno il potenziale di spostare in una direzione o nell’altra i dati attuali dei sondaggi, che vedono Hillary davanti di sei punti (47,2 a 41,2) nella media curata da RCP. E’ vero che gli ultimi due, resi noti oggi, dicono che il repubblicano e’ ancora in vita (per Rasmussen perde 41 a 39 e per il Los Angeles Times solo 44 a 43,4), ma si tratta di rilevazioni nazionali e quindi molto meno significative di quelle che si tengono negli Stati “ballerini”, dove da settimane Trump e’ affondato quasi ovunque anche ben oltre i sei punti nazionali.
Il team del professore di Scienze Politiche dell’Universita’ della Virginia Larry Sabato, che compone una mappa particolareggiata delle prospettive dei due candidati basandosi sui sondaggi statali, ha scritto oggi, sul proprio sito ‘La Sfera di Cristallo’, che “Clinton sale a 348 Grandi Elettori e Trump scende a 190”. Il traguardo per entrare nella Casa Bianca sono 270 Grandi Elettori (il 50% + 1 del totale di 538, espressi dai 50 Stati in rapporto alla loro popolazione) e quindi per Sabato ci sono al momento tanti Stati orientati con margini certi, o altamente probabili, di votare per la Clinton da produrre un distacco di 158 Grandi Elettori. Che appare incolmabile, appunto, se Donald non dimostrera’ di essere credibile come presidente, o almeno di esserlo di piu’ della Clinton nelle poche settimane che mancano.
Il primo scontro televisivo si terra’ lunedi’ 26 settembre nello Stato di entrambi i candidati, New York, alla Hofstra University, diventata famosa per aver laureato il truffatore del secolo Bernie Madoff, nel 1960, e guarda caso in scienze politiche. Alla Commissione Bipartisan che ha compilato il calendario delle date e dei luoghi deve essere sfuggita l’ironia di scegliere proprio questo ateneo per aprire la corsa alla Casa Bianca tra due dei candidati piu’ controversi e meno apprezzati nella storia americana. Trump ha protestato, non per la sede ma per il giorno, che coincide con una nottata della National Football League: la concorrenza, dice, sottrarra’ spettatori al suo show personale, e gli appassionati di football, si sa, sono soprattutto uomini e non laureati, che e’ il suo bacino favorito di fans.
Il 4 ottobre si svolgera’ l’unico dibattito tra i due vice, Mike Pence (GOP) e Tim Kaine (DEM), alla Longwood University di Farmville, Virginia, ma e’ impensabile che queste due figure, di profilo incomparabile con Trump e Clinton, possano spostare qualche voto.
Il 9 ottobre tocchera’ alla Washington University di St. Louis, Missouri, ospitare il secondo confronto tra Hillary e Donald, e il format della trasmissione sara’ l’unico a prevedere il 50% delle domande fatte da cittadini selezionati dalla Gallup tra elettori non ancora schierati. L’ultimo dibattito sara’ il 19 ottobre alla Universita’ di Las Vegas, in Nevada, dove a porre le domande sara’ ancora un giornalista, come alla Hofstra.
Le due campagne stanno ancora discutendo sui nomi dei giornalisti-moderatori. Anche se e’ la Commissione Bipartisan che ha il compito di fare le designazioni, l’accordo dei due candidati sui nomi ci dovra’ essere. Trump ha gia’ minacciato di non partecipare se la scelta dovesse cadere su personaggi che non garantiscono di essere imparziali. E ha citato lo scandalo della conduttrice della CNN Candy Crowley, che nel 2012 tiro’ la vergognosa volata a Obama contro Romney, quando diede ragione al democratico, che invece aveva mentito, sulla sua ricostruzione di Bengazi come un atto terroristico, mentre invece Barack l’aveva attribuito a una sommossa popolare causata da un video anti-Maometto.
La realta’ e’ che trovare giornalisti imparziali tra i conduttori americani e’ al limite dell’impossibile. Non ce ne sono mai stati, dai tempi in cui c’erano solo ABC, CBS e NBC tra le reti generaliste, e poi la CNN e MSNBC tra quelle via cavo: il verbo dominante, se non unico, di queste reti e’ sempre stato filo Democratico. Poi e’ arrivata Fox, che ha creato una alternativa filo Repubblicana conquistando un certo spazio tra le TV generaliste e balzando in testa tra i network via cavo di tutte notizie, con Fox News. Ma la percentuale dei giornalisti di sinistra tra quelli che seguono la politica, su Tv, carta e Internet, e’ come minimo dell’80%, come ha mostrato una ricerca del Washington Post di un paio di anni fa, da cui e’ emerso che c’e’ un giornalista repubblicano ogni quattro democratici. Trump, che lo ha scoperto sulla sua pelle dopo aver vinto le primarie, se ne faccia una ragione: deve saper parlare alla gente che ancora non e’ convinta di lui, non fare la guerra ai media che sono quello che sono. E che se sono attaccati da Trump per la loro faziosita’ non gliene puo’ fregare di meno, anzi recitano volentieri la parte delle vittime e lo inchiodano pure come repressore della liberta’ di stampa.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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