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Chi è Hillary Clinton: segreti ed altarini della candidata democratica

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton

Hillary Rodham Clinton, nata a Chicago (Illinois), compie 69 anni il 26 ottobre, 13 giorni prima del voto che potrebbe (il condizionale e’ un eccesso di prudenza, visti i sondaggi dopo il terzo e ultimo dibattito TV del 19 ottobre a Las Vegas) farle concludere in gloria una straordinaria carriera politica. Sposata nel 1975 con Bill, conosciuto quando facevano la scuola di legge a Yale, lo ha affiancato da First Lady in Arkansas, lo stato natale di lui, prima quando Bill divenne Attorney General e quindi governatore. E poi a Washington, quando la coppia dal gennaio del 1993 al gennaio del 2001 ha occupato la Casa Bianca.

“Coppia” e’ una parolona, visto che fin da Little Rock con le prime amanti ruspanti di Bill in Arkansas, e poi nella capitale con le colte e cosmopolite “intern” Monica Levisnsky (di Bill) e Huma Abedin (di Hillary), i due trovarono altre anime gemelle al di fuori del letto coniugale. Del marito l’incontro piu’ galeotto, si sa, fu nella Stanza Ovale: tutto e’ oggi alla luce del sole grazie al processo per impeachment che fece seguito alla famosissima menzogna “non ho fatto sesso con quella donna”. Della moglie l’intimita’ con l’inseparabile Huma, manager delle sue campagne di una vita, e’ ancora sotto embargo, confinata nei libri scritti da qualche amante di Bill e nelle riviste di gossip. La fama di donna algida l’accompagna pero’ dall’Arkansas, ed e’ rintracciabile nelle stesse testimonianze di Bill, a cui piaceva parlare durante i convegni clandestini con le sue concubine (una relazione duro’ 12 anni) della “freddezza” di Hillary.

Nomi e fatti delle trasgressioni di Bill sono di dominio pubblico per chi volesse approfondire la materia morbosa nello specifico. Io, qui, ho scelto di iniziare il racconto di “chi e’ Hillary?” da questo aspetto scabroso della relazione in casa Clinton per un motivo molto semplice. Il sodalizio con Bill e’ stato decisivo nella sua ascesa, ma non come effetto normale di solidarieta’ di coppia. E’ stato lo sputtanamento pubblico della persona del presidente, durante il suo secondo mandato, a costituire il vero trampolino per Hillary Rodham. A costruire la statura pubblica di lei in un intrigante processo di sostituzione di persona. A farne l’erede inevitabile, legittima. E’ in quel momento, di fronte alla scelta se abbandonare il compagno fedifrago o se insistere nel restare al suo fianco, fino a spalleggiarlo parlando male delle amanti come donne poco di buono, che e’ nata la Clinton che vediamo oggi in auge. Prima, quando in Arkansas Bill le aveva chiesto ripetutamente di sposarla, aveva rifiutato varie volte per “essere se stessa”, diceva. Alla fine accetto’, ma volle mantenere il cognome di famiglia.

E’ a Washington, sotto i riflettori globali, che accetta le corna e diventa ufficialmente Hillary Clinton. “Mi hai fatto cornuta?, tanto vale che uso il tuo brand, politicamente spendibile”, e’ il cinico ragionamento.

Il “perdono” al marito e’ un patto d’affari. L’affronto e’ assorbito presto, e infatti passano solo due anni dall’impeachment per lui (fine 1998) al seggio di senatrice di New York per lei, che viene eletta nel novembre 2000 e resta in carica fino al 2009. Bill Clinton, protetto dall’ipocrisia liberal del suo partito e delle femministe che calpestano le ragioni dell’etica del comportamento personale per elevarlo a mito politico, diventa il manager, il consigliere, il regista dei successi di Hillary. Dopo il Senato, doveva essere gia’ pronto il suggello della presidenza nel novembre del 2008, ma la storia aveva deciso che era il tempo giusto per il primo presidente nero. Lei, la prima presidente donna designata, doveva aspettare nel lungo purgatorio degli 8 anni di Barack. Ma intanto, nel disprezzo malcelato tra le due famiglie Obama e Clinton, veniva concepita una soluzione intermedia, i 4 anni da segretaria di Stato di Barack, fino alla fine del 2012. E’ in quel quadriennio che prende il via la marcia di Hillary alla Casa Bianca. Non conquistando punti politici sul campo della politica estera, anzi: del suo mandato ci si ricorda solo per Bengazi, con l’ambasciatore Usa e altri tre americani uccisi da Al Qaeda, e per i fiaschi di Libia e Siria.

Oltre che, va da se’, per l’attivita’ criminale del server privato messo su per nascondere le email, gia’ pensando al 2016 e al rischio troppo alto di rispettare la legalita’, che impone la trasparenza degli atti amministrativi e il dovere di conservare le comunicazioni di servizio. Si e’ visto, ed e’ cronaca dell’ultimo anno, che lo scandalo server-email e’ comunque esploso lo stesso, ed e’ dovuto intervenire Obama, con le pressioni sul Dipartimento di Giustizia e sull’FBI, per evitarle una incriminazione per malcondotta nel gestire le informazioni classificate che l’avrebbe messa fuori gara.

Il tratto comune della famiglia Clinton e’ di aver saputo creare, nei loro 30 anni ai vertici, uno standard di potere mafioso-partitico-affaristico che si applica solo a loro, diverso da cio’ che capiterebbe a chiunque altro commettesse gli stessi errori, e misfatti. (Chiedere a David Petraeus, multato e condannato per non aver protetto dati classificati, facendoli leggere all’amante.) Hillary e Bill iniziarono in Arkansas, quando Hillary, giovane avvocatessa, fu invischiata in un caso di insider trading su derivati in materie prime che moltiplicarono il suo investimento. Da adulti hanno perfezionato il lavoro inventando, quando Bill divenne un ex presidente, la Global Clinton Foundation, che al vertice ha pure Hillary e la figlia Chelsea. La ragazza si scalda le ossa per fare la deputata o la senatrice in futuro e intanto, maritata ad un finanziere di hedge fund, ha dato due nipotini a Hillary regalandole pure il primato di “prima nonna”.

La Clinton Foundation ha fatto un’arte del conflitto di interessi. Quando Hillary e’ stata segretaria di Stato, il Dipartimento da lei guidato e’ diventato una sorte di succursale, e viceversa, della Fondazione. Non solo perche’ svariati sodali politici dei Clinton si sono alternati nelle posizioni dirigenziali della Fondazione e nelle cariche del Dipartimento di Stato, ma anche perche’, operativamente, dal ruolo di Segretaria Hillary ha intrallazzato, facilitato incontri, e raccolto milioni di contributi per la Fondazione di famiglia, da corporation e da governi stranieri, che dovrebbero essere le naturali controparti politiche di un ministro degli esteri. Anche Stati musulmani, per esempio l’Arabia Saudita che di sicuro tratta le donne peggio di Trump.

di Glauco Maggi

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