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Assistenza sociale

La nuova piaga d'america:
l'invalidità come welfare

Tra il 1960 e il 2010, i "disabili" negli Usa sono aumentati di nove volte, al 5,6%. Una popolazione che vive coi sussidi e che i democratici "coltivano"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La nuova piaga d'america:
l'invalidità come welfare

 

La nuova forma di welfare americano è l’invalidità, ossia il ricorso agli assegni federali per i disabili. Da tempo le statistiche mostrano la crescita costante degli “aventi diritto”, ma ultimamente i  numeri ricorrono con frequenza anche nelle analisi dei commentatori di questioni sociali ed economiche. E’ anche a questo fenomeno che si riferiva Mitt Romey quando se ne uscì con la famosa, e infelice per lui, battuta del “47% della gente vive di welfare e io ho poco da dire per farmi ascoltare da loro”. Il candidato repubblicano pagò cara la sua frase, perché il suo contenuto intrinseco politicamente scorretto si prestò alla perfezione a dare argomenti populistici ad Obama, che di questa musica campa. Ma la verità è che il “buonismo sociale”, con tutto il “bene” che fa (con i soldi degli altri) è una piovra irrefrenabile che si espande negli strati sociali più disponibili e, una volta conquistato spazio, non lo molla più, perché lo ritiene un “diritto”.

Cominciamo con il richiamare le cifre, cortesia di Jonah Goldberg che le ha citate sul New York Post del 3 aprile nel suo articolo “Perché l’invalidità è il nuovo welfare”. Nel 1960, quando la maggioranza degli americani svolgeva impieghi pesanti e oggettivamente più pericolosi di oggi, lo 0,65% dei partecipanti alla forza lavoro dai 18 ai 64 anni percepiva l’assegno mensile d’invalidità dalla Inps Usa (Social Security). Mezzo secolo dopo, nel 2010, i disabili sono aumentati di nove volte, al 5,6%, in un’America molto meno operaia o contadina. Letto in altra maniera il fenomeno, nel 1960 c’erano 134 lavoratori sani per ogni invalido, nel 2010 il numero dei sani per ogni “invalido” è sceso a 16. Ho aggiunto le virgolette perché è evidente che il sistema ha generato dei mostri. Per esempio, come è emerso da una illuminante inchiesta del programma Planet Money sulla radio pubblica NPR, il fatto che dal 2009 circa 250mila persone hanno fatto domanda di invalidità ogni mese, mentre la crescita netta media degli occupati è stata di 150mila lavoratori ogni mese. Come è possibile una tale distorsione, si è chiesta NPR? Tra le risposte, il caso di un dottore in Alabama che firma certificazioni di invalidità per chiunque non abbia un decente livello di educazione, nella convinzione che avendo prospettive difficili di un buon impiego, il “malato” abbia almeno accesso all’assegno economico federale.

Ovviamente non è un caso isolato ma la punta dell’iceberg. Lo dimostra la ricerca di Nicholas Eberstadt, riportata nel libro “Una nazione di percipienti: l’epidemia americana del diritto ad avere protezioni sociali assicurate”: il 29 % degli 8,6 milioni invalidi alla fine del 2011 ha citato malattie legate al “sistema muscolare” (il mal di schiena, in sostanza) come motivo di invalidità,  e il 15% ha lamentato “disordini dell’umore”. Entrambe sono “malattie” che un medico non può, e in moltissimi casi non vuole, contestare, così perpetrando lo scandalo. Come chiamarlo diversamente? 

di Glauco Maggi   

 

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