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La sfuriata del Ceo di JPMorgan Chase

La bordata del banchiere contro i giochetti dalla politica: Jamie Dimon lancia un siluro su Washington

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La bordata del banchiere contro i giochetti dalla politica: Jamie Dimon lancia un siluro su Washington

A leggere e a sentire in Tv i giornalisti liberal gli Usa sono dall’8 novembre un paese governato da un presidente incapace, pericoloso, sessista, fascista, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Da qualche giorno, poi, cioe’ da quando e’ “scoppiata” la bomba del meeting del giovane Donald con la misteriosa avvocatessa russa nel giugno 2016 alla Trump Tower, i media sono entrati in uno stato di eccitazione, di preludio della catastrofe istituzionale: il meeting del giovane Trump con la russa e’ “assolutamente la pistola fumante”; una formale richiesta di impeachment e’ stata presentata da un deputato DEM; una mozione e’ stata fatta girare in Congresso, firmata da oltre 20 altri deputati DEM, per  applicare il 25esimo emendamento, quello che si invoca per rimuovere i presidenti dalla Stanza Ovale perche’ mentalmente handicappati.

Il film che fa girare senza sosta la costellazione mediatica del New York Times, del Washington Post, della CNN e degli altri network di sinistra (ABC, NBC, MSNBC, CBS) ha i toni da vigilia dell’apocalisse: sara’ la “collusione”, sara’ la “ostruzione di giustizia”, sara’ il “tradimento” (adombrato da un senatore DEM contro Donald Jr per aver parlato con la russa)… insomma qualcosa alla fine ci sara’ che toglie dai piedi Trump. Tutt’altro e’ il film girato da Fox, e dai pochissimi giornali e siti vicini al GOP. Ci sono i fedelissimi (Sean Hannity su Fox News) che sono arroccati nella difesa e rispondono colpo su colpo: per esempio tirando in ballo gli intrallazzi tra la consulente di Hillary e l’ambasciata ukraina (come abbiamo registrato nel Blog precedente). E ci sono anche altre voci di conservatori e repubblicani che, pur criticando Trump come merita per i suoi troppi scivoloni, errori, tweets autolesionsti (e un figlio idiota), cercano di opporsi alla deriva nichilista con cui la sinistra gioca tutte le sue carte.  Dalla “resistenza” politica totale in Congresso ( dove trovano un alleato insperato nelle divisioni suicide del GOP) al ‘Russiagate’ come battaglia finale, legale e di deligittimazione politica, rivolta all’opinione pubblica e con il pensiero alle elezioni di fine 2018.

Questo calcolo, pero’, non sta dando i frutti sperati. I sondaggi non stanno affondando Trump  sotto il suo abituale livello. Che e’ basso, ma in pratica e’ lo stesso del novembre scorso e batte comunque tutti gli altri “politici”: oggi il presidente e’ al 40,4% di rating medio positivo (per RCP), rispetto al 40% per NBC/WSJ di un mese fa, identico a sua volta al 40% per NBC/WSJ del 5 novembre 2016. E tanto meno l’aggressivita’ dei media e dei DEM sta aumentando la stima della gente nei leader attuali democratici: secondo Zogby, Chuck Schumer, il capo del senatori che guida la “resistenza” in Congresso, ha il 33% di indice positivo, e  Nancy Pelosi, la capa dei deputati, e’ peggio, al 29%. Peraltro, i due leader repubblicani eletti in Congresso, Paul Ryan e Mitch McConnell, nuotano nelle stesse acque, tra il 20 e il 30%.  

Che cosa fa la gente comune, oltre a bocciare la politica politicante nei sondaggi? Che cosa fanno gli investitori, nazionali e internazionali, di fronte a questo scempio? Se ne fregano. Guardano avanti. Credono piu’ nella tempra del paese normale che nella “febbre del palazzo”. Infatti, con i loro soldi veri, ignorano le emozioni mediatiche surriscaldate dell’estremismo anti Trump. Cioe’ il sentiment che domina nelle tv via cavo, su Internet, e nelle nicchie editoriali politicizzate ai due poli politici estremi e’ lontano dalle preoccupazioni e speranze vere delle famiglie e delle imprese. Ecco perche’ il Dow Jones, indice principe della Borsa Usa, ha segnato 25 record finora nel 2017, e ancora oggi, venerdi’ 14 luglio, ha superato se stesso toccando a meta’ giornata 21600 punti. Lo S&P delle 500 maggiori corporation e’ attorno a suoi massimi di sempre (attorno a 2455 punti) e il Nasdaq, prevalentemente composto da titoli tecnologici, ha superato quota 6300. Wall Street scoppia di salute, insomma, e non si spaventa per l’aria che si respira nel Palazzo di Washington. Se teme qualcosa, e’ la Bolla.

Pero’ si arrabbia anche. Sa che un corpo governante piu’ serio farebbe stare tutti meglio. Riforme fiscali e deregolamentazione libererebbero risorse e energie e creerebbero posti di lavoro. In sostanza, alimentando il Toro, confidano ancora che il piano di Trump di tagli delle tasse, di ammodernamento delle infrastrutture, di riforma dell’Obamacare vada in porto. La pazienza, comunque, ha un limite. Jamie Dimon, CEO della JPMorgan Chase, la piu’ grande banca USA, ha parlato per conto della societa’ civile e ha espresso il disgusto diffuso. Nel presentare i dati trimestrali di bilancio agli analisti, il piu’ influente banchiere americano, ha sferrato un attacco al Palazzo della politica senza precedenti. “E’ piuttosto imbarazzante essere un cittadino americano quando sei in giro per il mondo e devi ascoltare le stupide str…. ate con cui abbiamo a che fare in questo paese”, ha detto. La tirata ha messo alla gogna tutti quelli che hanno la responsabilita’ di far funzionare l’economia, e tradiscono il mandato. "Dalla Grande Recessione, che e’ ormai 8 anni fa, siamo cresciuti  dell‘1.5% -2% malgrado la stupidita’ e la paralisi politica, solo grazie al settore del business americano che e’ potente e forte. Sarebbe molto piu’ forte se prendessimo decisioni intelligenti e non fossimo paralizzati dall’ostruzionismo. Siamo diventati una delle societa’ piu’ burocratiche, confuse, litigiose sul pianeta. Ma io non mi arrendo all’idea che siamo relegati ad una crescita cosi’ bassa per sempre. Non lo siamo. Se solo questa amministrazione riuscisse a fare innovazioni nelle tasse, nelle infrastrutture e nella riforma delle regole...”.  

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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