Cerca

La crisi

Trump rischia con i suoi autogol, i sondaggisti lo bocciano, gli americani non ancora

0
Trump rischia con i suoi autogol, i sondaggisti lo bocciano, gli americani non ancora

Il tifo anti-Trump dei media e’ tale da esporre le redazioni a figuracce imbarazzanti. Prima del rally che il presidente aveva annunciato per martedi’ notte a Phoenix, in Arizona, la stampa aveva lanciato la ipotesi-speranza che il  numero dei dimostranti di sinistra che sarebbero scesi in piazza per protestare contro il presidente avrebbe superato la folla dei fans accorsi per applaudirlo (previsti in almeno 29 mila, la capienza dell’arena). Del resto c’erano state 7400 “prenotazioni” di partecipazione sui social media che avevano convocato il contro-rally.

Nella realta’, mentre la sede del comizio di Trump ha fatto il tutto esaurito, il raduno all’esterno e’ stato un flop: nemmeno 500 persone, ossia le “avanguardie” dei NeverTrump, la crema di tutti i gruppi piu’ radicali – Black Lives Matter, Antifa, marxisti vari e ultra’ DEM -, accorsi a Phoenix da tutto lo Stato e magari anche da fuori. Pochi ma aggressivi, con l’intenzione esplicita di scontrarsi con la polizia. Gli agenti locali non si sono tirati indietro, e hanno risposto con le bombe lacrimogene agli energumeni “progressisti” che tiravano sassi e bastoni. Citta’ a soqquadro, qualche arresto, alcuni feriti, ma per fortuna nessun morto. Insomma, la violenza urbana che e’ normale, fisiologica, giustificata dai media, e politicamente ininfluente per i commentatori del mainstream, ma solo quando e’ generata dai protestanti di sinistra.       

E’ a questa “altra gente” che alludeva Trump quando ha fatto il discorso di condanna “ad entrambe le parti”, dopo l’incidente di Charlottesville in cui una 32enne che protestava contro un corteo di suprematisti bianchi, Ku Klux Klan, neo nazisti, mescolati con i nostalgici dei Confederati Sudisti, e’ stata investita e uccisa da un ventenne ultra’. Il presidente e’ stato criticato, con ragione e anche da destra, per aver cercato di fare una distinzione sottile: da un parte quelli del KKK e dei gruppi Neonazisti, dall’altra quella fetta di popolazione degli Stati sudisti che, senza essere filonazista ed essendo contraria al KKK,  vuole preservare la “memoria storica” della Confederazione. Persino Bill O’Reilly, ex conduttore-principe di Fox News e non certo nemico di Donald, e’ intervenuto per dire che “non esistono nazisti buoni e nazisti cattivi”, e che la condanna di Hitler e dei suoi eredi deve essere assoluta, totale. Non puo’ ammettere ambivalenze,  non deve lasciare margini di ambiguita’ e strumentalizzazioni. Politicamente, non ci sono dubbi sul fatto che l’aver pensato di poter usare l’argomento degli opposti estremismi in questa occasione abbia assai danneggiato Trump e offerto ai suoi detrattori un assist potente: quello di farlo bollare da “razzista” e da “nazista”, anche se non lo e’.

Gli effetti deleteri concreti si sono visti con l’abbandono a catena, da parte di molti leader aziendali, dei due comitati esterni di consiglieri tecnici che il presidente aveva messo insieme per preparare le misure fiscali e contro le regolamentazioni, indispensabili per favorire lo sviluppo economico e l’occupazione. Ma anche la cultura nelle corporation, cosi’ come quella nelle universita’ e nei media, e’ oggi fortemente impregnata di correttezza politica, e nessun Ceo puo’ rischiare di essere coinvolto in polemiche a base di razza o di antisemitismo che lo mettono in cattiva luce sui giornali, tra i sindacalisti e di fronte agli azionisti attivisti. Non a caso, prima del voto, tra i Ceo delle 500 maggiori aziende USA nel paniere dello Standard & Poor’s  si contavano sulle dita di una mano quelli che si erano espressi a sostegno del nominato del GOP: il suo nome era “tossico”. Quando poi Trump ha vinto c’e’ stata la corsa sul suo carro, prevedibile mossa di chi lavora nel business e spera in un governo “amico” degli affari, come e’ indubbiamente quello repubblicano. Ma il presidente, invece di preservare questa interessata, ancorche’ reale, alleanza inedita, l’ha dispersa in una polemica autodistruttiva. Non e’ la prima, non sara’ l’ultima.

Trump crede che le folle osannanti dei suoi fans presenti ai comizi possano compensare i marcati slittamenti che i sondaggi registrano da mesi. E’ convinto che siano i sondaggi a sbagliare e che l’America che l’ha eletto non lo tradira’ nel 2020. Sempre che ci arrivi, di autogol in autogol.

Glauco Maggi 

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

media