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Torna John Kerry, l'orrore: come vuole asfaltare il presidente Trump

26 Gennaio 2018

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Torna John Kerry, l'orrore: come vuole asfaltare il presidente Trump

Chi si rivede! L’ex segretario di Stato di Obama, John Kerry, e’ rispuntato dall’oblio ed ha scelto il tavolo sempre caldo del conflitto tra Israele e i palestinesi per rientrare nel circuito della politica che conta. Secondo la testata israeliana Maariv, Kerry ha incontrato a Londra Hussein Agha,  braccio destro del presidente dell’autorita’ palestinese Mahmoud Abbas, e gli ha dato un messaggio per il suo capo: “Tenete le posizioni e siate forti, parlate per parlare, guadagnate tempo e non cedete alle richieste del presidente Trump.” Se e’ notizia vera, e finora non e’ stata smentita, si tratta di una trasgressione del galateo istituzionale mai vista, a parte ogni considerazione di merito sulle cose dette. Un ex senatore, ed ex segretario di Stato, non fa il trainer di un avversario politico dichiarato dell’America, come e’ il palestinese Abbas che ha persino, ostentatamente,  respinto l’offerta di un incontro che il vicepresidente USA Mike Pence gli ha fatto giorni fa mentre era in visita in Israele.

Secondo l’articolo, riportato da Fox News, Kerry ha usato anche termini volgari e offensivi parlando del presidente USA, offrendo aiuto ai palestinesi per creare un piano di pace alternativo a quello che hanno in mente Trump e Pence. Il vicepresidente ha parlato giorni fa al parlamento israeliano dove ha annunciato, tra gli applausi della maggioranza dei deputati e le proteste della minoranza di delegati arabi, che gli Stati Uniti sposteranno la loro ambasciata a Gerusalemme entro l’anno venturo.

Kerry sarebbe andato anche oltre nello scambio con l’alto dirigente palestinese, assicurando che “Trump non e’ destinato a durare” e sara’ cacciato dalla Casa Bianca prima della fine del primo mandato, cioe’ entro il 2020. Comunque, da suggeritore interessato a sminuire Trump, l’ex segretario di Stato avrebbe consigliato ai palestinesi di focalizzare gli attacchi solo contro Donald, come presidente, e non contro la sua amministrazione e gli Stati Uniti come paese.

Perche’ Kerry avrebbe deciso di confidarsi con un uomo vicino ad Abbas per tornare sul palcoscenico politico internazionale proprio mentre Trump e’ a Davos, sotto gli occhi della elite politica e finanziaria globale? La spiegazione starebbe nella sua nostalgia per la Casa Bianca, mai morta. Durante lo scambio con Agha, infatti, avrebbe fatto balenare l’intenzione di preparare un suo clamoroso rientro, correndo contro Trump nel 2020. Aver gia’ perso nel 2004 contro George Bush, evidentemente, non ha spento le sue velleita’ di potere, che il fatto di essere poi stato segretario di stato nel secondo mandato di Obama non ha appagato.

Del resto, Kerry ha 75 anni, uno meno del socialista DEM Bernie Sanders che e’ ancora sulla breccia al Senato e medita di tornare nell’agone per la nomination presidenziale fra un anno. Presentarsi come un diplomatico amico anti Israele dei palestinesi, per Kerry che era stato un soldato “antiamericano” in stile Jane Fonda ai tempi della guerra in Vietnam, e’ un atto di sinistra coerenza. E sarebbe anche, secondo il politologo conservatore Dick Morris, un atto illegale: "John Kerry ha violato la legge Logan, che vieta ai cittadini americani di intromettersi nelle questioni di politica estera USA e di dare aiuto a un avversario degli Stati Uniti. Incriminatelo!", ha chiesto dalla sua TV privata. "Trattatelo come Mike Flynn, l'ex consigliere di Trump che e' sotto inchiesta per aver dato rassicurazioni all'ambasciatore russo". 

Di sicuro, quella di Kerry e' comunque una posizione che oggi si inserisce bene nella linea estremista che accomuna gli aspiranti candidati Democratici per le primarie che inizieranno nel 2019. In occasione della debacle di Chuck Schumer, che ha lanciato la sfida dello Shutdown a Trump ma ha dovuto cedere al terzo giorno, i senatori Kamala Harris, Cory Booker , Elizabeth Warren, Bernie Sanders, Kirsten Gillibrand, tutti con manifeste ambizioni di sfidare Trump, hanno votato contro il compromesso “centrista” dei repubblicani e di Schumer. Per lisciare la base DEM che odia Trump a ogni costo, i 5 senatori si sono schierati nel gruppo minoritario dei 18 che volevano tenere chiuso il governo di tutti gli americani pur di difendere 700mila clandestini dreamers.

Per poter competere con questi politici DEM su posizioni cosi’ radicali sul terreno domestico, Kerry ha cosi’ pensato bene di cavalcare l’antitrumpismo su una questione internazionale delicatissima. Proprio oggi, parlando a Davos al fianco di Bibi Netanyahu prima del loro incontro bilaterale, Trump ha detto ben altro ai palestinesi: “Siamo favorevoli alla conclusione di un accordo per la pace duratura tra Israele e i palestinesi, ma ci chiediamo perche’ continuiamo a dare centinaia di milioni di dollari ai palestinesi, senza alcuna loro cooperazione. I soldi sono sul tavolo delle discussioni”. Trump e’ stato insomma molto chiaro nel voler usare i finanziamenti dei contribuenti americani soltanto per una finalita’ condivisa, la pace, e non per sovvenzionare l’attuale politica palestinese che minaccia la stessa sopravvivenza di Israele.

Kerry e’ sull’altra sponda, la stessa di Obama che, all’ONU, era stato il primo presidente USA della storia a non votare contro una mozione di condanna di Israele.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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