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45 euro al mese

Svolta sui sindacati: dal 26 febbraio stop al contributo obbligatorio dai lavoratori

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Svolta sui sindacati: dal 26 febbraio stop al contributo obbligatorio dai lavoratori

Il 26 febbraio sara’ la storica data in cui, con tutta probabilita’, i sindacati americani del settore pubblico perderanno una manna garantita finora dalla legge: i 45 dollari al mese che ogni lavoratore e’ obbligato a pagare alle Unions di categoria per la tessera, anche se non la vuole avere. Per quella data la Corte Suprema ha infatti deciso di discutere il caso, dopo che il Settimo Circuito della Corte d’appello aveva dato torto a Mark Janus, un impiegato presso il Dipartimento della Salute dell’Illinois che non voleva subire la trattenuta in busta paga per il semplice fatto di lavorare per lo Stato. Nella sua querela, ora all’ultima istanza, Janus sostiene di non essere d’accordo con le politiche portate avanti dalla AFSCME (1,3 milioni di membri), e che l’imposizione a sostenere finanziariamente questo sindacato e’ una violazione del Primo Emendamento, che garantisce la liberta’ di opinione. Janus dissente dalle azioni della Union che spende somme considerevoli, frutto del tesseramento coatto, in campagne elettorali e politiche a favore delle cause di sinistra e dei DEM.

La previsione della fine della pacchia per i sindacalisti e’ dovuta a Trump, che ha rimpiazzato nel 2017 Antonin Scalia, morto nel febbraio 2016, con il “costituzionalista” Neil Gorsuch. Con la nomina il presidente ha ridato ai conservatori una sostanziale maggioranza della Corte Suprema di 5 voti contro 4. Oggi ci sono 4 giudici sicuramente liberal e 4 quasi sempre conservatori, e il nono, Anthony Kennedy, e’ fluttuante ma con una maggiore inclinazione conservatrice.

Non a caso nel 2014 la Corte Suprema aveva sentenziato, nel verdetto “Harris versus Quinn”, che dipendenti senza tessera sindacale (nel settore privato nella fattispecie ) non potevano essere costretti a iscriversi anche se ricevono i benefici della trattativa generale per il contratto condotta dalla Union. Allora ci fu una maggioranza di 5 (Samuel Alito, Anthony Kennedy, John Roberts, Antonin Scalia e Clarence Thomas) contro i 4 della sinistra (Elena Kagan, Stephen Breyer, Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor).

Poi nel 2016, nel verdetto “Friedrichs versus California Teachers Association, l’Associazione dei maestri pubblici californiani”, caso del tutto simile a quello che sara’ deciso fra due settimane, la Corte Suprema doveva valutare se un distretto scolastico che obbligava i dipendenti a iscriversi alla Union, o a pagare comunque una commissione, stava negando i diritti di libera espressione e assemblea tutelati dal Primo Emendamento. Per la sopravvenuta scomparsa di Scalia, pero’, stavolta i giudici erano solo 8 e il verdetto fu di 4 a 4. Cio’ lascio’ in vigore la decisione della Corte d’appello, che era stata favorevole alle Union, rimandando di fatto la definitiva soluzione della questione ad un’altra occasione. Quella che e’ arrivata adesso.

Se Gorsuch votera’ come Scalia, e se Kennedy confermera’ la opinione gia’ espressa nel caso “Harris versus Quinn” del 2014, per i sindacalisti, e per i DEM, si mettera’ male. Negli USA la possibilita’ di non tesserarsi sara’ ancora piu’ larga dell’attuale e molti ne approfitteranno: del resto in circa meta’ degli Stati, quelli repubblicani dove c’e’ la legge del “diritto a lavorare” per tutti, e’ gia’ consentito oggi di non pagare il balzello alle Union private o pubbliche e i finanziamenti sono in calo.

Per capire l’importanza della prossima sentenza basta guardare alle cifre dei due settori, pubblico e privato, a proposito di iscritti e di potenziale peso politico diverso dei due regimi, quello delle situazioni residue in cui il finanziamento e’ obbligato, e quello del diritto a non pagare per una Union con cui non si e’ politicamente d’accordo, o semplicemente perche’ non si vuole pagare la tessera. A fine 2017, i membri tesserati del comparto pubblico a livello nazionale erano il 34,4%, piu’ del quintuplo del 6,5% di tesserati nelle aziende private. In totale, gli iscritti ai sindacati sono il 10,7% del totale, in numero assoluto pari a 7,2 milioni lavoratori del settore pubblico e a 7,6 milioni del settore privato.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • pttfabrizio@gmail.com

    pttfabrizio

    11 Febbraio 2018 - 08:08

    qui in italia nel tema abbiamo fatto un referendum, che hanno perso i sindacati, eppure il tacito rinnovo si rinnova. ma perché ci fanno votare mi domando se poi il voto non vale un cazzo.

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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