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Il caso

Facebook, il furto di dati, Barack Obama e Donald Trump: ciò che tutti dovrebbero sapere...

20 Marzo 2018

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Mark Zuckerberg

Ci vuole spudoratezza, ma ai liberal non manca. Avete presente lo “scandalo”, sparato dall’inglese e sinistro Guardian, secondo cui Facebook che avrebbe aiutato Trump a vincere le elezioni nel 2016, attraverso una societa’ di analisi dei social network che ha usato i “big data” e gli algoritmi? Bene, nel 2012, lo stesso Guardian aveva scritto (a riportarlo e’ il legale Ben Shapiro, in un suo commento su The Hill) che il team di Obama sta “costruendo una vasta operazione di dati digitali che per la prima volta combina un database unificato su milioni di americani con il potere di Facebook per individuare votanti individuali a un grado mai raggiunto prima.”

L’ammirazione per la campagna di Obama, che era diventata efficacissima, anche illegalmente, a sfruttare il tesoro di informazioni che si nasconde nella Grande Rete, e’ palpabile. Spiegava il Guardian che il nuovo database di Obama si e’ costituito chiedendo a individui volontari di iscriversi al sito per la rielezione di Obama usando le loro credenziali di Facebook. “Consapevolmente o meno il singolo volontario avrebbe iniettato tutte le informazioni che aveva messo sulla sua pagina di Facebook –abitazione, data di nascita, interessi e –dato cruciale – il network di amici – direttamente nel database centralizzato di Obama”.

Ieri il candidato DEM era insomma beatificato per quanto sofisticata, penetrante, digitalmente di frontiera, addirittura borderline, fosse la sua campagna in combutta con l’amico Zuckerberg. Oggi il ricorso del candidato del GOP alle stesse risorse tecnologiche e’ visto come una cosa brutta, ovviamente non per se stessa, ma perche’ Trump ha vinto e la Hillary ha perso.

“Facebook”, scrive Shapiro, “non aveva problemi con quel tipo di attivita’, allora (con Obama NDR)”. Adesso si’, e c’e’ una ragione. L’ex direttore di Obama incaricato della integrazione dei dati e delle analisi dei media ha affermato che, durante la campagna del 2012, Facebook permetteva al team di Obama di “estrarre l’intera griglia dei dati sociali”. Facebook “era sorpresa che il nostro team fosse capace di estrarre tutta l’intera mappa sociale, ma non ce lo impedirono una volta che scoprirono che cosa stavamo facendo”. Ha aggiunto il direttore di Obama: “Vennero in ufficio nei giorni seguenti e furono espliciti nel dirci che ci permettavno di fare cose che non avrebbero acconsentito a qualcun altro di fare perche’ erano dalla nostra parte”.

Adesso la Federal Trade Commission USA sta investigando per vedere se l’uso dei dati personali estratti dai 50 milioni di utenti di Facebook da parte della Cambridge Analytica ha violato un decreto sul consenso che la compagnia high tech aveva firmato con la stessa agenzia. Anche le autorita’ inglesi lo tallonano, perche’ la Cambridge avrebbe favorito la Brexit.

Zuckerberg e’ nei guai, anche se nega di aver commesso crimini, e le sue fortune, finanziarie e politiche, si assottigliano: il titolo Facebook in due giorni ha perso il 13%, mentre la sua immagine di “politico in erba” e’ indelebilmente deturpata. Anche se Zuck non sapeva nulla del “lavorio” sui big data, per uno che era parte del supercircolo dei miliardari liberal, con Warren Buffett e Jeff Bezos di Amazon, la macchia di aver contribuito alla vittoria di Trump e’ indelebile, e causa di espulsione dal club della elite.

E pensare che Zuckerberg aveva gia’ girato l’America profonda dopo le elezioni del 2016 per capire se poteva correre, un giorno, per la presidenza. Naturalmente contro Trump e per i Democratici.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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