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Il polverone

Democrat imbarazzanti, su Trump parlano della spogliarellista e ignorano i suoi tre trionfi

28 Marzo 2018

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Democrat imbarazzanti, su Trump parlano della spogliarellista e ignorano i suoi tre trionfi

Purtroppo per loro, i liberal e i Democratici, l’unico argomento che sono costretti a citare recentemente contro Donald Trump e’ la pornostar Stormy. La sua intervista televisiva di prima serata in cui ha raccontato la “love story” e le battaglie tra i due team legali contrapposti per come e’ stata tacitata (a suon di 130mila dollari), per come ha poi accusato di essere stata minacciata, per come e’ stata controquerelata per diffamazione, per come rischia il fallimento finanziario per aver rotto l’accordo a stare zitta eccetera eccetera, sono le sole news che danno un po’ di sollievo ai “resistenti”. Sollievo psicologico, perche’ nessuno con un modicum di realismo puo’ davvero credere oggi di poter deragliare la presidenza Trump con un impossibile impeachement basato su una relazione consensuale fedifraga di 12 anni fa, 10 anni prima che venisse eletto. Quando non ci sono i numeri in Congresso, neppure un servizio orale fatto nella stanza ovale da una ventenne stagista a un presidente sposato e spergiuro – in mezzo a dozzine tra stupri e tradimenti – aveva messo Bill alla porta. Figuriamoci ora con Trump, che ha il Congresso al suo fianco, e non solo per vincolo di partito. E’ tutto il resto, ossia le notizie sui temi che riguardano gli interessi della gente - l’economia, la politica estera, l’immigrazione – ad essere sostanza che fa brillare Donald, proteggendo il destino.

*Economia. Per non parlare della riforma fiscale graditissima, anche quello che era stato un mese fa il punto piu’ criticato delle politiche trumpiane – le tariffe sugli scambi commerciali con l’estero – sta assumendo una dimensione concreta, decisamente favorevole all’amministrazione. La sparata dei dazi del 25% sull’acciaio si e’rivelata uno strumento tattico di successo, e va pure detto a tempo di record. “Trump ottiene il primo maggiore accordo commerciale mentre la Corea del Sud cerca di evitare le tariffe”, ha ammesso il titolo dell’insospettabile New York Times. In cambio dell’esenzione dalla tariffa del 25% sull’acciaio prospettata da Trump, “il ministero del Commercio della Corea del Sud ha accettato di aderire a una quota di 2,68 milioni di tonnellate di acciaio esportato negli USA, che e’ circa l’equivalente del 70% della media annuale mandata negli USA dal 2015 al 2017”, riporta il NY Times. “Il ministero sudcoraeno ha anche accettato di abbassare le barriere commerciali ai veicoli importati dagli USA: il numero di auto che le big di Detroit potranno esportare senza soddisfare le richieste locali sudcoreane sulla sicurezza raddoppiera’ a 50mila vetture l’anno”. Quando Trump diceva in campagna elettorale che i 17 miliardi di dollari di deficit negli scambi con Seul erano troppi e li avrebbe ridotti intendeva proprio quello che ora ha ottenuto. A beneficiare sono ovviamente le case automobilistiche e le aziende dell’acciaio USA, azionisti, manager e operai. Questo e’ il primo patto internazionale ad essere stato rivisto e altri seguiranno. A partire da quelli con il Messico e il Canada, i due partner nella Nafta con i quali i negoziatori USA sono al lavoro, dopo che Trump ha sospeso i dazi su acciaio ed alluminio fino a quando non sara’ raggiunta con i due paesi una nuova intesa complessiva sugli scambi che corregga gli attuali svantaggi per gli Stati Uniti. Trump non e’ un autarchico per filosofia, ma fa il Ceo della enorme USA Corporation che ha il coltello dalla parte del manico. E lui lo usa senza vergogna per “fare ancora grande l’America”. 

*Politica internazionale: dopo mesi in cui il ritornello degli anti Trump era che stava portando l’America, e il mondo, alla guerra catastrofica con la Corea del Sud, tutti vedono che cosa e’ successo. Fare la voce grossa alla sua maniera di twittomane, ma soprattutto alzare le sanzioni economiche a un livello mai visto prima contro Pyongyang, ha convinto sia il presidente cinese Xi (che all’ONU ha per la prima volta aiutato gli USA) e poi lo stesso Kim Jong a piu’ miti consigli. Cosi’, dopo anni di crescenti provocazioni e test nucleari e missilistici, il “pazzo di Pyongyang” ha preso al volo le olimpiadi in Corea per riavvicinare i “fratelli separati” del Sud. Poi ha chiesto allo stesso governo di Seul di fare da mediatore al fine di incontrare il presidente americano, che ha subito accettato. E ieri Kim e’ andato – primo viaggio all’estero nei 6 anni di potere - dal padrino di Pechino per prepararsi al meeting del secolo con Trump. Il cinese Xi ha detto a Trump “che l’incontro e’ andato molto bene e che Kim e’ impaziente per il meeting di maggio”. Le partite diplomatiche non sono pranzi di gala, e magari Kim sta ciurlando nel manico. Ma e’ disonesto chi non ammette che e’ stato Trump a scompaginare l’assetto progressivamente collusivo di appeasement con Pyongyang, quello che ha dominato negli 8 anni di Obama, e anche prima. Le conversioni dei dittatori, nel senso dell’abbandono del proprio piano nucleare nazionale come polizza di sopravvivenza, possono anche accadere: Gheddafi smonto’ gli arsenali libici per paura di fare la fine di Saddam, che aveva bluffato sulle proprie armi di distruzione di massa (non ne aveva) ma che da leader islamista filo terrorismo ha avuto la sfortuna di subire la vendetta di Bush, Blair e alleati dopo l’11 Settembre. Chissa’ quali calcoli stanno guidando Kim a queste mosse per lui “rivoluzionarie”, ma il fatto che abbia messo sul tavolo l’idea della denuclearizzazione dell’intera penisola coreana, come pare, spalanca una chance di pace mai vista dal 1953, quando fu firmato l’armistizio tra Nord e Sud Corea.

*Immigrazione: qui le news sono due. La prima e’ che si moltiplicano i casi di citta’ californiane che si ribellano alla legge locale che ha dichiarato la California “santuario dei clandestini”. L’idea che sindaci e polizie locali debbano per legge aiutare gli irregolari, anche quando sono dei criminali, a sfuggire agli agenti federali che proteggono i confini piace solo ai bigotti delle frontiere aperte, i liberal estremisti che hanno una concezione dello Stato senza confini e senza regole minime di cittadinanza. La seconda, collegata, e’ che Trump vuole mettere nel questionario del Censo decennale (il prossimo nel 2020) che viene distribuito a tutti coloro che vivono negli Stati Uniti una domanda facile facile: “Sei un cittadino? Si’ o no?”. I DEM si oppongono, e una dozzina di Stati blu vogliono far bloccare l’idea dai giudici. Si vedra’, ma e’ ovvio che per la gente normale la richiesta e’ perfettamente legittima. Come e’ positivo che Trump veda Kim. Come e’ un successo se i patti commerciali sono corretti a favore delle aziende e degli interessi nazionali. Non stupisce che, malgrado Stormy, persino l’ultimo sondaggio della CNN registri una crescente valutazione positiva verso Trump: ora e’ il 42% che lo approva, contro il 35% del febbraio scorso.

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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