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Cuba, un giorno storico (ma non per la gente comune): ecco il nuovo presidente

17 Aprile 2018

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Miguel Diaz-Canel

Mercoledi’ 18 aprile sara’ un giorno storico per Cuba, per le enciclopedie ma non per la gente comune. Un parlamento fantoccio di “rappresentanti” del popolo che siedono nella Assemblea Nazionale ratifichera’ la decisione del passaggio del bastone di comando a un funzionario dello stesso partito unico che governa dittatorialmente l’isola da 60 anni. Dopo la dinastia dei due fratelli Castro, per mancanza di eredi familiari disponibili che ha impedito il modello di successione nordcoreano, diventera’ presidente di Cuba l’attuale vice primo ministro Miguel Díaz-Canel, 57 anni. Da diversi anni fa Miguel fa il braccio destro di Raul, 86 ann, che resta pero’ il capo ufficiale del partito e quindi il “garante” della continuita’.

Per chi, in occidente, non riesce a staccarsi dal sogno della rivoluzione marxista, il mezzo addio di Raul e’ ancora una volta l’occasione della lacrimuccia di rimpianto. Non e’ il romanticismo struggente che ancora oggi fa singhiozzare i fans ad ogni anniversario della morte del secondino killer dalla barba iconica immortalato nelle T-shirt. Non e’ l’umidita’ pensosa che appanna gli occhi, e la mente, di chi e’ sempre pronto a rivalutare, con i toni alti, la disgraziatissima avventura sociale firmata da Fidel: tra gli altri, il giudizio del commentatore celeberrimo che sul Corsera di oggi ha concluso che “per molti cubani il castrismo e’ meglio del trumpismo”. Fare le rivoluzioni con la pelle degli altri e’ la passione della sinistra e degli intellettuali liberal, e sempre sara’ cosi’. Stalin e’ nel cuore di tanti, non solo in Russia, e Putin, l’antiamericano che viene dal KGB, e’ il miglior surrogato che passa la Storia. Xi, domati i revisionisti, e’ quanto di piu’ simile a Mao sia apparso in Cina dal dopoguerra, carica di presidente a vita soprattutto. Del resto, nemmeno la miseria nera e tragica in cui e’ sprofondato il Venezuela, dove la gente ha perso l’anno scorso in media 9 chili di peso per la fame e l’inflazione e’ al 4400 per cento, ha scalfito la fede degli chavisti di Hollywood e dei compagni europei. Che cosa volete che siano i 5.155 dissidenti arrestati nel 2017, secondo il “Center for a free Cuba”? Sul sito di questa organizzazione nonprofit si legge: “Le leggi cubane non permettono la libera associazione; nessun gruppo indipendente puo’ legalmente registrarsi o riunirsi, compresi quelli che monitorano e promuovono i diritti umani. I difensori dei diritti umani, considerati ‘oppositori pacifici’ solo perche’ si battono contro un regime totalitario, soffrono repressioni sistematiche da parte delle autorita’ (specialmente la polizia politica): percosse, detenzioni arbitrarie, sequestri, sorveglianza, invasione della privacy, irruzioni nelle case, licenziamenti dal lavoro, confisca delle proprieta’, proibizioni di viaggi all’estero, restrizioni negli spostamenti interni a Cuba, minacce di ogni genere, morte compresa, ‘incidenti’ e altri abusi. Alcuni devono difendersi da accuse per fatti inventati, processi truccati, lunghe sentenze in galera sotto terribili condizioni. Altri pagano con la vita o spariscono. Non ci sono protezioni legali o rimedi ed e’ negato l’accesso alle prove quando vengono riportate violazioni”.

Insomma, 60 anni di comunismo hanno generato un bell’ambiente civile. E le rare condanne a questo regime liberticida difficilmente diventano articoli sulla stampa mainstream, neppure quando arrivano dalle Nazioni Unite. E’ di tre giorni fa, a simboleggiare il prossimo passaggio delle consegne a L’Havana, la notizia che il regime castrista ha negato a due attivisti dei diritti umani di volare a Ginevra per parlare, come relatori invitati, ad una sessione in preparazione dell’ Universal Periodic Review (UPR) del Consiglio dei diritti Umani dell’Onu. I delegati di 11 nazioni (Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Messico, Svezia, Gran Bretagna, Stati Uniti) sono intervenuti in aula per denunciare la decisione di Cuba, i cui rappresentanti si sono ben guardati dal presenziare. C’erano anche 30 delegati di altre nazioni e di organizzazioni non governative, tutti testimoni della misura liberticida del regime di Raul Castro. Bahrain, Sudan, a Sud Sudan erano stati i soli paesi, prima di Cuba, a impedire viaggi all’Onu dei propri attivisti iscritti a parlare, e gli organizzatori dell’UPR, che hanno coordinato 163 forum simili a questo, hanno detto che raramente avevano assistito a condanne tanto forti contro un governo. Quando e’ Israele ad attirarsi le critiche di dozzine di nazioni, e sempre per aver risposto ad attacchi armati di Hamas e di Hetzbollah, la stampa globale sbatte in prima pagina le condanne a Tel Aviv. Non mi pare proprio che l’isolamento di Cuba per aver represso il semplice diritto di parola di suoi cittadini ad una Commissione dell’Onu sia stata ripresa dai giornali e dalle Tv: non bisogna disturbare la transizione al post-castrismo nominale, possibilmente reclamizzandolo come un importante passaggio, evolutivo e positivo, del regime cubano.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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