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Nel mirino

Valanga di fango continua su Donald Trump: nero su bianco, lo studio che lo certifica. Su Abc, Cbs e Nbc...

14 Maggio 2018

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Valanga di fango continua su Donald Trump: nero su bianco, lo studio che lo certifica. Su Abc, Cbs e Nbc...

Una recente ricerca sulle notizie trasmesse dalle maggiori reti televisive - ABC, CBS e NBC - nei primi 4 mesi del 2018, condotta dall’istituto Media Research Center di simpatie conservatrici, ha documentato cio’ che e’ gia’ ampiamente scontato per chi e’ onesto: il 91% degli articoli sul presidente USA sono stati negativi (e nella analisi non sono stati inseriti la CNN ed MSNBC, che notoriamente sono schierati a favore dei Democratici e contro il GOP). Questi dati peggiorano persino il quadro che era stato dipinto da una precedente ricerca, che aveva preso in considerazione i primi 100 giorni della presidenza Trump, ossia il periodo “di grazia” di cui, usualmente, godono i neo-inquilini della Casa Bianca. Secondo il Shorenstein Center della “Kennedy School of Government” della Harvard University, di simpatie liberal, la copertura di una ampia selezione di media sul governo nascente era stata negativa per l’80%, e positiva per il 20%. L’analisi dei primi 100 giorni aveva riguardato le edizioni cartacee di New York Times, Wall Street Journal e Washington Post; i network televisivi CBS, CNN, Fox News, e NBC; due testate inglesi (Financial Times e BBC) e una tedesca, ARD.

I giornalisti, non solo in America ma anche in Europa, sono da molto tempo una categoria pencolante a sinistra, in parallelo con Hollywood e il mondo internazionale dello spettacolo e della moda. Con Trump, il fenomeno e’ diventato ancora piu’ massiccio ed evidente. Del resto, e’ stato lo stesso presidente a prendere di petto i giornalisti e le loro “fake news” fin dalla campagna elettorale, e il fatto che poi abbia vinto le elezioni contro l’establishment, giornalismo e politico, schierato contro di lui, ha rafforzato la sua convinzione che l’ostilita’ della stampa e’ tra i suoi punti di forza.

La controprova non esiste, ma dove sarebbero i rating dei sondaggi se l’opinione pubblica che “consuma” i media si trovasse in pagina e nei telegiornali un maggior numero di informazioni positive, o almeno equidistanti, su quanto Trump ha combinato in campo domestico o internazionale? Dal dicembre scorso, la media dei sondaggi registrata da RCP e’ aumentata dal 37% di popolarita’ di meta’ dicembre al 43-44% di inizio maggio, mostrando un trend positivo che si e’ fatto beffa delle 9 inchieste televisive negative, su dieci, dei principali network. In un altro sondaggio, della CNN, il 57% degli americani pensa che il paese vada nella direzione giusta (e tra i Democratici sono il 40% a pensarlo). Evidentemente, gli incontestabili numeri sul fronte dell’economia si impongono anche se i commenti dei giornalisti liberal sono stati negativi sulla riforma fiscale di fine dicembre: la disoccupazione al 3,9%, che e’ al minimo da 17 anni, con il record di sempre dei senza lavoro tra i neri e gli ispanici, non e’ quindi passata inosservata tra i lavoratori. Ed e’ impossibile stravolgere piu’ di tanto la vicenda nordcoreana: il pubblico che temeva la guerra nucleare per colpa di Trump assiste – e non puo’ negare il sollievo - alla liberazione dei tre prigionieri americani, e ai concreti preparativi del meeting per la denuclearizzazione tra Kim Jong un, il “pazzo”, e Donald, il “guerrafondaio”, che si terra’ a Singapore il 12 giugno. Masticando amaro, lo stesso New York Times scrive oggi, 10 maggio, che l’eventualita’ di Trump vincitore del Nobel della Pace “e’ possibile”.

I network e i quotidiani, negli ultimi 4 mesi, hanno dedicato a Stormy, a Mueller, agli avvocati di parte, al Russiagate, al delirio dei “resistenti” per l’impeachment, e persino al “quasi divorzio” tra Donald e Melania e agli altri scandali di contorno, almeno dieci volte tanto il tempo speso a parlare dei progressi economici e di politica estera della Casa Bianca. Ma alla gente basta cosi’, perche’ in grande maggioranza sa comunque distinguere la sostanza dal fumo. Trump, che e’ un animale mediatico naturale con propensione al piacionismo egotistico, vorrebbe tanto essere piu’ rispettato dai giornalisti, e, perche’ no?, osannato, quando crede di meritarlo. Sbaglierebbe di grosso, pero’, se desse seguito ad un commento che ha fatto in un recente tweet, a proposito della ricerca del Media research Center citata all’inizio: “Le Fake News fanno gli straordinari. E’ stato riportato che, malgrado il successo tremendo che stiamo avendo con l’economia e il resto, il 91% delle news dei networks su di me sono negative (Fake)”, ha scritto Trump. “Perche’ dobbiamo lavorare duramente con i media quando sono corrotti? Forse dobbiamo negare le credenziali di accesso (alla Casa Bianca NDR)?”. Non ci pensi nemmeno, Trump: la liberta’ di stampa, anche di stampa prevenuta e negativa, e’ sacra e va preservata. Punto. Il presidente deve fare affidamento sui successi concreti delle sue politiche per convincere gli americani. Se e’ riuscito, pur con questi media cosi’ negativi, a farsi amico persino il rapper nero Kanye West, vuol dire che la percentuale che approva il suo lavoro, e come lo fa, puo’ continuare a crescere anche tra chi non lo ama oggi, come sta succedendo da Natale.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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