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La scoperta: Donald Trump ha un cuore. Anche se il NYT dice che...

31 Maggio 2018

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Donald Trump

Ma, allora, Trump un cuore ce l’ha! A leggere sul New York Times l’editoriale di un opinionista democratico che vorrebbe passare per moderato, Thomas Friedman, gli elettori non dovrebbero neppure vedere chi sono i candidati al parlamento il prossimo novembre, e quali programmi legislativi e politici hanno. Devono solo votare il nome del DEM sulla scheda per togliere ai repubblicani il controllo di almeno uno dei due rami del Congresso. Semplice: Trump e’ il male assoluto e non deve essere messo in condizione di governare, aspettando il 2020 per cacciarlo fisicamente dalla Casa Bianca.

Il tono della filippica e’ virulento e tradisce il senso di smarrimento che si fa strada tra gli AntiTrump della Resistenza, con i sondaggi che sorridono al GOP e hanno regalato allo stesso Trump sei punti di approvazione negli ultimi sei mesi. E che, soprattutto, li spinge a censurare tutto cio’ che sta succedendo nella realta’, non solo a livello internazionale (vedi Iran e Corea del Nord) ma anche in patria, su questioni domestiche. Non ditelo a Friedman, che ci soffrirebbe, ma in Congresso tra i due partiti c’e’ un dialogo costruttivo su varie norme di grande interesse per tanta gente comune e per la societa’, e il presidente ne e’ il regista, le promuove e le approva. La legge che e’ entrata in vigore oggi, firmata da Trump, si chiama “Diritto di Tentare ” e permette ai malati gravissimi di accedere alle medicine sperimentali non ancora arrivate all’ultimo stadio di approvazione della agenzia pubblica della sanita’ (la Food And Drug Adminstration, FDA). E’ la conquista di una speranza per le famiglie con parenti terminali, e politicamente e’ una vittoria di Trump che aveva chiesto ai legislatori, nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione, di fargli avere la legge del ”Diritto di Tentare” al piu’ presto sulla scrivania. E una maggioranza bipartisan lo ha accontentato.

Ora in discussione c’e’ la Riforma delle Prigioni, che riguarda la sorte di centinaia di migliaia di persone condannate per reati non gravissimi, che potrebbero essere reinseriti nella societa’ con opportune misure di rieducazione e di assistenza post-rilascio. La Camera ha appena approvato con 360 voti a favore e 59 contro, quindi con altissimo spirito bipartisan, la proposta su cui Jared Kushner, il marito di Ivanka Trump e consigliere del presidente, sta lavorando da mesi, con il sostegno pieno dello stesso Trump. In Senato i parlamentari dei due partiti stanno elaborando una legge di riforma carceraria ancora piu’ ampia nei contenuti, perche’ riguarda anche le sentenze. Dovra’ essere conciliata con quella passata alla Camera, e quando sara’ trovata la quadra sara’ un’altra affermazione per Trump, che sta facendo la sua parte nel propugnare la riforma. Durante un summit di preparazione per il passaggio della legge, Trump ha detto che “aiuterebbe a ripristinare lo stato di diritto, a tenere fuori dalle strade i criminali pericolosi e aiuterebbe i carcerati ad avere una seconda chance nella vita”. E in sintonia con questo progetto oggi, alla Casa Bianca, e’ stata ricevuta da Trump una stella popolarissima dello spettacolo Tv, Kim Kardashian West, che ha chiesto il pardon presidenziale per la nonna di 62 anni, condannata all’ergastolo per un crimine, non violento, legato allo spaccio di droga. Da tempo Kim Kardashian, che e’ stata una aperta sostenitrice di Hillary in campagna elettorale e tale e’ restata (mentre suo marito, il rapper Kanye West, ha fatto scandalo recentemente a Hollywood per essersi dichiarato “amico del presidente”), ha chiesto pubblicamente clemenza per la parente, Alice Marie Johnson. Da mesi Kim e’ in contatto con Jared Kushner, appoggiando la sua riforma.

A proposito di sensibilita’, storica e politica, il presidente Trump, usando il potere che e’ tutto suo, ha di recente assestato un simbolico pugno a Obama con una azione applaudita da tutti, e caldeggiata dal Gruppo dei Parlamentari Neri in Congresso. Su sollecitazione di Silvester Stallone, Donald ha dato il “pardon presidenziale postumo” a Jack Johnson, il primo campione dei pesi massimi afro-americano. Il pugile era stato condannato 105 anni fa per aver violato il Mann Act – un crimine che riguardava l’aver viaggiato con una donna bianca sua amica. Johnson stesso aveva chiesto il perdono nel 1920, dopo essere stato in galera per 10 mesi nel 1913, accusato assurdamente di “traffico di umani”, malgrado la persona che viaggiava con lui fosse consenziente. Obama, nei suoi otto anni, non aveva avuto la volonta’ politica di farlo. Cosi’ ci ha pensato Trump, che del resto il mese scorso ha anche realizzato un altro record a favore degli afro-americani non riuscito al predecessore: abbassare il tasso di disoccupazione dei neri al minimo livello storico.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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