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Il fenomeno

Wall Street, toh chi si è risvegliato: cosa c'è dietro l'ultimo boom in Borsa

4 Luglio 2018

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Trump o Hillary? I segnali dalla Wall Street "popolare"

E’ resuscitato a Wall Street un mercato che era stato dato per morto due anni fa. Noi saremo anche noiosi nel dire che il merito e’ di Trump, pero’ e’ proprio cosi’. Il mercato che era uscito dai radar di imprenditori, risparmiatori e banche e’ quello delle IPO, Offerte Pubbliche di Investimento, che sta vivendo una stagione d’oro. Nel primo semestre del 2018, appena chiuso, ci sono state 120 societa’ che si sono rivolte alla Borsa per trovare i finanziamenti per la loro crescita, cedendo in cambio una fetta delle loro azioni ed entrando in quotazione.
In dollari, la raccolta e’ stata di 35,2 miliardi, che significa il quarto primo semestre piu’ ricco da quando la societa’ Dealogic ha iniziato a monitorare questo particolare settore, nel 1995. I banchieri, che si fregano le mani perche’ guadagnano un sacco di commissioni sulle operazioni di collocamento dei titoli offerti al pubblico, non hanno indicato alcuno specifico comparto industriale quale catalizzatore e traino del trend. Invece, riporta il Wall Street Journal del 3 luglio, “l’impennata e’ stata causata da una convergenza di condizioni favorevoli del business, forti mercati delle azioni quotate e appetito degli investitori per imprese di alta crescita”. In una parola, Trump-nomics, l’economia tonificata dal presidente che ha tagliato le tasse, eliminato centinaia di regolamentazioni e diffuso ottimismo tra imprenditori e consumatori.
Interessate a partecipare alla “festa delle IPO” sono state imprese dai settori piu’ disparati, da ADT che produce allarmi per le case all’emporio al dettaglio BJ’s Wholesale Club Holdings e al magazzino web Dropbox. Da notare che, nel conteggio del flusso di dollari, non e’ entrata la start-up che ha fatto piu’ parlare di se’ negli ultimi mesi, la compagnia svedese di musica Spotify Technology SA. Per entrare in quotazione a Wall Street Spotify ha scelto una strada inusuale: collocare una parte delle azioni proprie senza raccogliere nuovi soldi.
Intanto, a future IPO si stanno preparando colossi dai nomi universalmente conosciuti per la loro attivita’ globale, come Uber Technology, Airbnb Inc e WeWork, catena di spazi di CoWorking che sono fucine di start up. Sono societa’ che hanno gia’ raccolto miliardi in finanziamenti privati e stanno valutando il momento piu’ adatto per fare le loro IPO, probabilmente nel 2019. Idem per  Lift Inc, concorrente diretta di Uber, che ha raccolto recentemente 600 miliardi di dollari direttamente da fondi comuni (Fidelity Investments) e da hedge funds senza passare da Wall Street.
Anche senza l’apporto di grandissimi nomi, comunque, il trend positivo delle IPO e’ destinato a proseguire anche nella seconda meta’ dell’anno, poiche’ ai nastri ci sono promettenti compagnie tecnologiche USA come Sonos Inc, Upwork, SurveyMonkey, Eventbrite. “La nostra batteria di IPO in preparazione e’ piu’ forte ora di quanto non fosse prima della crisi finanziaria”, ha detto al WSJ Evan Damast, capo globale per azioni e bond di Morgan Stanley. Dalla Cina, dovrebbe arrivare a Wall Street nei prossimi mesi la Tencent Music Entertainment Group, la maggiore compagnia di musica in streaming cinese: sara’, dicono voci di mercato, tra le piu’ ricche IPO del 2018.   
Un segno evidente del vento favorevole che soffia alle spalle delle IPO e’ che, in media, le azioni delle societa’ che hanno fatto l’ingresso in Borsa nel primo semestre sono quotate ora ad un prezzo del 23% piu’ alto del valore dell’IPO, con le societa’ del comparto tecnologico che hanno fatto meglio di tutto il resto, il +52% rispetto all’esordio. Il Nasdaq Composite, l’indice delle azioni high tech, ha chiuso il semestre con + 8,8%, mentre lo S&P500 dell’intera economia USA ha avuto un semestre in altalena e guadagna nel 2018 il 2%, dopo la grande corsa dell’anno passato.
 
Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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