Cerca

La Rai è "definizzata", ma Ruby batte Vespa

Ecco la Rai definizzata

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
La Rai è "definizzata", ma Ruby batte Vespa
Ed era in seconda serata, figuriamoci se gli avessero concesso l’onore del prime time, visto l’argomento e la presenza in studio di Ruby Rubacuori, in versione «piccole donne crescono». Un dettaglio che, tutto sommato, ad Alfonso Signorini, conduttore di “Kalispera” interessa relativamente. La sua tv, per certi aspetti, non risponde affatto ai crismi della tv che conosciamo. E così, mercoledì sera, nonostante il derby capitolino e l’agguerrita concorrenza delle reti Rai con la Dandini e Vespa, il programma di Canale 5 ha stracciato tutti. A far schizzare alle stelle lo share, ovviamente, è stata la presenza in studio di Ruby Rubacuori, la giovane marocchina protagonista dell’inchiesta giudiziaria su Berlusconi. Signorini, con quello che è stato già ribattezzato il  «metodo sofà», ha dimostrato di poter battere risate e chiacchiere, anche serie, o almeno seriose.
Con la rivelazioni di Ruby, la trasmissione ha registrato il 24,08% di share, pari a 2 milioni 329 mila spettatori. Su Rai Tre il talk show satirico della Dandini, “Parla con me”, si è fermato al 10,95% di share, pari ad un milione e 576 mila telespettatori, confermando il momento no del programma della terza rete della Rai, da tempo nel mirino degli uomini  del marketing di viale Mazzini. Non è andata meglio nemmeno a Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa che ha realizzato un milione 141 mila telespettatori, pari al 9,78% di share. Pur avendo allestito una puntata dedicata al Papa, i telespettatori hanno preferito il gossip al dibattito, sia pur religioso.
Rai senza Fini
Intanto la Rai si scopre definitivamente definizzata. Alla riunione dei dirigenti e direttori della tv pubblica organizzata dal direttore delle relazioni esterne Guido Paglia (un tempo finiano, oggi braccio destro del direttore generale Mauro Masi) c’erano tutti, ma  proprio tutti, da Mauro Mazza a Guglielmo Rositani, (anche loro ex finiani di ferro) passando per il celebre conduttore di “Occhio alla spesa” Alessandro Di Pietro, a dimostrazione che l’adesione al PdL degli uomini Rai ex An, è un dato di fatto e non un elemento di dibattito.  All’incontro, diretto da Paglia, c’erano anche i ministri La Russa, Gasparri e Matteoli, e con lo loro  gli ex aennini  hanno affrontato il tema delle «scelte politiche e le strategie aziendali della Rai». Insomma, il futuro della tv di Stato è adesso e proprio per questo occorre avere le idee chiare su cosa fare. Gli uomini del PdL si stanno attrezzando, i finiani rischiano di restare al palo. Non a caso i consiglieri di amministrazione indicati dall’opposizione, Nino Rizzo Nervo  e Giorgio Van Straten, hanno sollevato il caso in cda. Come il regolamento di conti fra ex aennini e nuovi pidiellini sia roba loro.
Ad oggi, riconducibili a Futuro e Libertà, c’è soltanto il direttore della Radiofonia Bruno Socillo, da sempre fedele alla linea e coerente con se stesso tanto da essere in prima fila allo show finiano di Mirabello. Resta finiano, anche se si guarda intorno vista l’aria che tira, Angelo Mellone, assunto grazie all’intercessione del presidente della Camera e Angelo Belmonte, vice direttore del Tg3. Insomma, delle truppe cammellate di una volta, guidate da Mauro Mazza e Guglielmo Rositani, restano sono i cammellieri. Ragione per la quale Fini ha iniziato a chiedere a Casini, suo alleato nel presunto terzo polo che verrà, di far pressione sugli uomini Rai riconducibili all’Udc. Il problema è che i centristi, salvo il direttore di Radio Due Flavio Mucciante, possono contare soltanto su dirigenti e funzionari. Troppo poco per affrontare una campagna elettorale che si annuncia senza esclusione di colpi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • carlo55

    21 Gennaio 2011 - 19:07

    Non voterò mai più Fini !!!!!

    Report

    Rispondi

  • delfo20

    21 Gennaio 2011 - 08:08

    questo pagliaccio galoppino va senza scrupoli messo all'ultimo posto tra la categoria degli uomini come sciascia aveva ben stilato. Unitamente all'ex sottoportaborse della Dicci casini. Approfittatori, scrocconi, politicamente valgono meno di zero. Si incomincino a dimettere loro falsi moralisti, falsi politicamente, falsi in tutto.

    Report

    Rispondi

blog