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E Masi ora è pronto allo scontro finale con "Michele chi?"

Il direttore generale trova gli alleati giusti

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
E Masi ora è pronto allo scontro finale con "Michele chi?"
«Se Masi vuole chiudere la trasmissione, la chiudesse. Vediamo quello che succede». Se Annozero verrà chiusa, come paventa Santoro, lo dirà l’Agcom (convocato per il 3 febbraio, stesso giorno della commissione di garanzia), alla quale si è rivolto il ministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, dopo lo sfogo del premier. «È la solita trasmissione faziosa», ha detto Berlusconi a margine del Consiglio dei ministri. Di sicuro, questa volta, c’è che allo show down più volte evocato, invocato, a tratti cercato, fra Michele Santoro e Mauro Masi  ci siamo davvero. Ci siamo perché il conduttore di Annozero è stufo di dover spendere «il 90% delle energie per decifrare le circolari di Masi e il restante 10% per la trasmissione». E ci siamo perché Masi, a sua volta, è stufo di dover fare il «cane da guardia di Santoro», beccandosi le telefonate del premier, l’ultima ieri mattina, e le critiche degli esponenti della maggioranza, salvo poi lasciarlo solo. Questa volta no. Questa volta, dopo lo scazzo in diretta, Masi ha ottenuto ciò che andava cercando: il supporto della politica.
L’intervento del ministro Romani, secondo il quale con «Annozero sono stati passati i limiti della corretta informazione», - invocato dal premier durante il consiglio dei Ministri - ne è la prova più evidente. Masi, infatti, sa che da solo non può battere Santoro. Il consiglio di amministrazione, per esempio, non è disposto ad assecondarlo sulla strada del licenziamento del giornalista, tanto da rendergli difficile anche la sostituzione del direttore di Rai Due, Massimo Liofredi, troppo «tiepido» con  Santoro. Ieri, tanto per capire il quadro d’insieme, il timoniere della rete è stato l’unico a telefonare a Santoro per fargli i complimenti e dal cda l’unica voce che si è fatta sentire è quella di Antonio Verro. «Masi è intervenuto perché si è sentito in dovere di tutelare l’azienda da possibili sanzioni». Un attestato di stima, non convenzionale, ma perfettamente in linea con Palazzo Grazioli.  Insomma, se il caso Santoro deve essere risolto, la soluzione non sta a viale Mazzini, ma in altri Palazzi.
Concetti, questi, ribaditi da Masi al premier in occasione della telefonata, o delle telefonate secondo le voci di corridoio, di ieri mattina. Concetti che il direttore generale non ha fatto fatica a veicolare, considerato quanto detto da Santoro: «Ci massacrano dalla mattina alla sera», dice il giornalista, «ed è un pericolo aizzarci la gente contro perché noi non abbiamo le scorte. Berlusconi chiede rispetto ma lui non rispetta gli altri». Insomma, se continuano così, Santoro potrà continuare a fare il martire a spese nostre.
E proprio perché il momento dello show down si avvicina Masi, ieri, ha passato una normale giornata di lavoro a viale Mazzini. Ha visto gli avvocati dell’ufficio legale, ha ragionato con i direttori di rete dei palinsesti, ha replicato a Santoro sostenendo che è «indegna l’attività istruttoria parallela che svolgono taluni sulla televisione del servizio Pubblico come se avessero ricevuto chissà quale delega dall’autorità giudiziaria. Il limite è stato abbondantemente raggiunto e la misura è colma». A colmarla, sia chiaro, sono stati i processi fatti in tv da Santoro, non certo le telefonate di Masi o del premier.

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Commenti all'articolo

  • Liberovero

    01 Febbraio 2011 - 20:08

    mentre Santoro "processava" Berlusconi e le sue cene conviviali, Bruno Vespa faceva altrettanto con Fini e la vicenda della casa di Montecarlo, anche il bravo Paragone aveva fatto la stessa cosa inviando giornalisti a Santa Lucia, a Montecarlo a cercare riscontri, testimonianze ecc. E non mi risulta ci sia mai stata una telefonata di Masi a minacciare provvedimenti o a dissociarsi ex ante da queste trasmissioni. Eppure il bravo Vespa di processi televisivi nel corso delle indagini ne ha fatti parecchi. Le trasmissioni sul delitto di Cogne hanno superato le udienze del tribunale e Masi dov'era? E quando Vespa assicurava al segretario di Fini (quando costui era in ottinmi rapporti con il premier) che gli avrebbe "cucito addosso" la trasmissione, Masi dov'era? E dov'era quando Vespa faceva e fa le puntate sul delitto di Avetrana per il quale non è nemmeno cominciato il processo? Caro Masi non guardi solo Annozero, ogni tanto usi il telecomando e il...cervello.

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  • lucy

    01 Febbraio 2011 - 18:06

    non va a battagliare in Egitto in nome della democrazia???

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  • orabasta

    01 Febbraio 2011 - 09:09

    Anche io pago il canone. con i miei soldi ci pagate Annozero. con i vostri ci pagate Porta a Porta. mi pare che siamo tutti contenti no. Guarda caso le "trasmissioni di sinistra" come "vieni via con me" fanno record di ascolti mentre Porta a Porta non ha mai riscosso molto piu che sbadigli.. Scommettiamo che se la mettiamo su questo tono, ci rimettete voi?

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  • igna08

    31 Gennaio 2011 - 23:11

    Ma chi è sto Santoro ? Ma vada a ... scrivere su l'Unità o sul Secolo, ormai passato a sinistra, e si tolga dai piedi. Ci sono tanti ottimi giornalisti che possono tranquillamente sostituirlo .

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