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Il "montepremi pubblico" del finiano Bocchino

Soldi dalla Rai e finanziamento dallo Stato

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Il "montepremi pubblico" del finiano Bocchino

Italo Bocchino, deputato di Futuro e Libertà e vice presidente del partito, sostiene di percepire uno stipendio annuo pari a 110mila euro. Uno cifra,  nella media per un parlamentare, ma che non dice tutto sulle entrate del braccio destro di Fini. Bocchino, essendo il marito della signora Gabriella Buontempo, proprietaria della casa di produzione Goodtime Enterprise, che lavora con la Rai, e azionista del quotidiano partenopeo Il Roma, percepisce dalla tv pubblica e dallo Stato un pacco di soldi. Fra tv e carta stampata il «montepremi» annuo si aggira sugli otto milioni di euro. Che pagano i contribuenti, trattandosi di finanziamento pubblico ai giornali e di produzioni televisive vendute alla tv pubblica.

Giornale in crisi

Partendo dal «figlio minore» dell’impero dei Bocchino, si scopre che il quotidiano partenopeo “Il Roma” - venti giornalisti che non ricevono lo stipendio da due mesi - arriva in edicola grazie al finanziamento pubblico. Nel 2009 i soldi stanziati dal Dipartimento per l’editoria della presidenza del Consiglio sono stati due milioni e 500mila euro, a fronte di un costo del personale stimato attorno ai due milioni di euro. Il mancato incasso della suddetta cifra, come ha denunciato lo stesso Bocchino, sarebbe la causa del ritardato pagamento degli stipendi ai redattori del Roma. Per il deputato finiano poi, il congelamento dei fondi destinati al giornale di famiglia, altro non sarebbe che «una manovra politica». Accusa respinta da Palazzo Chigi, che in una nota nega il «blocco dei contributi» e ribadisce la «dovuta osservanza delle indicazioni dell’Agcom», visto che «non vi è alcuno spazio di discrezionalità» per il Dipartimento.

Già nel 2008 i fondi furono sbloccati dopo una lunga battaglia combattuta a suon di carte bollate. Il quotidiano partenopeo riceve i soldi dallo Stato già da diversi anni, con cifre variabili, ma sufficienti per garantire la confezione del prodotto.

Per l’anno in corso la società che edita il giornale, considerato il rischio connesso ai tagli per l’editoria, ha deciso di far ricorso ai cosiddetti «contratti di solidarietà», che comportano un taglio del 30% degli stipendi, ridotto al 5% grazie al contributo delll’Inpgi.  La famiglia Bocchino, almeno a quanto vanno sostenendo a Napoli gli addetti ai lavori, vorrebbe disfarsi del giornale, non a caso la cooperativa che edita la testata ha chiuso il 2010 con un buco di oltre 300mila euro, azzerato dai soci. Lo stesso gruppo di “volenterosi” ha trovato anche i soldi per chiudere i contenziosi aperti,  circa 80 mila euro, proprio per rendere appetibile la testata. Per ora, però, Bocchino e signora continuano a sperare nei soldi dello stato per risolvere i propri guai.

 

Decisamente più fluido il rapporto con la Rai. La società della moglie di Bocchino figura fra le aziende che, da tempo, forniscono i propri prodotti alla tv pubblica. L’ultimo “articolo” piazzato a viale Mazzini è una fiction dal valore di sei milioni di euro,  andata in onda fra gennaio e febbraio. Accolti discreti per le sei puntate, interpretate fra gli altri da Ricky Memphis, ma che non hanno certo cambiato le sorti della tv pubblica.  Nelle stagioni precedenti la società della signora Bocchino ha venduto alla Rai varie mini serie televisive, incassando diversi milioni di euro. Ma se la fiction di famiglia viaggia a gonfie vele, nonostante le battaglie affrontate in consiglio di amministrazione della Rai per spuntarla sulle altre case di produzione, in particolare quella di Luca Barbareschi, a battere in testa sono i programmi televisivi, come ha denunciato a La7 lo stesso Bocchino.

mamma rai

«Per la prima volta in 50 anni i telespettatori della Rai», ha affermato il deputato di Fli, intervenendo a in Onda su La7, «non hanno visto Pippo Baudo in Rai.  Mia moglie fa il produttore cinematografico dal 1993, un anno prima di conoscermi. Il contratto che era stato fatto per il programma di Baudo è stato revocato. La ragione è che il produttore di Pippo nel 2010 era mia moglie per contratto». Le cose non stanno esattamente così. Lo  show ideato da Baudo era una cosa a metà tra la fiction e l’intrattenimento e doveva raccontare in quattro puntate di prima serata i grandi fatti della cronaca (dagli amori ai gialli) attraverso delle docufiction. Il programma avrebbe avuto un costo di circa 800mila euro a serata, tanto che la Rai  aveva scelto di produrre internamente lo show (visto che l’azienda è assolutamente in grado di farlo). Alla fine il programma è saltato e Pippo Baudo, dal prossimo mercoledì, torna in prima  serata con Bruno Vespa per celebrare i 150 dell’Unità d’Italia. Senza Bocchino.


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Commenti all'articolo

  • montecatria

    10 Marzo 2011 - 17:05

    ...quando si vuole demonizzare qualcuno.Non conosco di persona nè Bocchino,nè sua moglie e non ho mai votato nè AN nè FI (l'altro ieri),nè PDL(ieri),nè so se,domani,voterei FLI.Ma mi stupisco quando si pretende di accreditare al marito(o al compagno)le entrate della moglie(o della compagna e relativa famiglia).In un mondo in cui un coniuge non può avere accesso alla visione dell'estratto conto bancario dell'altro,se non previo esplicito consenso dell'intestatario del conto,mi sembra molto semplicistico attribuire tout court i proventi,per così dire,familiari al solo pater familias.O sbaglio?A meno che, naturalmente,il tutto non serva solo a mettere in una luce non favorevole "quel" pater familias.

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  • folgore38

    10 Marzo 2011 - 13:01

    Caro Direttore, lei dice giustamente che anche in RAI comandano i giudici.Se e' cosi , e fino a prova contraria e' cosi ,bisogna inventarsi chirurghi e operare la dove c'e' il marcio che infetta anche l'aria che respiriamo. La domanda e': puo' un giudice emettere una sentenza ? Si puo'. Quello che il giudice non puo' fare,perche' non e' di sua competenza ,decidere anche se condurre il telegiornale delle 20:00 o quello delle 24:00.

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  • piogene

    09 Marzo 2011 - 17:05

    una cosa semplice si potrebbe fare non.mettere le sue foto su riviste e giornali....

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  • busdel

    09 Marzo 2011 - 17:05

    Italo Bocchino non si commenta ,basta guardarlo in televisione per capire la nullità del personaggio saluti franco

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