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Santoro si mette alla testa degli anti-nuclearisti

Annozero spinge sulla paura

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Santoro si mette alla testa degli anti-nuclearisti
In onda, nonostante tutto. Un po’ come un leghista del Sud. Perché Michele Santoro ha scelto di celebrare a modo suo i 150 anni dell’Unità d’Italia, presentandosi  in video con il suo Annozero, occupandosi però di Libia e Giappone, di sbarchi e nucleare, di immigrati e centrali a rischio. Di polemiche contro il governo, insomma. Oddio, anche Bruno Vespa è andato in onda ieri sera, ma si è occupato dei festeggiamenti chiedendosi se ci sentiamo davvero italiani. Vuoi mettere la differenza.
Santoro, invece, ha messo in fila Mazzini e Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele, per dire che l’attuale classe dirigente non è affatto all’altezza di quanto fatto dai padri della Patria. Anzi, non è affatto classe dirigente, perché non ha la stessa «grandezza d’ideali». Ma per attaccare senza mezzi termini il premier, invece, Santoro si è fatto dare una mano da Adriano Celentano con un pistolotto anti-nuclearista condito da frasi scritte con la carta vetrata. Nel mirino del Molleggiato - anche nelle sue idee - non solo il premier, ma pure Casini definito «un nuclearista convinto» che adesso fa «orrore». Anzi le opinioni del leader dell’Udc sono «orribili».  E giù con il catastrofismo,  con l’allarmismo un tanto al chilo, con il fatto che Casini e Berlusconi sono degli «ipocriti» perché non dicono agli italiani  quali sono i veri rischi del nucleare.
E in questo miscuglio di offese e accuse gratuite, Celentano non rinuncia ad attaccare anche gli italiani bollati come «anestetizzati» e «ipnotizzati» davanti ai fatti che accadono. Insomma Celentano, e con lui Santoro, vorrebbe una rivolta di piazza, una rivoluzione simile a quella che incendiato l’Egitto e i paesi del Medio-Oriente. Se gli anti nuclearisti volevano un leader  e un partito a cui affidare le proprie incertezze, per vederle trasformate in panico allo stato puro, hanno trovato l’uno e l’altro. Perché la presenza in studio di Massimo D’Alema  è servita solo a far da contorno alla portata principale, rappresentata dal pistolotto di Celentano.  Al quale, ormai, si attribuiscono poteri taumaturgici dato che la politica, secondo il cantante, «non è più neanche politica, ma un qualcosa di maleodorante che vorrebbe trasportarci in uno stato confusionale». Già, lo stato confusionale. Santoro, dopo la sparata iniziale, prova ad accreditare la tesi di un Giappone in rivolta mentre gli americani  sarebbero pronti a  mettere sotto tutela l’isola.  Dal paese del Sol Levante, però, il corrispondente della Rai, Paolo Longo, rimette le caselle al proprio posto: i giapponesi sono sì preoccupati, ma non in rivolta e gli americani stanno facendo  semplicemente il proprio lavoro. In preda al delirio anti nuclearista anche Santoro è andato in stato confusionale.

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Commenti all'articolo

  • vgrossi

    22 Marzo 2011 - 12:12

    dove sta scritto che Sarkosy stra sprofondando nei sondaggi. Lo fece anche (tra gli altri) Nicola II di Russia, nel 1904, dove si immaginò che una guerretta semplice semplice e vittoriosa alla svelta avrebbe risolto i problemi interni. E scoppiò la guerra Russo-Giapponese (1904-05) che non fu nè semplice nè vittoriosa, ed aprì la strada per Ekaterinburg (1917)

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  • vgrossi

    22 Marzo 2011 - 12:12

    Negli anni '80 (epoca delle crisi petrolifere vere) in USA scoprirono due cose: che avevano un sacco di pessimo carbone, e che non sapevano più fabbricare caldaie a carbone. Bene, reimpararono, e scoprirono che la tecnologia del carbone era eccellente: Oggi il 45% della energia elettrica USA deriva da pessimi carboni (e si stanno facendo progressi con le peci, delle quali esistono giacimenti sterminati in Canada), 23 dal gas, 20 dal nucleare e 1% dal petrolio. Nessuno ha scritto che una centrale a carbone DEVE inquinare, solo è complesso fare in modo che non inquini, ma è una questione tecnica, e si può risolvere. Cosa voglio dire ? semplice, che invece di arrovellarsi su come avere il sole di notte o il vento tipo aliseo nella pianura padana, si potrebbe usare un minimo di buonsenso. Ma chi proporrebbe una centrale A CARBONE ? orrore, quasi peggio del nucleare. Il fatto è che le leggi della natura non amano gli slogan, temo.

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  • Armadillo

    22 Marzo 2011 - 10:10

    Fummo l'unico paese al mondo a scegliere sull'onda di Chernobyl e non in base ad una valutazione di convenienza a lungo termine. La centrale russa era una porcata comunista priva di qualsiasi sistema di sicurezza nonché contruita con un reattore difettoso ed instabile alle basse potenze. Errori tecnici sommati ad errori umani. Il punto di partenza per qualsiasi analisi energetica dovrebbe essere la quantità di petrolio che quotidianamente acquistiamo e bruciamo (con relativi incidenti, tumori, ecc.). Rubbia a ragione afferma che il primo obiettivo dovrebbe essere l'indipendenza dal petrolio. La strada per smarcarci è fatta da un mix di nucleare, alternative, idrogeno. Ridurre i consumi di fossile libererebbe molte risorse economiche che potrebbero essere impiegate in ricerca e costruzione di nuovi impianti. In prospettiva di breve e medio il trasporto privato utilizzerà sempre più auto elettriche e questa è un'opportunità per diminuire l'inquinamento. Santoro e Grillo fanno populismo.

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  • vgrossi

    20 Marzo 2011 - 22:10

    La espressione "vittoria rubata" fu usata innanzittutto da Dannunzio a Fiume e poi dalla propaganda fascita. Voleva intendere che all' Italia erano stati rubati i frutti della Vittoria, a Versailles (noi abbiamo abbandonato la conferenza appunto per la questione dell' Istria). Insomma hai preso la cosa alla rovescia. Bobirons vuol dire che subiremo danni e rischi, e non otterremo nulla in cambio. A mio parere, al contrario, aver partecipato ci mette nelle condizioni di poter sostenere che se l' intervento è stato comune, anche la soluzione dei problemi successivi, e quindi dei migranti, deve essere comune. Vedremo.

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