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La cura Perina e la fine del Secolo

Copie da oratorio e costi da cattedrale

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
La cura Perina e la fine del Secolo
Magari alla cara «collega di sinistra» - con tutta probabilità la direttora dell’Unità Concita De Gregorio - che le ha inviato il messaggino più allegro, Flavia Perina, ex direttore del Secolo d’Italia, avrebbe dovuto raccontargli qual è lo stato di salute del giornale che lascia dopo quasi undici anni, invece di limitarsi a dire  che non si farà «zittire». Perché  la radiografia del giornale fondato da Franz Turchi è tutt’altro che rassicurante.
Dalle 5mila copie del 2002, quando la Perina ne prese le redini, è sceso alle 1.300 del 2010. A fronte di una emorragia di lettori, i conti hanno continuato a lievitare. Negli ultimi tre anni Alleanza Nazionale prima e la Fondazione che gestisce il patrimonio del partito poi, hanno erogato al Secolo qualcosa come 4 milioni e 300mila euro di finanziamenti. Ai quali si vanno a sommare i soldi ottenuti dalla presidenza del Consiglio, circa 3 milioni di euro all’anno,  dati al Secolo grazie alla legge sull’editoria. Nonostante questo fiume di soldi il quotidiano di via della Scrofa ha chiuso il 2010 con una perdita pari  858mila euro dimostrando come  il progetto di «un’altra destra anche giornalistica, come ha rivendicato la Perina nel suo editoriale d’addio, fosse puro velleitarismo. Velleitarismo oneroso non solo in termini economici, ma anche pratici. Nonostante i redattori del giornale siano scesi a quota 14, dalle 21 unità del 2002, la società che edita il quotidiano ha stimato in un milione e 200mila euro la cifra da destinare alle vertenze di lavoro. Nonostante la crisi, la cassa integrazione e il calo delle copie, la precedente gestione non ha avuto timori a licenziare chi non poteva essere messo alla porta - e il giudice gli ha dato ragione - assumendo chi non poteva. E se, come dice lei, la Perina stata «l’ultima “trombonata” da un gruppo di persone che hanno l’idea che la politica si faccia cacciando la gente», è altrettanto vero che i numeri non le danno certo ragione.

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Commenti all'articolo

  • coruncanio

    24 Marzo 2011 - 16:04

    Probabilmente le compravano solo i vari cognati, anche nel principato . Il gazzettino del Liceo Grassi di Lecco vende di più.

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  • igna08

    24 Marzo 2011 - 11:11

    Scusate, il Bocchino c'è o ci fa ? E' fuori di testa . Cosa c'entra il PDL Sono rimasti quattro gatti che ....abbaiano. Fanno pena.

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  • igna08

    24 Marzo 2011 - 11:11

    Niente paura, ora la --Concita de mi corazon-- se la porta all'Unità : tra kompagne, ci si aiuta...

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