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Garimberti alla guerra del canone e Brunetta invoca la trasparenza

Combattiamo l'evasione

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Garimberti alla guerra del canone e Brunetta invoca la trasparenza

“Con lapprovazione definitiva del contratto di servizio Rai, si compie un altro passo importante sulla strada per la trasparenza. Larticolo 27 del contratto prevede, infatti, la pubblicazione sul sito web dell’azienda dei compensi lordi percepiti da dipendenti e collaboratori così come delle informazioni relative ai costi dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo, con rimandi a tali dati nei titoli di coda”. Traducendo dal linguaggio politichese questa dichiarazione di Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e Innovazione, nella sua continua e imperterrita battaglia per la trasparenza, significa che da ora in poi nel sito della Rai e nei titoli di coda di tutte le trasmissioni televisive compariranno i costi della messa in onda e soprattutto i compensi di presentatori e collaboratori.  Bene, bravo, sette più, caro ministro. Perché quella della trasparenza è una battaglia che va vinta. Una volta per tutte,nonostante i musi lunghi delle star coinvolte dall’operazione trasparenza.

E siccome è una battaglia comune, vorremmo vedere il governo scendere in campo per affrontare, e magari vincere, un’altra battaglia: quella del canone. A riaprire il fronte, con una buona dose di buon senso, è stato il presidente della Rai, Paolo Garimberti. ”Con la riduzione del 25% dell’evasione del canone avremmo 500 milioni in più all’anno. E non avremmo nemmeno bisogno di fare programmi che a me personalmente non piacciono. Noi l’autonomia finanziaria la cerchiamo da anni chiedendo una cosa sola al Parlamento: di aiutarci a combattere il problema endemico dell’evasione del canone”. L’appello rivolto dal presidente della Rai  al ministro per la Gioventù Giorgia Meloni, durante gli stati generali dell’animazione italiana in corso a Rapallo nell'ambito di Cartoons on the bay, merita almeno una risposta e la ministra Meloni farà bene a farsi portavoce dell’appello. Per una ragione molto semplice. O la Rai resta quella che è, una grande mamma alle cui mammelle si allattano tutti, ma proprio tutti, oppure si decida di  privatizzarla  mettendola sul mercato.  “Incentivare il tema della produzione dei cartoni per bambini può servire a incentivare il pagamento del canone Rai e la voglia delle istituzioni di sostenere questa battaglia”, ha risposto Meloni, “È fondamentale che la Rai lavori in questo senso, sia alleata in una serie di obiettivi e lasci andare i filoni meno interessanti”, ha concluso il ministro. E se avesse ragione lei, invece dei soloni che tutti i giorni pontificano sul Servizio pubblico. Sulla lotta all’evasione del canone, ovviamente, si accettano scommesse. In nome della trasparenza, ovviamente.   

 

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    13 Aprile 2011 - 10:10

    si dice che quella cifra che tutti dovrebbero pagare , non è il canone tv ma la tassa di possesso dell'apparecchio televisivo . come tassa mi sembra carissima : orbene ho rottamato il mio televisore in una discarica ufficiale , che mi ha rilasciato tanto di ricevuta . ho disdettato l'abbonamento rai in quanto non possiedo più una tv , tenete presente che il mio pc , vecchio di 10 anni , non ha il sonoro e non ha la potenza per scaricare i vari programmi. non ci crederete ma quelli della rai mi tormentano . non compero un altro tv perchè non vvglio alimentare gli stipendi delle scimmie urlatrici tipo santoro . preferisco comperare i giornali . non vedo e non sento e la lettura fa bene alla mia anima .

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  • 4159

    11 Aprile 2011 - 20:08

    Al Sig. Garimberti dico che canone più pubblicità ed in dosi, la pubblicità, superiori alla televisione commerciale sono uno scandalo che andrebbe rimosso anche considerata la penosa qualità della quasi totalità dei programmi, quindi non di lotta all'evasione del pagamento del canone ma di abolizione dello stesso. Ora ci faremo delle gran risate quando sarà chiaro in modo inequivocabile a tutti che per le stupidaggini trasmesse alcuni si fanno ricchi ed altri guadagnano stipendi immeritati e scandalosi. Caro presidente il discorso fatto, lo capisco, che sia piuttosto indigesto da mandare giù ma è la verita.

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  • montecatria

    10 Aprile 2011 - 17:05

    una parte va alla RAI,che vivrebbe di soldi "nostri":quanto %?e quanto finisce nel calderone indifferenziato delle imposte,tanto che,se ho ben capito,dovrebbero pagar il canone tutti coloro che possiedono un qualche strumento tecnologico,anche solo una radiolina,o un cellulare,o uno scassatissimo computer con collegamento internet?Qualcuno ha addirittura proposto di affibbiare questa tassa a chiunque sia titolare di un'utenza elettrica.Anche le TV private,però,vivono di soldi "nostri":poichè la pubblicità è rapportata all'audience,noi coi "nostri" acquisti le finanziamo tanto più,qunto più ne siamo fruitori.[Altri poi vivono di soldi pubblici:sopravvivrebbe Radioradicale senza l'esclusiva della diretta dei servizi parlamentari,con relativo pubblico foraggiamento?]Giusto quindi pubblicare compensi e costi di ogni puntata RAI,ma pure di ogni spettacolo delle TV private,insieme con il corrispondente introito pubblcitario... e che trasparenza sia,tuta e per tutti.

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  • Incubo

    10 Aprile 2011 - 00:12

    La RAI va privatizzata perché il canone non si deve pagare. C’è la pubblicità che deve sopperire alla mancanza del canone. Come si mantengono le reti private? E’ vergognoso che s’interrompano trasmissioni per irradiare pubblicità nonostante un canone imposto come le gabelle medievali. O canone o pubblicità! Senza il balzello, ci sarebbe una drastica diminuzione dei lauti compensi (si pensi ai pensionati che devono sopravvivere con 500 euro al mese!) elargiti sfacciatamente a moltissimi personaggi, meno preparati ed intelligenti di tanti giovani che sono costretti ad espatriare (ricercatori). Non si elargirebbero a profusione premi milionari, riscossi dal balzello imposto ai contribuenti. Fare i gradassi coi soldi altrui è facile e non costa niente. Crollerebbe il mito che attira come il miraggio dell’Eldorado le orde barbariche che invadono tranquillamente in Italia perché svelerebbe il vero volto dell’Italia, tutt’altro che ricca e classificabile come il paese di Bengodi,ma povera, popolata da disoccupati e sottooccupati, piena di debiti problemi e contrasti fratricidi. E’ ora di svegliarsi!

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