Cerca

Ordine dei giornalisti, se ci sei batti un colpo....

abolirlo o no? si riapre il dibattito

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Ordine dei giornalisti, se ci sei batti un colpo....

So che il dibattito sull’abolizione o meno dell’Ordine dei giornalisti   appassiona soltanto gli addetti ai lavori, e nemmeno tutti. Ma dopo le ultime vicende,  P4 e il fiume in piena delle intercettazioni in particolare, la questione è tornata di stretta attualità. Un'attualità resa stringente dal tema delle regole e dell'applicazione della deontologia professionale, usate entrambe soltanto a gettone. La sensazione,  infatti, che è esistano intercettazioni buone o cattive, tutto dipende da che punto di vista (politico ovviamente) si osserva il dibattito in corso. Detto ciò la categoria, a mio modesto avviso, una riflessione dovrà pur farla. E in questo senso ci aiuta, e non poco, il contributo di Paolo Corsini, vice direttore del Gr Radio Rai e presidente dell'associazione Lettera 22, unico sindacato dei giornalisti non di sinistra. "L'abolizione dell'Ordine dei giornalisti contenuta nella Manovra finanziaria sembra sia stata stralciata. Se è così, bene, perché altrimenti si sarebbe profilato uno scenario surreale", dice Paolo Corsini, "il 'principio di libertà d'impresa giustamente affermato dal governo",  prosegue Corsini, " non si adatta a uno status particolare come quello del giornalista. Questo perché, se la libertà di espressione a mezzo stampa è assicurata dalla Costituzione a tutti i cittadini, l'appartenenza all'Ordine dei giornalisti serve invece a garantire la professionalità di chi svolge per mestiere questo delicato compito, nel quale si possono causare danni enormi, non meno gravi di quelli compiuti da architetti o avvocati".
O almeno, secondo Corsini, così dovrebbe essere: "L'Ordine appare infatti un'istituzione soggetta a strabismi ideologici", sostiene il segretario di Lettera 22, " alcune volte quasi una casta e altre assurdamente persecutoria, come nel recente caso della sospensione di Alessandro Sallusti, reo di... aver fatto scrivere qualcuno sul suo giornale in linea con la Costituzione. Ma secondo l'Ordine lombardo l'articolo 21 non vale per il reietto Renato Farina". Insomma , difendiamo pure l'Ordine, però facciamo anche ordine nelle regole che gestiscono il traffico di chi fa questo mestiere, sempre meno artigianale e sempre più professionale. Al punto da sembrare un lavoro. Un lavoro vero...

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Paolo Corsini

    04 Settembre 2011 - 15:03

    Stimato Signor Alfio, leggo solo ora il suo post a “commento” dell’articolo che riporta alcune mie affermazioni. Le faccio solo notare che le sue affermazioni sono decisamente imprecise, vuoi per semplice ignoranza vuoi per deliberata omissione, scelga Lei. Faccio infatti sommessamente notare che, solo per restare in Europa, l’attività giornalistica è professionalizzata in Belgio, Lussemburgo, Portogallo e Novergia. In Francia, addirittura, vengono riservate nel codice del lavoro delle regole particolari alla professione di giornalista ponendola - almeno in parte - al di fuori del diritto comune. In Austria, il titolo abilitante è rilasciato da una Commissione mista editori-giornalisti con il visto del Ministero degli Interni. In Spagna la Costituzione prevede l’istituzione di un Ordine dei giornalisti, sebbene la legge ordinaria nazionale non è mai stata varata. L’Ordine dei giornalisti è stato però istituito in Catalogna ed è in corso di istituzione nella regione Basca e in Navarra, Andalusia, Galizia e Canarie (tutte regioni a statuto autonomo). Inoltre, in Italia, la direzione responsabile di un periodico può essere affidata a una persona non iscritta all'albo dei giornalisti proprio nei casi che Lei porta ad esempio, ossia se si tratta di una pubblicazione organo di un partito o movimento politico o organizzazione sindacale (art. 47 legge 69/1963); oppure di una rivista a carattere tecnico, professionale o scientifico (art. 28 L.69/63). In ogni caso può sempre esserlo un giornalista pubblicista – ossia, chi pur facendo altro nella vita si dedica con assiduità all’attività giornalistica. Come vede, se si scrive sulla base del “sentito dire”, di voci, o di opinioni non suffragate dai fatti la tanto declamata libertà di stampa finisce per diventare disinformazione, diffamazione e quant’altro. Inoltre Lei potrebbe essere un perfetto giornalista, ha già tutti i vizi tipici di moltissimi colleghi, non legge con attenzione nemmeno le poche righe che si appresta a commentare! Non mi sembra proprio che dalle mie affermazioni riassunte e riportate dal collega nell’articolo si desuma un difesa d’ufficio dell’Ordine… anzi tutt’altro! A questo punto spero mi perdonerà e non mi accuserà di plagio se le copio la chiusa: ma mi faccia il piacere!

    Report

    Rispondi

  • Alfio200

    03 Luglio 2011 - 16:04

    Vergognoso! In tutto il mondo, qualunque cittadino è libero di dar vita ad un periodico senza essere giornalista nè pubblicista (la libertà di espressione è questa Sig. Corsini!). In Italia (unico paese al mondo!) il direttore responsabile deve essere un giornalista o un pubblicista. Risultato: il direttore di una rivista di storia medioevale o di architettura finisce per essere un giornalista-pubblicista che di storia medioevale o architattura non sa praticamente niente. Tanto varrebbe mettere un giornalista come direttore del centro di ricerche aerospaziali! Mi spiega dov'è la professionalità in questo, Sig. Corsini? Il livello professionale medio e la serietà dei nostri giornalisti è a anni luce da quello degli altri paesi dove addirittura non esiste il direttore repsonsabile nè l'odine dei giornalisti. Come diceva il buon Totò...ma mi faccia il piacere!!

    Report

    Rispondi

  • FRAGO

    02 Luglio 2011 - 11:11

    Da quando la libertà d'espressione può causare danni. Le bugie si ! Ma quelle vanno perseguite, cosa che l'ordine e la magistratura non fanno, o lo fanno a corrente alternata.

    Report

    Rispondi

  • palilia

    02 Luglio 2011 - 10:10

    Questo Paolo Corsini è un gran comico!

    Report

    Rispondi

blog