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L'alfabeto della Lei non si ferma alla Delta

e in consiglio arrivò solo Leone e Santoro

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
L'alfabeto della Lei non si ferma alla Delta

Il distacco ieri e la fragilità di oggi. L’algido direttore generale contrapposto al manager politicizzato,  costretto a misurarsi con il Palazzo. Ecco, di questo è capace la Rai, di trasformare una dirigente come Lorenza Lei, tutta d’un pezzo, in un direttore generale costretto a navigare a vista.  Navigazione che, in assenza di veri scarti di lato,  rischia  spiaggiare tanto il numero uno di viale Mazzini, quanto la balena catodica. La prova è arrivata con l’audizione in Commissione di vigilanza della Lei. Per carità, niente di particolarmente eccitante, nessuna dichiarazione al vetriolo, ma soltanto la certificazione della presa d’atto da parte del neo direttore generale di come vanno davvero le cose in tv. Questa Rai, che è cosa diversa da quella degli anni ottanta e novanta, pur rappresentando ancora un terreno di conquista dei partiti, mai stanchi di lottizzare e occupare, è entrata in una fase di stallo tattico dal quale non uscirà sino a quando la politica  non stabilirà che è giunto il momento di cambiare la scenografia. E così la riemersione, come un fiume carsico, dell’inchiesta sulla cosiddetta struttura Delta, contro la quale la Lei non vuole andare a sbattere,  altro serve che a regolare vecchi conti e a stoppare nuove ambizioni. Nomine congelate per esigenze tattiche e tatticisimi esasperati per nascondere le oggettive difficoltà, sostenute da dichiarazioni tipo questa: «Nessuna esitazione all’attività di accertamento di eventuali comportamenti scorretti rimessa alla competente struttura aziendale dell’Internal Auditing», ma no a «processi sommari». Caro direttore generale, è il minimo. Oppure è il massimo se vogliamo credere a chi va sostenendo  che la riproposizione dell’inchiesta sulla cosiddetta struttura Delta, ripartita grazie a vecchie e nuove intercettazioni, altro non è che una misera opera di killeraggio. La Rai faccia chiarezza, scoprendo, magari, gli eventuali killer, anziché i presunti componenti di un altrettanta presunta struttura Delta. E poi non abbia paura a dire che vuole la Dandini  e la Gabanelli in onda. Nascondersi dietro la logica aziendalista secondo la quale “la proposta di palinsesto di tutti i programmi porta la mia firma”,  ricordando poi che “è già agli atti del Cda una proposta del Dg in tema di responsabilità civile di tutti coloro che esercitano in Rai attività editoriale nel senso più nobile del termine che preveda la copertura di tale rischio per tutti o per nessuno”, non serve a nessuno. Serve soltanto a smontare la sua immagine di lady di Ferro. Che ora deve affrontare la prova del consiglio di amministrazione. Niente pacchettone di nomine ma solo una investitura. E poi c'è Santoro che vuole tornare in onda, convinto di avere le chanche giuste. Se Michele dovesse riuscire a centrare l’obiettivo sarebbe un bel guaio per la Lei, che ha consegnato a Santoro il jolly da giocare in caso di pericolo... Qualcuno, per favore, avverta il direttore generale che aViale Mazzini funziona così: chi crede di avere il telecomando in mano non si accorge mai che è senza pile...   

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Commenti all'articolo

  • omarfrankfurt

    14 Luglio 2011 - 16:04

    io non voglio Minzolini e nemmeno Paragone e nemmeno tutti quei burattini messi in Rai dal governo. perchè, lo tenga a mente, amche quelli sono pagati con i nostri soldi

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  • gigi il negher

    07 Luglio 2011 - 19:07

    Propongo per un paio d'ani, una tassa mensile di 10 euro (tassa sulla stupidità) tassa che dovranno pagare tutti quelli che hanno votato PDL e Lega. Un modo per risanare l'economia e rimediare in parte alla cavolata fatta.

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  • vitali vanna

    07 Luglio 2011 - 13:01

    Santoro vattene, NON ti voglio. Non sei il padrone della Rai. La Rai non è la camorra

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  • vitali vanna

    07 Luglio 2011 - 13:01

    Se Santoro,la Dandini,la Gabanelli, Fazio e compagnia vengono riciclati in Rai a fior di quattrini xchè magari la Lei ha paura a sfrattarli, io, giuro,piuttosto di pagare il canone, regalo il televisore alprimo extracomunitario che incontro

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