Cerca

E se fosse la Radio il vero futuro dei media? Un grande futuro dietro alle spalle

tv in crisi, radio in ascesa

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
E se fosse la Radio il vero futuro dei media? Un grande futuro dietro alle spalle
Che la tv generalista non goda di buona salute è sotto gli occhi di tutti, al di là dello share o dei programmi che nascono e muoiono come i funghi. Per non parlare delle fiction vivi-sezionate come i cadaveri di un omicidio. E non servono certo i certificati emessi da Aldo Grasso sul Corriere della Sera  e lo spostamento-siluramento di Star Accademy (una delle peggiori esperienze televisive di questi ultimi anni) a rafforzare le nostre convinzioni. Questi atti altro non sono che il portato del sentire comune. Tradotto significa che il “Guru” Grasso si mette dalla parte delle gente per sentirsi nel giusto. Scusate, ma fino a ieri dov’era? Forse era troppo impegnato a sostenere l’idea che l’unico in grado di cambiare la tv, la Rai nello specifico, è lui. E nessun altro. Vabbè, solita storia. Come solita è la storia della Radio che non riesce a vincere sulla televisione, D’altro canto nella società liquida dell’apparire, dove essere conta relativamente, l’unico must è sbucare dal piccolo schermo. Dove non ci sono più idee. Dentro alla Radio, invece, le idee ci sono eccome. Tanto che molte star fanno la spola fra il microfono e la telecamera. Ecco, forse dovremmo  davvero ripartire dalla Radio, da un moderno “Cari amici vicini e lontani” per riscoprire la forza dei media, entrati in una spirale di crisi dalla quale appare difficile uscire. Per le nuove generazioni i giornali sono noiosi, la tv barbosa mentre la radio è un’ottima compagnia. Per quelli dell’età di mezzo, la tv è un passatempo serale, i giornali quando capita, la radio una necessità quanto si è in macchina. Per la terza età, che oggi è solo il tempo pieno della maturità, la radio è la miglior compagnia, la tv un riempitivo degli spazi vuoti e il giornale il lavoro del mattino. Soltanto quanto questi tre vasi non comunicanti fra loro torneranno di nuovo a scambiarsi idee e progetti, a condividere sensazioni e emozioni, i media potranno avere un vero futuro. Altrimenti ci sarà solo Internet, la rete, a mettere in comunicazione le tre realtà. La radio può davvero essere il punto di contatto, l’incrocio magico. Sforzi come quello del “ComuniCattivo” di Igor Rigetti,  ovvero perché “l’ignoranza fa più male della cattiveria”, n onda dal lunedì al venerdì alle 17.20 su Radio 1 Rai, o l’impegno totale di Antonio Preziosi, direttore del Gr Radio Rai, vanno sottolineati e sostenuti. Nell’ottica che nella Radio si può ancora creare, senza l’ansia da prestazione tipica della Radio. Programmi storici come “Caterpillar” o il “Ruggito del Coniglio” sono un punto di riferimento. Anche quando  vorremmo essere tutti dentro ad un video. Ma solo per sentirci come i pesci in un acquario.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog