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Al teatro Valle il Leonkavallo de' noantri....

Vespa aggredito in strada dagli occupanti

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Al teatro Valle il Leonkavallo de' noantri....

Finalmente si è aperto il sipario sull’occupazione del Teatro Valle a Roma, storico stabile a due passi dal Senato e dal Pantheon, rivelando a tutti qual è la realtà di questa opera “da tre soldi”. Altro che occupazione pacifica  messa in atto da  “lavoratori precari dello spettacolo”, “attori in cerca di occupazione”, “maestranze senza un palco da ammaestrare” e comparse varie. No, il teatro Valle occupato è diventato il Leonkavallo della Capitale. Un vero e proprio centro sociale all’interno del quale gli attivisti delle altre realtà di sinistra della città eterna, hanno trasferito le loro attività, mascherate da iniziative culturali. Da qui, invece, partono gli ordini e si muovono i fili delle marionette che animano questa protesta, divenuta  ormai una sorta di grande recita. Che non fa ridere, ma piangere. Perché sabato sera gli occupanti del Valle, i clienti della versione  romana del Leoncavallo, gli aficionados di attori e attricette in cerca di una parte nella vita, più che sulla scena, hanno aggredito Bruno Vespa. E ora la maschera dell’ipocrisia è davvero calata. Il giornalista della Rai, mentre stava passeggiando vicino al teatro romano, luogo storico della Capitale che dallo scorso 14 giugno è occupato dai lavoratori del settore dello spettacolo per protesta contro i tagli del governo al comparto della cultura, è stato aggredito da una trentina di persone in fila per assistere allo spettacolo serale, organizzato dagli occupanti. La Rai è un servizio pubblico”, è stata la frase che ha dato il là alla contestazione contro il giornalista, alla quale sono seguite urla inferocite, insulti e minacce di ogni genere. “Venduto” è stata l’aggettivo più leggero rivolto al giornalista. E siccome attori e tecnici sanno che se una cosa non si vede non esiste, non c’è stata, hanno subito messo il video dell’aggressione sulla pagina ufficiale di Facebook del Teatro Valle occupato. Una bella idea, non c’è che dire, degna dei migliori centri sociali di sinistra. La gogna mediatica, insomma, piace eccome ai leonkavallini “de’ noantri”. Ai quali ha replicato la redazione di Porta a Porta. “E pensare che li avevamo invitati in trasmissione dopo I disordini del 15 ottobre”, quando i presunti black bloc “protetti” dai manifestanti indignati misero a ferro e fuoco Roma, “la risposta che ci fu data dalla loro addetta stampa fu che non sarebbero intervenuti per non prestarsi a strumentalizzazioni”. E ora come spiegheranno quanto  accaduto? Dovremo aspettare la prossima aggressione o l’ennesima manifestazione  con devastazione  annessa? Ormai è chiaro che l’occupazione del Valle è qualcosa di diverso da ciò che gli occupanti vogliono far credere. Ed è altrettanto evidente che i centri sociali della Capitale, al cui interno  l’anima più dura non ha mai cessato di esistere e proliferare, hanno  capito che il Valle occupato è una magnifica portaerei per “bombardare” il centro della Capitale. Vespa, insomma, è solo il segnale, il campanello di allarme. Al quale occorre dare una risposta chiara e netta. Senza recitare a soggetto. Perché il video dell’aggressione “mostra soltanto gli ultimi secondi della contestazione, quando mi sono allontanato2, come ha raccontato Bruno Vespa. “Passando davanti al teatro Valle insieme con mia moglie, sono stato insultato alle spalle. Sono tornato indietro per affrontare chi mi insolentiva chiedendone le ragioni e dicendomi pronto a una franca discussione”, dice il giornalista della Rai, “non è stato possibile e per almeno un quarto d’ora, sono stato violentemente insultato da almeno una trentina di persone che urlavano come ossesse. Ci sono testimoni che possono confermarlo. Quanto a chi mi diceva di essere venduto a Berlusconi ho chiarito che io non gli devo niente e anzi sono io che ogni anno gli do una discreta paghetta con i miei libri come editore di Mondatori”. Già, ma a chi occupa e si balocca con uno stabile non suo, questo non interessa affatto. Soprattutto  ai Leonkavallini romani non interessano per niente le idee degli altri. Cambiate copione, se potete….

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