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La Rai a colori di Mineo, ariete catodico...

Il direttore di Rai News24 contro tutti

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
La Rai a colori di Mineo, ariete catodico...

Allora, la premessa è d’obbligo. Quando la politica è in vacanza, come in questo particolare momento storico, le cose di cosa Rai sono più ordinarie, ma diventano straordinariamente straordinarie, al limite della follia. Ma con metodo però. Perché ce ne vuole a indire lo sciopero generale quando i vertici di viale Mazzini stanno cercando la quadra per fare quadrare i disastrati conti dell’azienda. Un profondo rosso degno di Dario Argento. E ce ne vuole ancor di più ad attaccare a testa bassa tutti e tutto pur di far rumore. Come ha pensato bene di fare il direttore di Rai News 24 Corradino Mineo. Il quale, intervistato dal quel geniaccio del male di Klaus Davi, deve aver pensato che chi comandava non c’è più e chi comanda ora non  ha ancora preso le misure alla Rai. E allora avanti popolo. Temo che nell’ultimo periodo le nomine in Rai siano state fatte da Marina Berlusconi, ha tuonato Mineo, approfittando del microfono offertogli da Davi, “Il premier al massimo si occupava personalmente di alcune scelte, come per esempio quella di Augusto  Minzolini. Per il resto anche andare da Paolo Romani era meglio che andare da Berlusconi”.E sì, come no, riscriviamo la storia a seconda del proprio tornaconto, tanto non c’è nessuno a controllare.

Poi il direttore di RaiNews 24, non soddisfatto, entra nello specifico del direttore del Tg1: “Augusto Minzolini ritiene che la televisione generalista sia una televisione molto commerciale e un po’ cheap, e adegua il telegiornale a questo target” sostiene Mineo, “E’ una televisione del tipo: se ne parla poco e quando se ne parla lo si fa con un direttore che non la manda a dire e prende posizione sempre da una parte. E’ criticabile ma legittimo. E’ colpa di chi l’ha nominato più che di Minzolini”. Poi se la prende anche il presidente della Rai, Paolo Garimberti. “Il Tg2 diretto da lui era molto meno fastidioso per i partiti della sinistra di quanto non fosse il Tg3. Fu una scelta del Pc che non sopportava il giornale di Curzi, perché gli sembrava troppo palese, troppo esplicito nella sua presa di posizione, e preferiva una roba molto più di partito e molto più camuffata, in nome di questa sua idea della professionalità che inevitabilmente porta a sinistra, un’altra di queste barzellette che sono poi la degenerazione del concetto di egemonia gramsciana”. Perché se la prenda  ora con Garimberti e difficile dirlo. Forse perché ha capito che il valzer delle poltrone si è fermato, mancando spartito e musica. E la sua poltrona era fra quelle a rischio. Non a caso Garimberti confeziona una replica al vetriolo da incorniciare: “Minro ha perso una buona occasione per tacere e comunque entrando nel merito delle sue dichiarazioni evidentemente è amico di Marina Berlusconi visto che è rimasto al suo posto”. Infine Mineo, tanto per non farsi mancare nulla o passere inosservato,  se la prende anche con l’attuale direttore del telegiornale de La 7, Enrico Mentana: “Anche se la sinistra andasse al potere, Mentana verrebbe al Tg1 soltanto se avesse carta bianca. Ma la vedo dura, uno come Mentana non viene se è pieno di lacci e laccioli di ogni tipo”.  Massì, che la festa abbia inizio. Ma non sarà che in Rai c’è bisogno di un Full Monty? Uno che riporti tutti nella stessa rete, in sintonia sullo stesso canale, dato che così sembra un canile dove chi abbia più forte vince?

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