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Su La7 arriva il giornalismo investigativo targato Nuzzi

le inchieste al posto delle opinioni

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Su La7 arriva il giornalismo investigativo targato Nuzzi
I fatti prima di tutto. Con tanto di carte, documenti filmati, interviste, ricostruzioni e contributi inediti dei testimoni oculari. Le ideologie, invece, resteranno fuori dalla porta. Perché “Gli intoccabili”, il nuovo programma de La7 condotto da Gianluigi  Nuzzi  che debutta questa sera alle 23,10 con una puntata dedicata alla 'Ndrangheta, non è un talk show politico, «ma un appuntamento con il giornalismo d'inchiesta, quello vero». E  Nuzzi , da “Vaticano Spa” a “Metastasi”, scritto assieme al collega di Libero, Claudio Antonelli, è uno che d'inchieste se ne intende.

Gianluigi, mica ce l'avrai con i talk show politici...

«Ma no, siamo lontani dalle ideologie».

Eppure arrivi a La7 partendo Libero...

«Appunto. È ora di smetterla con il presunto giornalismo d'inchiesta, o con le inchieste stesse, che vengono sterzate a seconda di come fa più comodo, soprattutto a chi scrive».

Cosa che non farai...

«Con gli Intoccabili proporremo un giornalismo investigativo fatto in prima linea, rispettando la filosofia de La7, che è quella di privilegiare le notizie. Essendo un giornalista senza tessera in tasca, mi è stato chiesto di “graffiare”, non di suonare il violoncello».

E chi sono quelli che suonano il violoncello?

«Non mi interessa far polemica, ma in clima di generale narcolessia e agiografia, credo che ad essere punita sia la qualità. Il giornalismo d'inchiesta e quello investigativo saranno il linguaggio del domani, soprattutto in televisione. Le notizie saranno free, mentre diventeranno a pagamento gli approfondimenti e le opinioni».

La puntata di stasera accenderà i fari non sulla semplice trattativa fra lo Stato e la mafia, ma sui presunti accordi fra lo Stato e le mafie. Che peso hanno avuto quelle trattative?

«Si tratta di una storia ancora tutta da scrivere. Stando a quanto racconta in trasmissione il procuratore aggiunto della Procura di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, la mafia al Nord controlla il 5% dei voti. Una cifra enorme, capace di spostare il risultato di una consultazione».

Eppure c'è ancora chi nega le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia?

«E commette un grande errore. Ecco, il nostro impegno, l'obiettivo del nostro lavoro, sarà proprio quello di aprire una finestra su questi temi, in modo da aiutare le inchieste della magistratura. Sempre secondo Gratteri la “mafia è presente nel Nord Italia da 40 anni e se la mafia è più forte di prima è perché qualcuno le ha aperto le porte. La politica le ha aperto le porte”. Ecco, sono questi i fatti che analizzeremo, con contributi inediti».

Gianluigi, non c'è qualcosa di Report in quello che proponete?

«Beh, non esageriamo. Il programma della Gabanelli è una portaerei che naviga nel mare della televisione già da dieci anni. Però abbiamo l'ambizione di proporre un prodotto capace di smuovere qualcosa. Magari l'avvio di nuovi filoni d'inchiesta».

Parti con quattro puntate in seconda serata e, poi, da gennaio prima serata. Un test o normale fase di rodaggio?

«È un laboratorio per mettere a punto il programma, in modo da affrontare al meglio la prima serata. Non essendo un talk, con i politici che si scontrano fra di loro tipo Annozero, ma mettendo in campo una liturgia diversa, era necessario testare il programma».

Anche perché ci saranno un bel po' di novità?

«L'idea è quella di sviluppare, in parallelo, i due livelli del programma. Da una parte i servizi esterni dei nostri inviati, dall'altra l'approfondimento d'inchiesta in studio con gli ospiti e i protagonisti delle vicende».

Ovviamente ci sarà anche una puntata sul Vaticano?

«Non potrebbe essere altrimenti. Ma lo faremo senza la cifra anticlericale, puntando sui fatti, sui documenti, sulle storie. Sul Vaticano si sa veramente poco».

Gianluigi, ma i poteri forti esistono o no?

«Partendo dal presupposto che non siamo dei “complottari”, i poteri forti sono un ombrello sotto al quale c'è di tutto e niente. Detto ciò è quanto mai chiaro che esistono reti di potere nascoste che vanno indagate, raccontate. E quando parlo di reti di potere penso agli intrecci economici e malavitosi. Cercheremo di dar loro dei nomi e dei cognomi. La forza delle nostre inchieste sarà quella di proporre materiale inedito con i protagonisti in studio».

Enrico Mentana che ti ha detto?

«Beh mi ha fatto l'imbocca al lupo di rito. Sono io che ho detto poco a lui, altrimenti me lo sarei ritrovato nel tg de La7».

Insomma, il tuo non sarà affatto un programma conciliante, una fiorellata?

«Guarda, l'unica cosa che mi accomuna a Fiorello è il regista, Cristiano D'Alisera. Magari riuscissi a fare un decimo degli ascolti realizzati dal mattatore di Raiuno».

Gianluigi, ultima curiosità. Scenografia ispirata ad una scena di un film di Gian Maria Volontè, con fascicoli e carte alle pareti. Niente a che vedere con Blu notte di Carlo Lucarelli?

«Ci sentiamo domattina, così me lo sai dire. Il tecnico sei tu...».


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