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Con il canone la Rai paga comizi e flop

ecco come vengono spesi i nostri soldi

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Con  il canone la Rai paga comizi e flop

Siccome «il meglio deve ancora venire», come va sostenendo Luciano Ligabue, la rockstar  di Correggio diventata l’anti Vasco pur di non perdere il treno del successo (a sinistra sono cose che capitano), tenetevi ben stretto in mano il telecomando e non perdetevi per nulla al mondo la giornata che Rai News dedicherà quest’oggi a Giorgio Bocca. Sia lode all’agiografia del giornalista partigiano, senza una benché minima traccia di voce critica, e pace e bene a tutti, perché questo è il servizio pubblico targato Rai, dove l’unico comando conosciuto è avanti tutta a sinistra.

Un imperativo del quale il Tg3, diretto dalla zarina Bianca Berlinguer, quella contro la quale  si è scagliato anche il presidente dell’azienda, Paolo Garimberti, definendo il Tg3 «troppo fazioso», ieri ha dato un’altra grande prova. Palinsesto modificato, bambini a letto senza il film su Babbo Natale, ma gran rispolvero dei filmati d’epoca e riproposizione di  Match, un dibattito televisivo del 1978 tra Giorgio Bocca e Indro Montanelli, moderato da Alberto Arbasino. Per carità, grandi firme, grandi nomi, grande prestigio, ma anche eccesso di celebrazione. Un po’ come avviene con il telegiornale che dirige, al punto da commentare un sondaggio elettorale in prima persona: «Con il Pd siamo al 28 per cento, il Pdl è al 25 per cento». Siamo: dunque non siete servizio pubblico, ma servizio rosso.  Di pubblico ci sono solo i soldi, quelli del canone:  un miliardo e seicento milioni di euro all’anno.

Eppure la Rai, questa Rai, è fatta così. È fatta da gente di sinistra, da Giovanni Floris a Fabio Fazio, passando per Milena Gabanelli e Bianca Berlinguer, che si preoccupa solo e soltanto di dare una precisa connotazione al prodotto, non di realizzare un prodotto che corrisponda ai criteri del servizio pubblico.  Persino Lucia Annunziata, che non è certo di destra, ha una visione meno rigida, tanto che va criticando da tempo questa logica, sostenendo che ad ammazzare la Rai non è stato Silvio Berlusconi, ma la sinistra «che finirà di rovinarla privatizzandola». Che non sarebbe nemmeno un gran male. Perché il nodo vero è che l’eletta schiera di conduttori di talk show cresciuti all’ombra di Michele Santoro ha capito come usare la Rai, piegandola alla propria logica. Floris per esempio, conduttore di Ballarò su Rai Tre, ogni martedì sera spiega agli italiani perché mai la sinistra sia meglio della destra a prescindere. Partendo dalle solite tabelle con i dati economici, condite dal solito sondaggio realizzato da Nando Pagnoncelli dell’Ipsos, Floris ha sistematicamente aggredito la politica del governo Berlusconi, fino allo sfinimento. Arrivato Mario Monti, il gioco è rimasto lo stesso, ma la musica è cambiata. Classico adattamento alla situazione.

Come ha sempre fatto Fabio Fazio, conduttore di Che tempo che fa su Rai Tre. Via le domande vere, avanti con quelle preconfezionate e surgelate, quanto basta, però, per portarsi a casa due milioni di euro all’anno. Il fazismo, con il suo corollario di littizzettismo, ovvero l’onnipresente Luciana Littizzetto con i suoi monologhi infarciti di culi e tette, cazzi e fighe, rappresenta l’immagine di quella sinistra che si è annessa la Rai e che manda in piazza i vertici dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della tv pubblica con maggioranza di sinistra, al grido «riprendiamoci la Rai». Riprendiamoci cosa? Ma non andate sostenendo che la Rai è di tutti?

Talmente di tutti che appena un direttore generale un po’ sbarazzino come Mauro Masi ha mandato in onda Vittorio Sgarbi con un programma da decifrare, attorno a viale Mazzini sono state scavate le trincee. Giù la mani dalla tv pubblica. E dopo  una puntata il programma è stato chiuso, con una coda polemica senza fine.  Già, ma dei soldi buttati per Star Accademy, il flop dell’anno con Francesco Facchinetti, o dell’inguardabile Centocinquanta con Pippo Baudo ed uno spaesato Bruno Vespa, perché non sono state dette le stesse cose usate contro Sgarbi? Perché il critico d’arte è associabile al Cavaliere, gli altri no.

E nell’universo rosso di viale Mazzini brillano anche le stelle di Milena Gabanelli, pronta ad azzannare con il suo Report chiunque le passi  davanti, salvo quelli di sinistra. Sul caso Penati, per esempio, non c’è stata nessuna puntata. Per non dire di Corradino Mineo, direttore di Rai News, pronto a raccontarci tutte le piazzate di sinistra. E sì il meglio deve davvero ancora venire.


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