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Papaleo, un anarchico (anti-Moretti) a Sanremo

La classe operaia va all'Ariston

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Papaleo, un anarchico (anti-Moretti) a Sanremo
E sì, anche quest’anno ci tocca, come il virus stagionale dell’influenza. Solo che contro la febbre poi fare il vaccino, sperando che funzioni. Ma contro Sanremo cosa puoi fare? Stacchi la spina del  televisore, vai in crociera con capitan Codardo, esci tutte le sere a spalare la neve? Puoi anche farlo, ma gli echi della manifestazione  canora più stonata della storia, nel senso che è fuori tempo rispetto alla società attuale,  ti arrivano comunque. Te ne parlano il vicino, il salumiere, il tassista, tua nipote, il collega in ascensore. Insomma, il mondo. Per questo il Festival di Sanremo è peggio di una pandemia. Però questa volta una ragione per sbirciare il video dall’angolo del salotto c’è. Sul palco dell’Ariston, assieme al  più conservatore  dei conduttori televisivi, quale è Gianni Morandi, ci sarà anche un incursore di tutto rispetto. Uno che nel film  “Nessuno mi può giudicare”  ci regala una scena memorabile: “Ma pensi di essere in un film di Nanni Morettiiiii? Te lo meriti Morettiiiii!!!”. Ecco, allora noi ci meritiamo Rocco Papaleo, visto che su Nanni Moretti abbiamo più di una  riserva. Perché Papaleo è uno che è arrivato al successo, ma con calma, senza strafare. Semplicemente facendo, avendo piena consapevolezza di sé, ma con misura. Strumenti necessari per dotarsi di una sana dose di autoironia, come che manca a personaggi come Celentano, ormai troppo pieno di se.
Per questa ragione siamo pronti a scommettere che al Festival Rocco sarà il vero cavallo vincente, e non un semplice piazzato (tutti termini cari ai frequentatori degli ippodromi) . Meglio ancora: il marziano a Sanremo. Al di là della nostra personale puntata,  la convinzione che  scommettere su Rocco Papaleo  da Lauria (provincia di Potenza, dunque provincia della  provincia italiana) sia un investimento e non un vuoto a perdere e data dall’annusare l’aria che  tira attorno al Festival dei bolliti, in gara da lunedì. Sempre più mefitica quella attorno a Celentano,mentre Gianni Morandi, ormai sempre più simile al Lenin del Mausoleo della Piazza Rossa, serve a garantire la democristianizzazione del Festival. Rocco, invece, rischia di essere la destabilizzazione controllata, stranulante e straniata, di un kermesse che non vuole svegliare gli italiani  dal loro torpore, ma rassicurali nelle loro certezze. Papaleo, altro dettaglio che c’induce a scommettere su di lui, rappresenta la classe operaia che va in Paradiso. Questo Peter Pan nato in Basilicata e cresciuto a Roma, all’ età di 54 anni, sta conoscendo ora fama e successo. E poi c’è anche il lato B dell’attore, la versione musicale. La speranza è che l’Ariston si accorga di lui e lo faccia cantare, a ruota libera. L’importante è che non vada cercando una rivincita, dopo la bocciatura dello scorso anno, quando aveva provato a presentarsi in gara. Ora ha l’occasione per  sprigionare tutta la sua “potenza vocale”, come ha minacciato durante la presentazione del Festival. “Basta che mi fate cantare. Dai, Gianni, hai cantato tutto nella vita, che te ne frega? E un duetto fra noi come lo vedi? Il vecchio e il nuovo, pardon, il vecchio e l’usato sicuro”. Ironia da conferenza stampa, certo. Ma  Arlecchino si confessava burlando. Il resto, poi, verrà da se. E non è detto che non sia migliore di quanto hanno partorito  l’anno scorso Luca e Paolo, due Iene senza denti, ma con la sola forza della bile antiberlusconiana. Perché, e non sarà affatto un dettaglio da poco, questo Festival sarà il primo  dell’era Monti, ma meglio sarebbe dire senza Berlusconi. E senza il signore di Arcore la satira langue. Basta vedere l’effetto Crozza. “Adesso c’è il governo tecnico”, ricorda  Papaleo, “e mica si può fare ironia sull’articolo 18 o sullo spread. Non sono argomenti per una platea così”. Ecco, Rocco da Lauria, non essendo mai  stato agganciato a quel carro, ha davanti a sè una prateria, con  la possibilità di  rivisitare e rivedere la comicità modello Walter Chiari. Un altro grande attore comico stranulato e stralunante, dimenticato troppo in fretta.

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