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Calciopoli e i grandi assenti

Udienza a Napoli

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Calciopoli e i grandi assenti
E' iniziata l'udienza di Calcipoli nell'aula 216 del Tribunale di Napoli. Si tratta di un'udienza molto attesa perché i pm Narducci e Capuano avevano chiamato al termine del dibattimento precedente altri nove testimoni tra cui l'ex arbitro Nucini e il figlio di Facchetti, Gianfelice. Da segnalare come l'ex arbitro non ha presentato alcuna giustificazione per la sua assenza.

I FORFAIT - Entrambi però sembrano abbiano dato forfait e saranno ascoltati il prossimo 15 marzo. Anche il presidente del Palermo Maurizio Zamparini sembra non abbia accolto l'invito a comparire qui in tribunale. Puntuali invece il giornalista del Corriere della Sera Fabio Monti e i due ex dirigenti del Parma Lorenzo Minotti e Luca Baraldi e il maresciallo Zino.

LA CENA - Luca Baraldi durante l'audizione al Tribunale confessa: «Una cena con Pairetto e Bergamo a casa di Stefano Tanzi? Sì, la organizzò Arrigo Sacchi, credo fosse il 2001, e coi due designatori c'ero io e il direttore tecnico del Parma, Arrigo Sacchi (attualmente consulente della Federcalcio per i settori giovanili, ndr)».

IL PERITO - Parla il perito Roberto Porto: «Per 27 telefonate difficile trascrizione, i dati identificativi della telefonata, che andrebbero non c’è corrispondenza. Ho presentato una nota al tribunale, ai pm e ai periti delle difese. È indispensabile l’utenza registrata. Nell’ultimo elenco è stato fornito dal perito della difesa. Ma per 27 telefonate non c’è corrispondenza. Alcune telefonate sono su internet, ma io non posso prenderli da internet. Ho bisogno di decreto autorizzativo. Sono 124 le telefonate solo 121 da trascrivere, 36 telefonate sono già trascritte, per 27 ho avuto questo problema».

LA RISPOSTA - Prioreschi: «Ci sono due ordini di motivi per il problema, quando nella telefonata si chiamano due intercettati e allora ora abbiamo inserito tutti e due i numeri - chiamante e chiamato -, altro problema è che alcuni indagati avevano più numeri e invece erano intercettati su altri numeri. Abbiamo ritrovato anche quelli: se avessimo avuto i brogliacci, non ci sarebbe stato il problema».

A TU PER TU - Giudice Casoria: «Lei li ha visti i brogliacci? E ci sono questi dati?». Porto: «Sicuramente....». Sicuramente ci sono tutti i brogliacci? Mah... Tra le 27 telefonate che ora potranno essere - finalmente - essere trascritte ci sono le due chiamate tra Abete e Mazzini con la preoccupazione per la sorte della Fiorentina dopo l’errore di Rosetti nel match contro la Lazio, ma anche quella in cui Franco Baldini ds della Roma preannuncia a Mazzini "il ribaltone" nel potere calcistico prima dello scoppio dello scandalo Calciopoli.

ECCO BARALDI - Viene introdotto il teste Luca Baraldi, ex dirigente del Parma che parla della vicenda Brighi-Di Vaio: «Nel 2002 ero al Parma e trattammo Di Vaio per molto tempo con l’Inter, altri club s’interessavano, poi ci fu la Supercoppa tra Parma e Juve e Marco fu protagonista. La Juve approcciò il dt Arrigo Sacchi e il 30 agosto si fece una trattativa lampo. Il procuratore era Alessandro Moggi, la Gea. Seppi telefonicamente, venni avvertito per telefono da Sacchi. La trattativa venne conclusa per circa 27 milioni e mezzo di euro, ma fu un’operazione articolata: Sacchi la impostò così, cessione definitiva del calciatore con modulo della Lega con una cifra di circa 17 milioni, ma siccome la valutazione era più alta. Il Parma e Sacchi voleva Brighi così si acquistò il 50 per cento di Brighi e impegno di riacquisto per circa 11 milioni. Questo accordo venne fatto con una scrittura privata, che mi pare firmò Moggi. È formalmente corretto, ma a livello sportivo non si poteva. Sacchi volle fare così per poter pagare in cinque anni e non in tre. Per agevolare la Juve, demmo l’ok».

IL DIBATTITO - Il pm ha fatto acquisizione nella sede del Parma Calcio. Sulla cartellina Di Vaio non c’è firma. Avvocato Russo (difesa Juve): «La Juve fa opposizione: è un foglio anonimo». Casoria: «Un documento anonimo al teste, non sarà ammesso». Baraldi: «Io rientrai al Parma in tempo per riformalizzare l’operazione del 2002. Parlai con Giraudo che era il mio omologo. A quel punto la controparte per il Parma era il commissario Parmalat, Bondi. Ebbi l’incontro con Minotti a Torino il 21 giugno, incontrammo Giraudo, Moggi e Bettega. Voleva formalizzare, ma volevano in cambio opzioni su Gilardino, Marchionni e Bresciano. Io dissi no, che non potevo e Bondi mi disse di rispettare l’accordo del 2002. Non ci fu nessun accordo quella sera: ci demmo appuntamento per l’ultimo giorno delle comproprietà. Ci vedemmo il 23 a Milan e il mattino incontrammo io e Minotti solo Giraudo, che mi richiese in cambio del contratto un’opzione almeno su qualche giocatore del settore giovanile. Lui voleva giustificare l’operazione. Io tenni la linea e ci trascinammo tutta la giornata, senza quei soldi il Parma sarebbe fallito. Tutt’Italia sapeva: c’era il crack Parmalat dal dicembre 2003. Il Parma in quei giorni si salvò con un’operazione finanziaria e la legge Marzano. A poche ore dalla chiusura del termine venimmo chiamato da Giraudo e altri, era arrabbiato e ci disse. Io minacciai di portare in Lega la scrittura privata e lui maturò la convinzione di rispettare l’accordo: regolarizziamo tutto, ma poi non faremo più affari con voi, poi il senso è stato anche "avrete conseguenze di tipo sportivo", io lessi con ipotesi di futura retrocessione. Io rimasi ferito: mi auguro non vinciate lo scudetto. Poi fu firmata l’operazione come previsto nel 2002».
Baraldi: «Avrebbe manifestato questo desiderio di vederci retrocessi. Poi finì il campionato e ci salvammo allo spareggio col Parma».
Avvocato Russo (Juve): «Lei di questa minaccia ha informato gli organi federali?»
Baraldi: «No, no, non lo feci perché allora la colsi come uno sfogo. Io ho avuto un rapporto di amicizia con Giraudo, il mio unico obiettivo ho subito lo sfogo. È stata un’affermazione, io la lessi così. Per questo non l’ho denunciato».
Prioreschi: «Nella sua lunga esperienza quella è stata l’unica volta che ha visto una scrittura privata o è frequente?»
Baraldi: «Scritture private ce ne sono, sulle compravendite la prima volta. Ne avevo vista un’altra fatta da Sacchi su Gilrdino con il Verona... Di Vaio era rappresentato da Alessandro Moggi? Ma era Zavaglia l’agente».
Gallinelli: «L’arbitro dello spareggio era De Santis, ripeto quel che dissi 15 mesi fa. Io non contestai l’aspetto tecnico, io contestai le ammonizioni: la partita venne arbitrata senza errori evidenti. Ritenni che il Parma venne svantaggiato a favore del Bologna».

L'INTERROGATORIO - Avvocato Lombardo per Krogh, che difende Giraudo: «Vorrei invitare a non chiedere cose sull’imputato». Il pm: «È un associato». Casoria: «Questi commenti se li può risparmiare, GIraudo non è ancora un associato».

CORBELLI BOOM - Corbelli, ex presidente del Napoli, la spara grossa al processo di Napoli: «Intanto non ho mai detto che Moggi volle Zeman al Napol per fare del male al Napoli, ma al contrario. Credeva potesse fare bene al Napoli. Erano i senatori ad andare contro. Anche Totti a Roma a Ranieri ha detto: o te ne vai, o noi mercoledì non giochiamo».

LA CURIOSITÀ - Da segnalare come nel corso dell'udienza Bergamo, ex designatore arbitrale, è stato espulso dall'aula per ripetuti inteventi indesiderati.

MONTI -  A fine udienza tocca al giornalista Fabio Monti, grande amico di Giacinto Facchetti, che ai pm a maggio scorso parlò proprio della vicenda Nucini e dei sospetti che Facchetti aveva sul potere di Moggi. Monti nella sua audizione viene sottoposto al fuoco di fila delle difese e il quadro rappresentato appare spesso contraddittorio, con diverse contestazioni da parte degli avvocati di Moggi, De Santis e Racalbuto. Monti: «Facchetti mi parlò della possibilità di questa situazione anomala e del fatto che poteva esserci un arbitro che parlasse. Era in attesa di capire e questo arbitro avesse intenzione di vuotare il sacco. Facchetti lo diceva anche in pubblico: credeva che nel sistema calcio ci fossero anomalie. Nella conduzione delle designazioni sia di decisioni prese in campo. Facchetti parlava di tendenza a violare norme. Lui era convinto che ci fosse un sistema Moggi, e credeva ci fosse a prescindre dalla Juventus, cui riconosceva una grande forza in campo. Facchetti lo riferiva al mondo arbitrale e alla possibilità di violare le norme. C’era stato il campionato 1998 e credeva che il 2002 era uno spartiacque: per quello che capitò nelle ultime partite, non in Lazio-Inter. C’erano stati episodi come Chievo-Inter in cui De Santis non aveva dato un rigore all’Inter. Era convinto, senza prova provata, che ci fosse un sistema Il nome di Fabiani? Era convinto che prescindesse dalla Juve... Era attento a quello che capitava al Messina, società nell’orbita. Mi parlò insistentemente di Fabiani: era convinto che la figura centrale fosse quella di De Santis. Altri? Pellegrino, dopo un Inter-Juve, persa ai rigori, in pubblico. Disse: “io non ho la pazienza di Moratti, ma questa storia non finisce qui”. In realtà ai pm Monti aveva fatto un elenco più completo. "Palanca, Bertini in parte, Gabriele, Trefoloni e Pellegrino: erano questi. Di Nucini non aveva parlato. Su Nucini non aveva idea, non riusciva a decrifrarlo. Racalbuto? Su lui era conciliante, lo vedeva di buon occhio, poi dopo una gara col Chievo cambiò totalmente opinione, ci fu un’espulsione e un rigore contro e un atteggiamento che aveva tenuto contro l’Inter e Facchetti cambiò opinione". L'avvocato di Paolo Bergamo e Fabiani, Silvia Morescanti vuol sapere se Monti riferisce di cose conosciute o raccontate: «Le notizie che ci dà su Facchetti sono cose derelato o ipotesi sue?". E Monti: «Facchetti aveva le sue fonti, non me le ha mai riferite". Contestazione dell'avvocato di Moggi, Prioreschi: «Ma erano chiacchierate? Monti: «Sì, erano chiacchierate! Era la sua interpretazione dei fatti...
Prioreschi: "Allora non più fonti" Bergamo dà in escandescenze: "Ma non è possibile, in questo processo si fanno chiacchiere" Il pm Capuano s'arrabbia, la giudice ammonisce Bergamo che sbotta. Il pm: "Lo cacciamo..." E la giudice è costretta all'espulsione: "Bergamo, mi dispiace, Se ne vada..." E l'ex designatore lascia l'aula sbraitando: "Ma questa non è una cosa seria". Pm: «Metta a verbale..." Monti prosegue: «Mai stato sentito prima di maggio 2010. A volte ho scritto: scrissi della pesante protesta di Facchetti. Ho scritto anche di altre proteste di dirigenti di altri club, però. Mi occupo di queste cose. Facchetti non mi ha mai detto della denuncia alla Procura di Milano. Non mi disse della indagine privata (quella della Telecom, ndr)". Prioreschi contesta ancora: "Ma era un suo lavoro di approfondimento personale? Monti: "Stava cercando di capire cose stesse succedendo".
Prioreschi: "Da chi e dove faceva questo approfondimento.

Avv. Gallinelli: Nel 2010 si è presentato spontaneamente?
Monti: Mi è stato chiesto di presentarmi e mi sono presentato.
Avv. Gallinelli: Lei scrisse articoli sul fatto?
Monti: Sì.
Avv. Gallinelli: Anche in riferimento a De Santis?
Monti: Sì.
Avv: Gallinelli: Facchetti Le disse se si era mai presentato in Procura?
Monti: No, non me lo ha detto.
Avv: Gallinelli: Le ha detto se ha fatto indagini?
Monti: No.
Avv: Gallinelli: Le contesto che Lei ha detto il contrario ai PM, che Facchetti Le confidò che stava svolgendo lavoro di approfondimento personale.
Giudice Casoria: In che consisteva?
Monti: Stava cercando di capire che cosa stava accadendo ma non so dire in che modo.
Giudice Casoria: Lei come giornalista non chiedeva approfondimenti?
Monti: Chiedevo sì, ma le cose stavano davanti agli occhi di tutti.
Giudice Casoria: Ma Lei è tifoso dell’Inter?
Monti: Sì.
Il pubblico applaude.
Giudice Casoria: Di che elementi parla?
Monti: Nel caso specifico non posso saperlo, so che cercava di capire che cosa stesse accadendo.
Avv. Gallinelli: Moratti era a conoscenza di queste indagini?
Monti: Credo proprio di sì.
Avv. Gallinelli: È a conoscenza che Nucini venne sentito dalla Boccassini?
Monti: Sì.
Avv. Gallinelli: E dei successivi rapporti tra Nucini e Facchetti?
Monti: Su Nucini Facchetti non aveva una idea chiarissima.
Avv: Gallinelli: Lei è tifoso dell’Inter, è a conoscenza del fatto che dopo l’audizione della Boccassini...
Opposizione del PM: Non è corretto l’inizio della frase…
Avv. Gallinelli: Sa che Nucini fece il quarto uomo per 4 volte nelle gare dell’Inter?
Monti: Sì, lo sapevano tutti.
Avv. Gallinelli: Sa che Nucini arbitrò Inter-Udinese?
Monti: Sì.
Avv. Gallinelli: Sa che ci sono contestazioni sulla mancata epulsione di Di Biagio?
Monti: Sì.
Avv. Gallinelli: Scrisse qualcosa su questo fatto?
Monti: Sicuramente sì.
Avv. Gallinelli: Cosa scrisse, criticò il comportamento arbitrale?
Monti: Sì, si scrisse.
Avv. Gallinelli: No 'si scrisse', Lei scrisse?
Monti: Sono passati alcuni anni… non ricordo.
Avv. Gallinelli: E sull’opportunità che un arbitro che aveva rapporti extracalcistici con Facchetti arbitrasse l’Inter lo aveva fatto presente a Facchetti?
Monti: No.
Avv. Gallinelli: E l’appello dei giocatori chi lo fece il quarto o l’arbitro?
Monti: Non lo so.
Avv. Prioreschi: Devo fare una contestazione. Rispondendo al Pm ha fatto l’elenco degli arbitri. Lei ha detto che Nucini faceva parte del gruppo, ma aveva un ruolo marginale anche perché arbitrava in B. Quindi Nucini faceva parte della cupola?
Monti: Assolutamente sì.
Avv. Prioreschi: E Lei aveva detto che su Nucini Facchetti non aveva le idee chiare.
Difesa Racalbuto: Nel verbale del maggio 2010 Lei dice che Facchetti aveva avuto delle esitazioni ad accettare che Racalbuto facesse parte della cupola, anche in relazione al lutto che lo aveva colpito. Sa che lutto?
Monti: Aveva perso il figlio.
Difesa Racalbuto: Lei ha anche detto che Racalbuto avrebbe avvantaggiato i giocatori dell’Inter non ammonendoli in qualche occasione.
Monti: Dopo che erano successi i fatti di cui abbiamo detto prima.
Difesa Racalbuto: Possiamo dire che fu un arbitraggo a favore dell’Inter?
Monti: Diciamo che fu un arbitraggio non all’altezza.

di Alvaro Moretti

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Commenti all'articolo

  • adrianse

    03 Marzo 2011 - 08:08

    Spiega a Monti come si fa il giornalista Monti grande giornalista? sta cippa e poi quando la CASORIA gli fa levare il fogliettino va in crisi pazzesca e questi ci hanno mandato in b Prova chiedere i ai tuoi direttori di fare un bel servizio in prima pagina sul processo

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  • grimoaldo

    03 Marzo 2011 - 07:07

    L'udienza del 1 marzo è stata comica. I testi riascoltati perché "avevano da rivelare nuove ed importanti verità" non solo non dicono nulla di nuovo, ma sconfessano le loro precedenti testimonianze e d abbattono i "pilastri" (presunti) dell'accusa! I tre principali testi non si presentano, così come il Maximo inquisitore Narducci. Una farsa vera e propria. Lo pseudo giornalista Monti a domanda del giudice "Lei è tifoso dell'Inter"? risponde candidamente "sì"... Ma la cosa più surreale è di come i media ne abbiano dato conto: o niente o due righe faziose e disinformanti (il Corsera è stato grandioso, in poche righe ha ignorato le assenze, ha ignorato i dietrofront dei testi, la ridicola deposizione di Monti, ecc, ma ha sottolineato la cacciata di Bergamo ed il fatto che si prosegue nel senso già indicato dai PM circa l'organizzazione moggiana...).Semplicemente disgustoso...

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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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