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Calciopoli, il capolavoro di Narducci

Ricusata la Casoria, ritardata la sentenza

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Calciopoli, il capolavoro di Narducci
Lo scorso 25 gennaio, ricorderete, si è celebrata un’udienza lampo: 18 minuti scarsi, di cui 8 per il solito, lunghissimo, appello. Il perito trascrittore, l’ing. Roberto Porto, aveva trovato difficoltà a concludere il suo lavoro in tempo e, dalla iniziale richiesta di proroga al 24 febbraio con udienza l’1 marzo, respinta dalla Casoria, si era arrivati a fissare come data ultima quella del 18 febbraio per la deposizione, con udienza fissata il 22. Quasi un mese senza udienze e senza novità, nonostante già dalla volta precedente, l’11 gennaio, si avesse notizia sia in aula sia a mezzo stampa dell’attività integrativa di indagine svolta dalla procura. «Fin quando (la procura, ndr) non fa una richiesta al tribunale è un fatto che non ci riguarda», disse la Casoria all’avv. Gallinelli in uell’occasione. E la pausa divenne obbligata, anche se, volendo, evitabile (avrebbero potuto ascoltare i teste in quel periodo, se avessero voluto stringere i tempi).

Tornati in aula, il perito ha nuovamente chiesto una proroga di ulteriori 45 giorni, dilatando ancora di più i tempi del processo. Uno brutto colpo per le difese, che in modo apprezzabile avevano già rinunciato alla maggior parte dei teste difensivi per cercare di arrivare a sentenza per l’estate. E invece niente. Anzi, se possibile, è andata pure peggio. Il giorno 22, infatti, la Procura ha finalmente annunciato di voler ascoltare gli ulteriori 9 teste ex art. 493 c.p.p., nonostante le indagini si fossero formalmente chiuse già nell’aprile del 2007. Dieci mesi dopo aver inserito nel fascicolo il “memoriale” di Giacinto Facchetti e averne parlato col figlio Gianfelice, si chiede di ascoltarlo in aula. Dieci mesi dopo è tanto. E non solo lui: anche altri teste come Monti e Nucini, che sull’argomento avrebbero qualcosa da dire. E altri, di cui uno, Corbelli, si era già beccato una querela da Moggi prima ancora di
parlare in aula; l’altro, Zamparini, aveva detto di lasciarlo in pace già da tempo e gli ultimi due, Baraldi e Minotti, che non avevano altro che “sensazioni”, e comunque riferite a Giraudo.

Nell’udienza dell’1 marzo i primi tre non si presentano, e nemmeno Narducci. E qui inizia il capolavoro. Il 28 febbraio, infatti, il giorno prima dell’ultima udienza (di fatto inutile), è iniziata formalmente una causa al Csm nei confronti della Casoria. La causa è nata da un esposto fatto da suoi colleghi della IX Sezione del tribunale penale di Napoli, che accusano il presidente di sezione, la Casoria appunto, di aver avuto un atteggiamento scorretto e aver usato toni inappropriati nei confronti di colleghi e collaboratori d’ufficio. Insomma, un dissidio interno alla procura, dove i giudici si ribellano chiedendo la testa (virtuale, e ci mancherebbe) della poco apprezzata (da loro) Casoria. Cosa c’entra tutto questo? C’entra perchè, dall’8 aprile prossimo, inizieranno le testimonianze orali, e due dei teste che verranno ascoltati saranno propri i due Pm Narducci e Capuano, chiamati a dire la loro sul presidente. I due, che quindi già sapevano e meditavano un colpo di teatro, arrivano alla data di inizio del procedimento al Csm, di fatto senza bruciare testimoni importanti. All’udienza dell’1 marzo, Gianfelice Facchetti, Danilo Nucini e il Pm Narducci non si presentano (anche Zamparini, ma lui avrebbe smentito comunque, a sensazione), mentre il giovane Capuano, da solo, “va sotto” con i teste “meno importanti”, quelli che un pò tutti sapevamo non avrebbero avuto molto da aggiungere. Procura in testa. Un’udienza chiaramente e sfacciatamente pro-difese, come abbiamo avuto modo di documentare.

Un trionfo, ma ecco la mossa che ribalta la situazione: il giorno dopo, i due Pm depositano presso la cancelleria della Corte d’Appello una dichiarazione di ricusazione (la seconda, incredibile) del presidente Casoria (solo lei, questa volta), giustificandola ai sensi l’art. 36 comma a del codice di procedura penale che prevede che il giudice si astenga “se ha un interesse nel procedimento”. L’interesse, alla Berlusconi maniera, sarebbe se vogliamo una forma di vendetta possibile della Casoria contro i due Pm, che testimonieranno in uno suo processo. “Mancanza di serenità nel giudizio”, scriverà con parole più morbide la Gazzetta dello Sport.

Ma lo stupore va oltre. «Sono perplesso per i tempi di questa istanza. L’1 marzo i Pm hanno concordato con la Casoria di risentire il 15 i testimoni, Nucini e Facchetti jr., che non si erano presentati, mentre il giorno dopo depositavano un’istanza di ricusazione con richiesta di sospensione immediata dell’attività processuale. Un documento che per la sua complessità non poteva essere preparato in un giorno solo: insomma, il sospetto è che sia una mossa per ritardare un processo che non stava certamente andando bene per loro», così  l’avv. Gallinelli, a caldo.

Tiriamo le somme? Nucini & co., nei confronti dei quali le difese erano pronte a scatenare l’inferno (Prioreschi aveva suggerito al “cavallo di troia” che si facesse controesaminare in presenza di un avvocato) guadagnano tempo, i Pm chiedono la sospensione immediata del procedimento (anche del loro esame, quindi), la Casoria – ad ogni modo – non potrà emettere sentenza finchè la Corte d’Appello non si sarà pronunciata sul suo caso (e in estate si va tutti in vacanza) e, ricusazione a parte, rischia il trasferimento causa procedimento in corso al Csm (qualora dovesse essere accertato quanto presentato nell’esposto, ovviamente).

Basta una mossa, ma fatta bene. Sfacciata, se vogliamo. Ma è guerra, e come in amore anche in aula non si escludono colpi. Calciopoli è anche questo. E’ una lotta fatta di carte bollate, ricusazioni, una corsa contro il tempo, una corsa a perderlo. L’anomalia, se vogliamo, è che ormai la procura si comporta come un imputato, mentre gli avvocati difensori fanno i procuratori, cercando di chiudere perchè convinti di avere in mano le carte vincenti. E’ una partita a poker. Fosse stata a scopone, Moggi li avrebbe stracciati tutti.

di Antonio Corsa - www.uccellinodidelpiero.com 

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