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Moratti e la Gazza? Piccoli "omicidi" tra amici

Calciopoli continua

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Moratti e la Gazza? Piccoli "omicidi" tra amici
Moratti si permette di dubitare della serietà della convocazione di Palazzi?
Subito Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport, gli dà il peggiore dei benservito che un uomo possa ricevere. Essere preso sul serio. Monti non dà scampo a Moratti. Prende sul serio ciò che ha detto di essere sino a questo momento. La “parte lesa”. Invitandolo perciò non solo a presentarsi passivamente. Ma addirittura ad andarci di buona lena e con le migliori delle intenzioni. Dire tutta la verità, nient’altro che la sua verità. Non poteva esserci cosa peggiore per l’attuale presidente dell’Inter. Monti e Palombo: uno dopo l’altro han lanciato chiari segnali di linea editoriale. Uno dopo l’altro.
Sono passati cinque anni. Certi equilibri vanno mutando: o li avverti, oppure ti avvertono loro. E’ come i vestiti: o ti adegui alla moda, o rimani in mutande. Prima Palombo che manda ramingo Abate volevo dire Abete, i suoi innumerevoli gradi di giudizio, la radiazione e i suoi innumerevoli tentativi d’imitazione. Moggi e Giraudo, a fine pena lasciamoli in pace. Poi il direttore che non segue Moratti sul discorso della serietà della corte. Non lo segue. Lo insegue, che è un po’ diverso. Uno dopo l’altro. E non sono Materazzi, innocuo soldato delle cause perse. Un comandato. Sono la reggenza del principale quotidiano sportivo d’Italia, generali delle cause proprie. I co-mandanti. Se Materazzi non sa neanche dove stia Napoli e dove Moratti debba andare, quei due, Monti e Palombo, hanno le mappe di ogni tracciato. Perché in parte lo scrivono loro. Certo, il tifoso si diverte con Matrix. Certo, il tifoso vorrebbe un repulisti della casta stampata. Diffida, non legge Monti ma Matrix.
Certo, il tifoso si diverte con poco. Certo è che non vi sarà alcun ravvedimento o scuse o sedute di autocoscienza. E quindi inutile fare le liste, quello lo leggo, quell’altro ha detto. Inutile speriate di coglierli in fallo.
Il giornalismo non è come ammazzare, anche se morti ne fa lo stesso. Al momento opportuno tutti hanno detto e nessuno l’ha fatto. E’ più facile che Materazzi smetta di giocare piuttosto che il giornalismo italiano cominci a farsi giocare. Il giornalismo è una professione, non una confessione. Monti ha teso un agguato a Moratti con la scusa della legalità. Palombo ha teso una mano a Moggi con la verità del buon senso. Ottime idee, i grandi ideali. E’ l’essenza del giornalismo: il giornalismo non è dare l’informazione, concetto di suo esagerato come ogni one. Il giornalismo dà informazioni.
E’ l’essenza del giornalismo nel via vai di chi non si sa orientare: entrare, van dentro gli altri, uscirne, soli e puliti. Materazzi ed Abete non sanno dove debbono andare. C’è chi per professione ce li manda. Se volete capirci qualcosa, non andate a tentoni. Seguiamo chi conosce la strada. Chi sta su strada per dare le informazioni. Tutti gli altri son di passaggio.

di Vincenzo Ricchiuti

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Commenti all'articolo

  • ANOTHARJOINT

    11 Marzo 2011 - 19:07

    Prima o poi "qualcuno" regalerà (finalmente!) un paio di braccialetti a Moratti..

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  • coruncanio

    11 Marzo 2011 - 18:06

    Quando i giudici gli regalavano scudetti e benemerenze Moratti li corteggiava e si definiva onesto e festeggiava allo stadio lo scudetto degli onesti, senza dimostrare il minimo senso del ridicolo . Adesso che lo convocano dice che sono ridicoli i giudici, caro Moratti datti una sola faccia che di balle ne hai già raccontate troppe.

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