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Mamma mia me lo diceva

Calciopoli continua a Brescia

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Mamma mia me lo diceva
Doveva durare pochi minuti l’udienza tecnica di stamane a chiusura della fase dibattimentale. E invece. La pubblica accusa ed il Brescia parte civile nelle persone del dottor Narducci e dell’avvocato Catalanotti hanno chiesto alla corte di acquisire ulteriore documentazione. Nel caso del Brescia, perfino ascoltare un altro teste. Tra una mezz’ora concessa agli avvocati delle difese per valutare la documentazione e quindi se opporsi o meno all’acquisizione della stessa e la lunghissima, che vuol dire litigio, camera di consiglio del collegio durante la quale si son prese le decisioni in materia, è andata via un’altra estenuante e inattesa giornata portandosi via, completato con Porto il deposito delle trascrizioni, finalmente la fase dibattimentale.
Quel che è fatto, è fatto. Dal 3 di Maggio in poi siamo alle conclusioni. Andiamo nel dettaglio.

L’aula è ancora sbarrata. Causa, le televisioni. In realtà le televisioni sono scomparse. Skysport c’è ma fa un succinto e svogliato compitino. Non chiede interviste a nessuno, fa qualche zoommata occasionale, non filma, più che altro fa scena. Gli operatori a distanza di mesi non sanno ancora chi è Pairetto. O se sanno chi è, pensano arbitri ancora. Probabile che per la requisitoria di “Peppe” Narducci vedremo dalle tv un nuovo interesse.

Con le richieste ha iniziato Catalanotti, quello che disse che Corioni non poteva venire a Napoli in aula perché stava finendo. Da un momento all’altro.  Momento dopo momento siamo arrivati alla sua richiesta di far acquisire una memoria, usa proprio questo termine, per inguaiare la Fiorentina. Chiede addirittura di ripescare un teste prima chiamato e poi bocciato dallo stesso Narducci, il presidente del Genoa Preziosi. Che ci azzecca Preziosi con Calciopoli ? Il mistero lo chiarirà uno degli avvocati dicendo che Preziosi verrebbe sentito su una misteriosa partita del Torneo di Viareggio. Nessuno ne sa niente. Io si. Ricordo la polemica. Molto probabilmente ci si riferisce a Genoa-Juventus, finale del Viareggio del 2005. Vittoria Juve per due reti a zero, arbitro Messina di Bergamo. La polemica scoppiò due anni dopo, nel 2007.  Quando Moggi era attaccabile. Il Genoa vinse il Viareggio contro la Roma e festeggiarono platealmente. Il dirigente del Genoa portando la distinta all’ arbitro del 2007, Trefoloni, fece la sceneggiata: aprì la porta della stanzetta arbitrale e controllò se dietro ci fosse Moggi riferendo il tutto a Trefoloni tra le risate di tutti. Al termine della gara, la comitiva rossoblu si diede alla pazza gioia brindando al successo con lo striscione in un pub: “oggi Moggi non c’era”. L’accusa era che nel 2005 avevano visto Moggi con l’arbitro: chi dice nello stanzino, chi li aveva visti strizzarsi gli occhi entrando insieme sul campo. Non lo sanno manco loro cosa hanno visto in quel 2005. Fatto sta che nell’ambiente genoano c’è questa leggenda del fantasma di Moggi al Viareggio del 2005. La cui presenza avrebbe ovviamente indotto la Juve dei Criscito, Marchisio e De Ceglie, arrivata appena alla terza finale consecutiva di quel torneo, a vincere con l’inganno la Coppa ai danni del povero Genoa massacrato dall’arbitro Messina che espulse appunto uno juventino. Che si volesse interrogare Preziosi su tale esempio di piccola leggenda locale, a metà tra diceria popolana e suggestione del notabilato, tra i coccodrilli che risalgono il water ed il marziano all’Happy hour solo il giovedì ? Nel 2005, Preziosi era il Presidente della promozione in Serie A revocata poi per la valigetta. In quell’anno una leggenda dove s’era buoni doveva pur nascere. Per fortuna che neanche Narducci è riuscito a crederci. Catalanotti magari neppure. E’ sembrato il suo un tentativo esclusivamente dilatorio. In sintonia con quello di Narducci. Si facevano notare mettendosi bene in vista i tre del collegio d’ accusa. Cioè Narducci, Galdi, Catalanotti. Con Catalanotti che correva da Narducci a Galdi e viceversa. Non si sono nascosti neanche un secondo. Che fosse chiaro proprio a tutti. Le parti bene assegnate. Narducci e Galdi seduti, uno in toga e l’altro a scrivere al cell. Catalanotti a fare da rete, a fare da link. Risultato ? Bocciato. Il fantasma di Moggi al Viareggio del 2005 ?  Bocciato. Preziosi ? Bocciato. Gallinelli a fine udienza cerca Catalanotti per riderci su.

Narducci ha chiesto acquisire intervista Pieroni, ancora ? pietà, quella che poi ci è andato di mezzo Scardina. Quella richiesta d’aiuto personale di Ermanno Pieroni via stampa mascherata da morale al calcio. Terminata con Moggi che chiama Scardina per sapere che passa Pieroni e perché si comporta così, Scardina che anziché far ritrattare Pieroni come nella vera mala si commuove perché Pieroni è al verde e sta male, Moggi che a sua volta in questa specie di Cupola senza pietà sente Scardina, si commuove anche lui, si dimentica dell’
intervista e aiuta Pieroni procurandogli l’auto per andare dal medico, Pieroni anziché tacitato dal moggiano Scardina finito su Dribbling a dire le stesse cose dell’intervista che poi fa la smentita in aula di quanto detto anni e anni dopo. Tutto questo film, Narducci lo voleva ritrasmettere. Forse l’aveva dimenticato. La memoria ? Bocciata.

Narducci ha chiesto acquisire vabbé resoconti vari di natura anche web. Mamma me lo diceva sempre chi s’incontra su Internèt. Si sa che il giudice è un appassionato di internet e prende sul serio i forum tifosi. Altro che noi miscredenti che ai forum diamo soltanto faccine, bandiere ed assenze. Narducci è uno che su rete tiene i contatti con le associazioni dei desaparecidos, glielo sentì dire alla presentazione del libro sui Mondiali del ’78 con Minà e Zeman. Non trascura niente su Google su Moggi e Videla. Non butta via niente su web. Figurarsi se schifa i laziali. A proposito di ambiente romano. Narducci ha chiesto acquisire sentenza Gea, quella che smonta l’associazione. Contento lui. Casoria ovviamente l’ha accettata eccome. Narducci ha poi chiesto acquisire foglio dove sono i riscontri delle schede svizzere. Nientemeno. Ho chiesto a chi l’ha visto, ‘sto foglio. Nientemeno era un foglio a4 da excel dove ci sarebbero gli incroci tra utenze fisse e schede attribuite chissà a chi. Un foglio senza date né orari né nomi in cui al telefono di casa mettiamo di Pairetto veniva assegnato uno squillo su una di queste schedine non rintracciate e male segnate. Purché straniere. Un foglio che avrebbe dovuto tradurre in prova magari di tutto. Un foglio che se fosse passato avrebbe detto, in un giorno imprecisato e non si sa a che ora da casa Pairetto magari la moglie del designatore ha chiamato lo stesso Pairetto sull’utenza straniera che Pairetto aveva dall’Uefa. Un foglio anonimo che non ha trovato né date né orari né nomi, neanche un cristiano che l’abbia firmato prendendosene la responsabilità. E naturalmente neanche l’approvazione della Casoria. Sposta a Cestino.

Ah si. A proposito di carta straccia, c’è stata anche la Juve stamane. Un intervento sferzante a voce pianissima del legale Vitiello, compunto come se stesse dando l’estrema unzione. Sulla Juve ha detto la cosa più logica un arbitro di quelli sotto processo il cui nome non vi dico neanche sotto tortura: “La vera voce della Juve non la sentite in quest’aula. Bensì la leggete ogni giorno dal 2006 su Corsera e Gazzetta”. E’ la libertà di stampa, bellezza. Una libertà condizionata. Tenuta alla catena. Quella di comando, di trasmissione libertà-proprietà. Termina l’udienza. L’unica preoccupazione delle difese è che “l’accusa è troppo inconsistente. Ciò ci preoccupa”. Strano ? Strano che la difesa si preoccupi che l’accusa è troppo morta ? Non è strano. E’ la storia di questo processo. Un processo dove l’eccezione è la norma e le norme stanno sotto ricusazione. Ci diamo gli auguri di Buona Pasqua e arrivederci al 3 Maggio, con l’abbrivio delle requisitorie. Si va ridendo verso l’uscita, ridendo della splendida battuta di Pairetto in deposizione spontanea che ovviamente non v’han riportato. Un Pairetto rammaricato sul fatto che per Nucini ci voleva uno psicologo ma lui avrebbe comunque potuto fare di più. Avrebbe forse potuto fare qualcosa. Da veterinario.

Avviso per i naviganti. Mi spiace per i tifosi che verranno il 3 Maggio ma non resto più fuori l’aula. Questo gioco di guardie e ladri, con il sottoscritto che entra ed esce inseguito dalle divise, non lo reggo più. Moggi ha una gran pazienza a cercare di coprirmi e blandire le guardie. Ha voglia a dire “E’ il mio segretario”, ormai è un muro. Mi mancano solo parrucca e baffi finti o entrare con l’autoambulanza e poi le ho fatte davvero tutte. Prossima volta, fo l’accredito e spiace. Non vorrei finire come l’erede Nutella, l’infarto facendo moto. Lo sport fa male. Tra l’altro le scadenze sono ormai ravvicinate. In due giorni di Maggio si decidono radiazione e ricusazione. Bisogna prendere posizione. Seduti e tutto fuor che sportivi. All’in piedi ed avanti e indietro, non sono Catalanotti.

di Vincenzo Ricchiuti

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