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Guido Rossi e l'opportunità sprecata (dagli altri, ovvio)

I lati oscuri di calciopoli

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Guido Rossi e l'opportunità sprecata (dagli altri, ovvio)
Ve lo ricordate? Il "prof" Guido Rossi, quello delle battutine "Lo Scudetto all'Inter? Non l'ho assegnato io, ma Luciano Moggi", quello che avrebbe dovuto riformare e moralizzare il calcio italiano, quello della toccata e fuga? Stamattina ha scritto un articolo pubblicato da Il Sole 24Ore col titolo "La profezia di San Paolo e la barca che affonda". Ve lo riporto integralmente, con qualche piccola considerazione a margine. Buona lettura (consigliata prima dei pasti causa possibili travasi di bile).

Ancora una volta è stata la magistratura ordinaria a individuare e colpire la criminalità nel calcio, laddove si alternano i sogni e gli odii, gli eroi e i traditori degli italiani, il loro spirito di solidarietà e a volte la loro animale violenza tribale.

A parte i versi "alla Nichi Vendola" della seconda parte di frase (non lo facevo poeta), l'articolo lascia perplessi già dalla prima parola: 1) la magistratura sportiva non ha i mezzi per disporre intercettazioni, né per compiere investigazioni in senso stretto. Dire "ancora una volta" perciò non ha senso. Semmai, visto che si è toccato l'argomento, ci sarebbe da discutere sul "come" nel 2006 abbia acquisito "le carte" dalla Procura di Napoli. Il "superprocuratore" dott. Francesco Saverio Borrelli (dal dott. Guido Rossi nominato), infatti, ha dichiarato dinanzi alla 2° Commissione permanente (Giustizia), il 14 settembre 2006 scorso, di essersi messo in macchina ed essere andato a Napoli "da privato cittadino", non essendo ancora stato formalmente investito del suo ruolo. Tra un verso poetico e l'altro sarebbe carina ogni tanto una riflessione seria, e non questi monologhi senza senso. 2) a "colpire" i criminali (e quindi eventualmente "la criminalità nel calcio") sono le sentenze, meglio se definitive, e non i pubblici ministeri. Che palle questi giudici, eh? Un intralcio! Eppure ancora ci sono, per fortuna. E sono loro a decidere se un'accusa è sostenibile o meno. Sia nel processo di Napoli che nel non-processo (perché lì ancora deve iniziare!) di Cremona non ce ne sono, anzi, è proprio la procura, nel primo caso – per citare il presidente del tribunale – che è stata "renitente nel fare la requisitoria". E, chiunque l'abbia seguita, non può che avere ben chiaro a mente il motivo. Altro che "individuato e colpito"…
Questa volta, volutamente anche dimenticata dai responsabili, non è Calciopoli, anche se nello stesso momento la cupola di coloro in grado "di pilotare e condizionare" i conduttori di gare, subisce pesanti richieste di condanna nel processo di Napoli.
Talmente pesanti che sono inferiori a quelle del processo Gea (a proposito: nelle motivazioni dell'appello si legge chiaramente come non sia esistita alcuna associazione a delinquere, anzi..) e tutti i cronisti che seguono il processo (da Moretti a Galdi) le hanno definite "soft", essendo inferiori alle stesse pene edittali previste per i reati contestati…
E pur sempre nello stesso momento Sepp Blatter, nuovamente rieletto presidente della Fifa, nonostante accuse di violazione del codice etico, dichiara che «la barca (del calcio) imbarca acqua». Quel che pare oggi in Italia è invece che la barca del calcio stia affondando.
Sarà colpa di Moggi e Giraudo?
Sembra infatti che si attui la profezia di San Paolo secondo cui «radice di tutti i mali è l’avidità del denaro». È il potere di questo a far sì che la nostra classe dirigente, nello sport sempre la stessa arroccata nell’auto-conservazione, renda inattuabile ogni riforma contro le attività criminali. Non è un caso che la stessa giustizia sportiva sia allora costretta a occuparsi di altri giochi, cioè di bagatelle. La conseguenza è che nessuno, né i governi passati o presenti, né gli organi sportivi ai vari livelli, ha mai inteso cambiare questa pericolosa deriva, per la cui descrizione sarebbe per me facile qualche appunto. Deriva che trascura completamente l’importanza economica del calcio sul prodotto interno lordo e la sua vocazione ad essere uno straordinario ammortizzatore sociale, sicché i governanti si guardano bene dal creare regole di freno alle vocazioni illecite o dal far crescere la solidarietà sociale che l’impegno e il favore popolare richiedono, ma son spesso traditi anche da arroganti e immaturi dirigenti. Né le società di calcio dovrebbero spendere più di quel che incassano, sicché il sistema è anche in questo caso largamente dominato dalle banche. Neppure il problema degli stadi dovrebbe, al contrario di quel che avviene negli altri Paesi, essere invischiato in regolamentazioni antiquate, mentre tutto l’indotto si riduce a falsificazioni grossolane di merci per gli sprovveduti tifosi. Insomma, le grandi passioni e potenzialità economiche e sociali del calcio non possono più essere abbandonate a loro stesse, attendendo che sia sempre la magistratura ordinaria a mettere qualche pezza riparatoria a un Paese in decadenza e a una classe dirigente in crisi, risvegliata forse ora da un forte senso di rinnovamento civile e politico, che per il momento riguarda altri settori, ma non lo sport.
Chissà perché il buon dott. Guido Rossi, uomo di tanti buoni propositi e da idee così innovatrici e rivoluzionarie, abbia abbandonato la barca nel 2006 (forse faceva già acqua?), subito dopo aver incredibilmente assegnato uno Scudetto a tavolino agli ex compagni di merende dell’Inter e subito prima di attuare quelle stesse riforme annunciate in pompa magna. Eppure c’aveva poteri pressochè dittatoriali! Mai eletto, in grado di stravolgere il codice di giustizia sportiva, di eliminare gradi del processo sportivo, di giudicare (il vizietto gli è rimasto) gli indagati prima dei processi (lo fece dalla Germania, dove saliva sul carro dei vincitori).. C’aveva persino un "Ministro dello Sport" (!) a disposizione e la possibilità, volendo, di farle persino assieme, le riforme! Ma forse l’Italia ha più problemi di quelli elencati dal professore. Anzi, sostanzialmente ne ha uno solo: sono tutti bravi a parlare, ma poi, quando bisogna fare i fatti… la colpa è sempre degli altri.
A proposito.. Si è mai saputo poi chi ha assegnato lo Scudetto all’Inter e perchè? Dico, visto che si cita San Paolo…

di Antonio Corsa

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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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