Cerca

De Santis: "Non mollo, in appello ce ne saranno delle belle"

Processo Calciopoli

0
De Santis: "Non mollo, in appello ce ne saranno delle belle"
Massimo De Santis è attualmente il Ds del Palestrina, anzi, meglio dire era perché, come Lotito, Mencucci e Della Valle, avendo subito una condanna, seppur solo in primo grado, al termine del processo di Napoli, risulta inibito ai sensi del contestatissimo art. 22 bis delle NOIF. E non se ne dà pace: "Io ho già pagato per 4 anni il mio conto con la giustizia sportiva. Devo pagare ancora? Il calcio è la mia vita. Non mi dà fastidio tutto ciò perché io sono pronto a lottare, sempre. Mi danno fastidio certe cose di certe telefonate. Ma ci sarà tempo per tutto. Ci sarà tempo per la giustizia". Il suo sfogo è contenuto in un'intervista a calciomercato.it, a margine della presentazione del libro di Antonio Felici 'Le pagine nere del calcio' presso il Futbol Club di Roma. E' deluso, si aspettava un'assoluzione, dopo cinque anni che gli hanno distrutto la carriera e avvelenato l'esistenza, ma non si arrende: "La reazione per la sentenza è stata ed è di delusione, si entra in aula e ci si aspetta che si venga giudicati per le prove. La decisione è arrivata per via della maggioranza. Le due giudici a latere non hanno giudicato per coscienza. A ripensarci noi abbiamo sottovalutato alcuni aspetti che ci potevano far presagire la sentenza. Stiamo lavorando per l'appello e ce ne saranno delle belle. Io non mollo niente. La polizia e i magistrati hanno grosse responsabilità". Troppi infatti sono ancora i lati oscuri delle indagini: "Ci sono state delle indagini abusive. La Boccassini ha bloccato l'indagine che poi è passata a Guariniello, poi a Roma, poi Auricchio... troppe cose, troppe persone. C'è stata una caccia all'untore".

E l'untore ha un nome e un cognome: Luciano Moggi. "Moggi è stato visto come il mostro ed io il braccio armato. Ma vorrei far notare che le tre partite per le quali sono stato condannato non riguardano la Juve. E' stato cercato e trovato un capro espiatorio, ci si è concentrati sulla squadra che dava più fastidio, quella più vincente, ossia la Juventus. Non era un sistema, semplicemente tutti facevano gli interessi delle proprie squadre. Tutti si sentivano, tutti chiamavano i designatori che a volte se ne occupavano, altre volte no. Il più grande millantatore è stato Mazzini. Si voleva allontanare Moggi dal mondo del calcio, l'indagine doveva andare così . Ma Moggi faceva gli interessi della propria squadra, come tutti. Ci sono le telefonate di Inter, Brescia, Fiorentina, tutti chiamavano e chiedevano...".

Non lo stupisce che la Juventus si sia chiamata fuori: "La Juventus non era colpevole, ha avuto la fortuna di avere una grande squadra e i più grandi
dirigenti: questa gente dà fastidio in certi contesti". Ma nel suo mirino c'è anche l'Inter, cui ha chiesto 21 milioni di euro di risarcimento: "La cifra l'abbiamo stimata in base a quanto chiesto da Vieri. Anche se quello che ha fatto l'Inter con Pirelli-Telecom non ha prezzo per la sua gravità. Comunque il
13 marzo ci sarà il dibattimento". La molto presunta cupola è stata abbattuta, ma le polemiche sugli errori arbitrali impazzano più che mai; secondo l'ex fischietto la colpa è della bassa qualità dell'odierna classe arbitrale: "E' molto scarsa. Prima con la cultura del sospetto si credeva che gli errori fossero volontari, ora si dice che sbagliano per incapacità". 

da www.ju29ro.com

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

media