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ll piatto indigesto del 2006

Rivedere Calciopoli

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ll piatto indigesto del 2006
Arrivano certi momenti nella vita in cui ci si accorge che troppe parole sono state sprecate, troppi pettegolezzi hanno trovato pubblico spazio in questo o quell’altro organo di stampa, e soprattutto ci si rende conto che chi dovrebbe spiegarti le cose per come stanno, o per lo meno provarci, non è capace di sedersi a tavolino con tutta la tranquillità di questo mondo per poterti dire “caro amico, oggi è andata così”. Questo accade nella vita di tutti i giorni, e così anche nel calcio dove solitamente basta perdere la pazienza per attirare l’attenzione della gente, per creare notizia, magari per trovare un credito popolare inimmaginabile, a meno che non si scelga l’obiettivo giusto.
 
Il popolo bianconero, e molto più in particolare la Vecchia Signora, è storicamente fra i soggetti più “pettegolati” dal resto del mondo pallonaro
italiano: ladri, drogati, perdenti, raccomandati e chi più ne ha, più ne metta. Sino a qualche anno fa era facile creare sentenze ancor prima di un regolare dibattito, i mezzi di comunicazioni erano molti di meno, e bastava che una penna o un microfono d’elitè decidesse qualcosa affinchè tutti, come capre, andassero dietro a quella linea tracciata. Oggi, anche se ancora in maniera non del tutto soddisfacente, non è così: esiste internet, esiste la possibilità di andarla a verificare una notizia, è possibile provare a rendersi conto autonomamente di ciò che accade in giro per il mondo, e personalmente ritengo non sia solo un caso che determinati quotidiani abbiano perso una buona fetta del loro mercato.
 
Ma c’è qualcuno che si ostina a navigare sulla solita rotta, e con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce a capire la motivazione. Fra ieri e oggi due che hanno avuto in mano le chiavi di casa del calcio italiano hanno ennesimamente lanciato bombe verso la Juventus, e prima o poi dovranno spiegarcelo il perchè. Sto parlando di Guido Rossi e Franco Carraro, rispettivamente coloro che hanno consegnato uno scudetto all’Inter che oggi la Federazione dice di non poter toccare perchè non le compete nonostante le numerose ed evidenti novità venute a galla negli anni (le credo, sig. Rossi, lei non ne sapeva nulla: è l’unica spiegazione che le farebbe conservare un briciolo di dignità sportiva), e che, in alcune delle intercettazioni rinvenute grazie alla ricerca degli avvocati di Luciano Moggi, si preoccupavano affinchè la Juve venisse eventualmente penalizzata dall’operato degli arbitri che avrebbero diretto la squadra bianconera in determinate partite. Certo, c’è qualcuno che sostiene che queste telefonate dimostrano ancor più l’esistenza della cupola, seppur non si capisce secondo quale criterio, ma, se così fosse, perchè Carraro non è stato mai giudicato nè dalla giustizia sportiva, nè da quella ordinaria è uno di quei misteri irrisolti che tali resteranno, con buona pace di chi cerca di capirci qualcosa senza partire da posizioni prevenute, nè in un senso, nè nell’altro.
 
E avete capito bene, nè in un senso, nè nell’altro perchè va bene essere juventini, ma qui nessuno è schiavo di nessuno, con buona pace di chi sostiene il contrario. Semplicemente si prova a capire quello che sta succedendo, quello che è successo, e proprio non si capisce ancora oggi come sia possibile uccidere una squadra come la Juve nelle modalità in cui è stata uccisa nel 2006. Qualcuno mi dirà che le sentenze vanno rispettate, e il sottoscritto non vuole di certo organizzare manifestazioni sovversive, ma sino a quando non verranno mostrate le motivazioni di tali sentenze non si potrà non sottolineare l’incongruenza di alcune accuse passate in giudicato. Ma ci sarà modo di parlarne, non è questo, adesso, il tema del discorso.
 
Torniamo alle parole di Rossi e Carraro, e poi metto un punto perchè ad andar per le lunghe si rischia di annoiare la gente. Guido Rossi: “Se fossero state note anche le altre intercettazioni sin dal 2006, non sarebbe cambiato nulla. Sono stufo di queste cose, chi dice stronzate va fatto tacere. Quanto accaduto nel 2006 non va riscritto perchè è storia”.
 
Franco Carraro: “La Juventus non può, e lo dico chiaro, dire che ha vinto 29 scudetti, e mettere quel numero nel proprio stadio. Capisco le motivazioni psicologiche che portano Andrea Agnelli ad agire ma è su di lui che incombe la responsabilità di dire, ‘ci sto male, ma la chiudo lì’. Vorrei vederlo fermarsi e dire niente altro che ‘aspetto’”.
 
Si prende atto che: è permesso ad un tifoso nerazzurro, oltre che ex rappresentante del mondo del calcio italiano, insultare una società come la Juve; è una stronzata ritenere per lo meno ambigue le richieste di un dirigente non juventino di scavalcare il sorteggio, chiedere di rompere l’equlibrio di uno score di un arbitro, avere rapporti diretti con un direttore di gara in attività affinchè questi faccia da “cavallo di Troia” in cambio di un lavoro esterno al calcio (tutto ciò in esclusiva), andare a cena con i designatori e tanto altre cose in comune o meno con altri condannati; il lavoro del procuratore federale Palazzi è degno di lode quando accusa la Juve, ma diventa una stronzata quando etichetta gli atteggiamenti di altre società come qualcosa di sportivamente più grave di quanto posto in essere da altri soggetti già condannati e giudicati; è lecito che il presidente della Federcalcio faccia pressione sugli arbitri affinchè commettano errori non pro-Juve.
 
Su una cosa siamo d’accordo, però, io e Rossi, qualche stronzata c’è: in attesa delle motivazioni si può dire che è una stronzata condannare la gente ad anni di carcere perchè si è giustamente agito nel rispetto del regolamento del gioco nel calcio in episodi quali le ammonizioni di alcuni giocatori in alcune partite, ma questo, guarda un po’, nessuno mai si è mai sognato di farlo presente. E per oggi basta così, non vorrei attirare l’attenzione di qualche altro genio incompreso che oggi scalda la poltrona in Figc: dopo tante perle di saggezza, sotto Natale di abeti vogliamo sentirne parlare solo in un certo contesto.
 
di Fabio Mauro Giambò
Fantagazzetta.com

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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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