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Calciopoli, di sconfessione in sconfessione

Gli sviluppi del processo

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Calciopoli, di sconfessione in sconfessione
“Credo che nei prossimi giorni la giustizia sportiva si muoverà. Bisogna mantenere e difendere lacredibilità del nostro mondo. Ognuno deve fare la sua parte, bisogna punire i colpevoli e non permettere a nessuno di creare un danno al calcio”. “E’ chiaro che bisogna stare sul pezzo in tempi brevi. Dove può la giustizia sportiva deve essere celere, soprattutto quando le situazioni sono già evidenziate. Per gli altri casi è giusto un ulteriore approfondimento”. Parole di Giancarlo Abete

Dopo aver letto la dichiarazione ricordiamo un presupposto della giustizia sportiva, quello condiviso dai vertici calcistici Uefa e italiani: l’
autonomia dell’ordinamento sportivo è una garanzia per il sistema. Dovrebbe esserlo. E proprio su questa base introduciamo le novità che saranno adottate dai Codici di Giustizia Sportiva (fonte ):

• Il processo sportivo non potrà durare più di 15 giorni salvo casi di particolare complessità • Le indagini dovranno essere aperte e chiuse entro 90 giorni e comunque non oltre un anno dai fatti eccetto le inchieste ereditate dalla giustizia ordinaria.
• I gradi della giustizia sportiva passeranno da tre a due, consentendo agli appellanti di ricorrere in secondo grado e a quel punto ultimo grado all’organo di giustizia preposto dalla Federazione o, il alternativa, al Coni (sia essa l’
Alta Corte e il TNAS) a seconda dei temi tratti.
• I titoli potranno essere attribuiti o revocati dal consiglio Federale.
• La revoca di un provvedimento solo davanti a “fatti nuovi decisivi”o che siano risultanze di sentenze della giustizia ordinaria.


Ecco l’ulteriore sconfessione di calciopoli, o meglio di quello che ne è seguito. Modifiche queste che se contestualizzate prima avrebbero evitato la prescrizione dei reati nerazzurri e le varie dichiarazioni di incompetenza.
Solo un caso?

Palazzi che impiega, “dove può”, i giusti tempi per arrivare a chiudere un’inchiesta appena in tempo per dichiararla prescritta (la relazione di luglio 2011); la Figc che risponde, “dove può”, dopo 14 mesi dichiarandosi incompetente (esposto della Juventus sulla revoca dello scudetto dell’onestà); il consiglio Federale, “dove può”, chiede consulenze per non decidere. Insomma, tutte queste strane situazioni e coincidenze, che hanno visto la Juventus nel ruolo di vittima e l’Inter beneficiaria dei “favori” delle istituzioni e dei vertici calcistici, verranno cambiate. Ora saranno rivisti tempi, modi e responsabilità ed ancora una volta subito dopo il loro uso improprio. Questo significa difendere la, credibilità della giustizia sportiva o confermare ulteriormente la farsa?


Ognuno deve fare la sua parte dice Abete, ma per arrivare dove? Dal 2006 la giustizia sportiva non ha fatto altro che sconfessare se stessa mostrandosi non propriamente come garante di giustizia ma solo come organo di garanzia di un sistema. Quello che pur avendo accertato le responsabilità di un intero mondo sportivo non ha saputo far altro che addossarle alla Juventus coprendosi dietro non risposte e non decisioni. E oggi il nostro calcio sta pagando per chi ha voluto difendere interessi di parte piuttosto che quelli di uno sport da sempre vanto del nostro paese. Fino a quando potranno prenderci in giro in questo modo? Fino a quando chi ha provocato questo danno potrà continuare a parlare di etica? Fino a quando le regole potranno essere strumentalizzazione in modo così vergognoso?

di P. Cicconofri
da GiùleManidallaJuve


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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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