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Nella rete di Calciopoli

Chi ha pagato e chi no

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Nella rete di Calciopoli
La gente se lo chiede. Vuole sapere se il campionato 2004/2005 fu alterato.  Nelle motivazioni della sentenza dell’8 novembre si legge che il processo di calciopoli che si è svolto a Napoli “non ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio
2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente”.  La stampa e i tifosi si sono divisi. Elementare. Un processo serve a stabilire se la prova c’è o non c’è. Così, nel dubbio, tale Francesco Careddu di Nuoro ha girato la domanda a gazzetta .it, ricevendo la risposta: “Non proprio… non è stato confermato effetto di alterazione”.  Sarebbe facile commentare che la Gazzetta dello Sport sta compiendo passi da gigante, passando dai titoloni del 2006 che tutto sapevano a rifugiarsi in una più circospetta assenza di conferme. Perché allora non risalire alle origini e non fare un ulteriore viaggio nel passato? Si potrebbe scoprire che la risposta c’è ed è stata proferita da persona autorevole e adeguatamente informata dei fatti.

Il 27 luglio del 2008 Sandulli, il giudice di appello del processo sportivo, in un’intervista eloquente al giornale Il romanista, affermò: “Il campionato
2004/2005 non è stato falsato. L'unico dubbio potevamo averlo su quella strana partita tra Lecce e Parma... Magari c’è stato un tentativo per falsarlo…”.
Lo stesso giudice disse anche di aver inflitto una condanna etica, limitandosi a ridurre le pene attribuite con il procedimento di primo grado presenziato da Ruperto. Più volte si è insistito sull’urgenza etica della giustizia sportiva, tante volte si è ripetuto che sarebbero stati i processi della giustizia ordinaria a squarciare i veli, basandosi sui fatti. Invece sembra che in questi sei anni non si sia riusciti a discostarsi dalle ipotesi di reato, senza poter scovare la consumazione del reato stesso.

A pagina 90 della sentenza Ruperto si legge che gli atti posti in essere da Moggi configurano “un illecito a consumazione anticipata, giacché la soglia di punibilità viene arretrata al momento della realizzazione di una qualsiasi condotta diretta alla realizzazione di uno dei risultati tipicamente indicati (nella specie assicurazione di un vantaggio in classifica)”. Poche righe dopo c’è scritto che “solo la Juventus, nel corso del campionato 2004/2005, ha esercitato quella influenza costante e generalizzata sul settore arbitrale, idonea a minarne la terzietà nei modi in cui si è detto” . I modi consistevano nei contatti telefonici, negli incontri con i designatori e nell’influenza esercitata nella formazione delle griglie, che includevano i sorteggi truccati e la nomina degli assistenti. L’aggravante era fornita dalla pluralità delle condotte poste in essere per l’effettivo conseguimento di un vantaggio in classifica.
La Commissione aveva ritenuto di non aver potuto sicuramente provare né un quadro associativo, né l’effettivo raggiungimento di un vantaggio in classifica per la Juventus (pag. 91), dopo aver spiegato tra le pagine 72 e 74 l’esistenza di un’atmosfera inquinata, ma non di un sistema particolare o di una cupola.
Ricorderete il disappunto di Borrelli per non aver potuto operare con tutti i dati a disposizione e il suo suggerimento di continuare le indagini.

Sei anni dopo siamo al punto di partenza? Moggi è accusato di essere il capo di una struttura organizzata per il raggiungimento della frode sportiva.
Nove sono le ipotesi di frode sportiva che gli sono contestate, ma lo scopo non è il raggiungimento di un vantaggio in classifica per la Juventus. A pagina 549 si legge: “Sul versante passivo, il tribunale stima che non può essere accolta la domanda nei confronti del responsabile civile Juventus s.p.a., sotto il profilo della frattura del rapporto organico con il datore di lavoro, generata dall' esercizio da parte dell'imputato Moggi di un potere personale avente manifestazioni esteriori esorbitanti dall'appartenenza alla società, noto come tale ai competitori, messi infatti in allarme, così come ampiamente dimostrato dagli atti del processo, dalle caratteristiche del suo potere, da tutti indistintamente i competitori primieramente collegato all'universo dei calciatori rappresentati dalla GEA”.

Moggi brigava perché aveva un interesse ad aumentare il suo prestigio personale finalizzato ai suoi interessi nel settore del calciomercato. Qualcosa non torna. Nel processo GEA è caduta l’accusa di associazione e delinquere. Le partite incriminate non vengono considerate in relazione con il risultato conseguito favorevole o no alla Juventus. Il capolavoro consiste nella brillante deduzione che per Roma Juventus fosse Carraro che piuttosto si adoperasse perché la Juventus non venisse favorita. Come Meani, che aveva “fatto spandere nell’ambiente del calcio, di per sé sospettoso” l’assillo delle ammonizioni mirate, brigava con Manfredi Martino, testimone dell’accusa. Questa la sostanza. Il sorteggio non era truccato. Le ammonizioni mirate un miraggio. Difficile influenzare la composizione delle griglie. Irrilevante conoscere per primo gli esiti del sorteggio, se gli stessi giornalisti che vi partecipavano lasciavano il cellulare acceso per trasmetterlo in diretta alla propria redazione.
 
Moggi assolto per il celebre 3 a 3 tra Lecce e Parma che avrebbe dovuto salvare la Fiorentina dalla serie B. In un quadro generale nel quale il tribunale ammette che “la difesa è stata, se non in diritto, almeno in fatto, molto ostacolata nel compito suo proprio dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre centosettantumila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura” (pag. 85). Ma “Di fronte a talune telefonate che anche al tribunale appaiono di contenuto indiziante, non assume rilievo decisivo la circostanza che per molte delle telefonate il contenuto sia stato amplificato dagli investigatori, costretti a estrarre il più possibile da quello che unicamente avevano tra le mani, intercettazioni telefoniche, e contemporaneamente costretti, così come pure è emerso al dibattimento, ad accantonare quella parte del materiale telefonico che poteva configurare la nota stonata”.

Eliminata la combriccola romana, osservato che i testimoni dell’accusa Martino e Nucini non sono attendibili, rimane quello che non c’è. L’intercettazione ambientale di Villa Massa, contestata dal carabiniere pentito alla vigilia di Natale come esistente e forse occultata al pari delle intercettazioni che non coinvolgevano la Juventus, tutte note stonate, e il contenuto delle intercettazioni delle sim svizzere. Il possesso non costituisce reato ma rimanda all’associazione, anche se l’assoluzione di Ambrosino, che ne possedeva una, sembra aprire uno spiraglio in favore della tesi della difesa. A pagina 415/416 si legge: “Vero è che gli è stato attribuito dagli investigatori il possesso di scheda straniera, ma… un tal possesso non è di per sé elemento decisivo, tanto più che la genesi e il modo dell'investigazione rendono palese l'esistenza di un interesse del Moggi nel campo del mercato dei calciatori…”.

Una selva, dove l’interesse privato frantuma le ragioni del campionato. In una miriade di centri di potere esasperati dagli atteggiamenti sopra le righe dei protagonisti, spavaldi come Moggi, logorroici come Bergamo, ciarlieri come l’arrampicatore Mazzini, sboccati come Meani e Galliani, impacciati come il timido Facchetti, anche lui alla ricerca di una rete di relazioni nel suo memoriale non assunto agli atti del processo. Come aveva diagnosticato Piero Ostellino nel 2008: “Moggi… era un uomo di relazioni. … Cioè, crea una rete di relazioni. Questa rete di relazioni, e questo modo di fare relazioni, è persino studiato nelle università americane”. La domanda non è se il campionato 2004/2005 sia stato alterato. La domanda è perché nella rete della giustizia sia finito solo Luciano Moggi.

di G. Fiorito 
GiùleManidallaJuve

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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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