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Sant'Oro, ovvero il protettore televisivo di Ciancimino

Come t'invento il dichiarante mediatico

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
Sant'Oro, ovvero il protettore televisivo di Ciancimino
Attenzione alle date, perché è così che si crea un «pentito mediatico». Uno di quelli che escono dai tribunali e irrompono in televisione, in particolare in quella confezionata da Michele Santoro con il suo Annozero.
Il 10 marzo del 2007 Massimo Ciancimino, figlio minore di Don Vito, l’assessore del sacco di Palermo ( 5mila concessioni edilizie in un giorno)  viene condannato dal tribunale siciliano per riciclaggio. Il 4 aprile dello stesso anno inizia a collaborare con le Procure di Palermo e Caltanissetta. L’8 ottobre del 2009 è ospite di Annozero. L’intera puntata, dal titolo “Verità nascoste” è dedicata proprio al «caso Ciancimino» e ai rapporti fra mafia e politica. Sandro Ruotolo, braccio destro di Santoro, intervista il figlio di don Vito che racconta la sua versione dei fatti circa la trattativa fra la Mafia e lo Stato e parla del famoso «papello», scritto a mano da Salvatore Riina e consegnato a don Vito dal figlio. Da lì parte la trattativa con lo Stato. Ed è da lì che inizia la beatificazione televisiva di Ciancimino junior, celebrata da Santoro e denunciata da Giuliano Ferrara nella puntata di ieri sera di Radio Londra. Al quale Santoro non replica, preferendo occuparsi delle barzellette del premier: «No, Ferrara no, non rispondo». Meglio la barzelletta sulla segretaria.
Anzi, meglio Ciancimino. Il 10 dicembre del 2009, infatti il grande accusatore di Dell’Utri e Berlusconi è di nuovo ospite di Santoro. Nell’intervista con Ruotolo l’ex ragazzo d’oro di Palermo, che sino al 2007 aveva trascorso la sua esistenza fra barche e Ferrari, racconta - per la prima volta - come il «suo silenzio» fosse stato concordato con agenti dei servizi segreti. Il 30 dicembre del 2009 la Corte di Appello assolve Ciancimino dal reato di tentata estorsione e gli riconosce le attenuanti generiche per la sua collaborazione. La condanna viene ridotta da 5 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi per gli altri capi di imputazione e, ritenendo credibili le affermazioni in merito ad alcune irregolarità processuali, la Corte trasmette gli atti alla Procura della Repubblica per ulteriori accertamenti. Un concatenamento di fatti ed eventi casuali fra loro, oppure una perfetta regia televisiva? Difficile dirlo. Il dubbio viene, visto che verbali e interviste continuano ad intersecarsi fra loro. Tanto che Ferrara  parla dell’esistenza di un caso «Santoro-Ciancimino».
Il figlio di Don Vito il 18 novembre 2010 viene chiamato in Procura a Palermo dal pm Antonio Ingroia per un interrogatorio nel corso del quale risponde ad alcune domande riguardanti l’avvocato Niccolò Amato, ex direttore del Dap di Palermo.  Ciancimino, fra le altre cose, sostiene che Amato, dopo essersi dimesso dal Dap e dalla magistratura nel giugno 1993, diventa il legale del padre Vito su indicazione del generale Mario Mori. Amato, nel 1993, è stato l’autore di un documento inviato all’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso, nel quale proponeva la revoca del carcere duro (41 bis) per i mafiosi onde evitare altre stragi. Conso, sostenendo di aver agito in proprio, decise, tra il maggio e il novembre del 1993, di revocare il carcere duro a circa 300 detenuti.
Massimo Ciancimino è di nuovo ospite di Santoro nella puntata del 25 novembre del 2010, assieme al vice direttore di Libero Franco Bechis. Tema centrale della serata è la condanna in appello inflitta al senatore Marcello Dell’Utri. Secondo i giudici l’esponente della maggioranza fu, almeno fino al 1992, il mediatore fra la mafia e Silvio Berlusconi. E Massimo Ciancimino è uno dei perni sui quali poggia questa tesi. Anche in questo caso prima  in Procura e poi in televisione. Prima i verbali poi la vetrina mediatica, dietro alla quale si parano meglio i «colpi».
Perché Ciancimino, nel frattempo, trova il modo di scrivere un libro dedicato al padre.  “Don Vito” (scritto insieme al giornalista de La Stampa Francesco La Licata) vuole essere il racconto dei «40 anni di abbracci tra politica, affari, mafia e servizi segreti». E per farlo vivere Ciancimino ne parla in televisione da Santoro, ancora ad Annozero, il 13 maggio del 2010. Pochi giorni prima il figlio  di Don Vito era stato oggetto di pesanti minacce. E, in assenza di nuove rivelazioni, bastano quelle per fare audience. Una specialità per Annozero.
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  • forzamilan

    27 Aprile 2011 - 14:02

    vogliamo ferrara una trasmissione tutta sua in contemporanea con santoro

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  • raucher

    26 Aprile 2011 - 20:08

    Basta con le buffonate televisive, abbiamo capito bene che servono solo a garantirgli lauti compensi pagati da noi. Non per niente c'è un sacco di gente che evade la tassa della rai.

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  • biemme

    26 Aprile 2011 - 19:07

    non sarebbe ora di smettere di parlare di ciarlatani? Ormai si sono coperti di ricolo anche agli occhi dei loro fans.

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  • silvio47

    26 Aprile 2011 - 12:12

    chissa di cosa parleranno giovedi sera santoro, travaglio, qualche giornalista di repubblica , sandro ruotolo, non certo di ciancimino, non hanno il coraggio.

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