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La Carfagna si mette il burqa. Da gennaio ha fatto ritirare 13 pubblicità osè

Mara archivia il suo passato da show girl e modella e va a caccia di seni e fondo schiena fuori posto

Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero
La Carfagna si mette il burqa. Da gennaio ha fatto ritirare 13 pubblicità osè

Mara Carfagna ha deciso di indossare il Burqa e soprattutto di farlo indossare agli altri. Il ministro per le Pari Opportunità, di cui è nota la discreta carriera da show girl e fotomodella non sempre vestitissima, ha già fatto ritirare dal mercato italiano nel 2011 ben 13 campagne pubblicitarie ritenute troppo osè. Del nuovo ruolo di censore di Stato si vanta la stessa Carfagna rispondendo a una interrogazione parlamentare della senatrice Pd Maria Fortuna Incostante. Il ministro spiega di avere sottoscritto il 26 gennaio 2011 un protocollo di intesa con l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria per controllare ed eventualmente fare ritirare “pubblicità, per la carta stampata o per la televisione che sviliscano l'immagine della donna con raffigurazioni o scene offensive e volgari”. La Carfagna deve averci preso gusto, perchè le bastano due passi per strada per pizzicare il manifesto pubblicitario da censurare. Ne ha segnalati una ventina da gennaio ad oggi ed effettivamente 13 sono stati censurati. Fra le vittime della Carfagna la Sognilandia materassi che si era reclamizzata con manifesti nella sola città di San Bonifacio dove una bella ragazza invitava a provare il materasso con lo slogan “Provami... mi porterai a letto”. Manifesto censurato perchè “è evidente la carica offensiva della dignità della donna, che viene strumentalizzata quale mero oggetto di piacere. E' evidente l'allusione sessuale riferita alla headline, per la quale il corpo della donna viene ridotto a passivo oggetto di desiderio, mercificato al pari del prodotto pubblicizzato”. Censurata e ritirata una pubblicità apparsa sulla edizione del Resto del Carlino di Pesaro di un centro di dimagrimento (Maya) con lo slogan “grasso che cala”. Ritenuta offensiva della dignità della donna la foto di una cicciona “nuda con le braccia che coprono il seno, seduta a gambe divaricate con una bilancia posizionata fra di esse a coprire il pube”. Censurato anche il manifesto apparso a Roma per pubblicizzare il “Vigor sporting center. La foto “mostra il corpo di una giovane donna ripreso di schiena, dalle spalle in giù, con il nome del centro scritto in verticale sulla schiena ad evidenziare i glutei scolpiti della modella, coperti solo da un ridotto perizoma”. La censura è arrivata perchè “una parte del corpo femminile viene strumentalizzata al fine unico di attirare l'attenzione dei destinatari”. Che è più o meno la ragione per cui modelle più o meno famose vengono impiegate in spot e manifesti pubblicitari. La campagna censoria della Carfagna che potrebbe strappare perfino applausi al severo cardinale Angelo Bagnasco, ha però sapientemente evitato spot della tv nazionale e pubblicità di periodici e grandi giornali...

 

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