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Tagliare i parlamentari? Non si può. Protesterebbero gli italiani all'estero

Nella commissione guidata da Dini l'ultima invenzione della casta per non tirare la cinghia.

Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero
Tagliare i parlamentari? Non si può. Protesterebbero gli italiani all'estero

Le inventano davvero tutte in Senato per mettere i bastoni fra le ruote all’annunciatissimo (e che mai sarà realizzato) intento di dimezzare il numero dei parlamentari. L’ultimo ostacolo è venuto dalla commissione Affari Esteri del Senato guidata da Lamberto Dini. Il 4 ottobre scorso doveva solo fornire il suo parere al testo unificato preparato dalla commissione affari costituzionali e che a dire il vero non dimezza affatto i parlamentari ma riduce i deputati da 630 a 450 e i senatori da 315 a 250 (un taglietto). Ma anche questa versione soft non è andata giù alla commissione esteri, secondo cui sarebbero troppo pochi gli otto parlamentari e i quattro senatori eletti dagli italiani all’estero, perché- ha sostenuto il relatore Oreste Tofani (Pdl) “si avrebbe un seggio ogni 365.522 elettori per la Camera (anziché ogni 243.681 elettori) e uno ogni 656.958 elettori per il Senato (anziché uno ogni 437.972 elettori)”. Buon motivo questo per cassare anche il taglio leggero su cui ci si stava divertendo a discutere, ben sapendo che il numero dei parlamentari anche la prossima legislatura resterà identico, in barba a tutti i proclami e le promesse fatte.

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    07 Ottobre 2011 - 12:12

    Come al solito, si fanno le promesse e poi nulla cambia. Compito dei giornali è quello di denunciare ogni giorno queste inadempienze. Quanto a noi italica stirpe sicuramente, se si contiua così, ci sarà la vendetta alle prossime elezioni, ma, purtroppo, ho la sensazione che il dimezzamento sarà di là da venire. Forse sarebbe ora e tempo che in Italia la gente vada in piazza, in modo pacifico, per ricordare ai politici che ci governano le loro promesse non mantenute. La speranza è che i giornalisti come Bechis non demordano e, prima o poi, qualcosa davvero cambierà, in senso positivo. Certamente, però, bisogna che la stampa non si dimentichi dei problemi: per anni e anni ci sono segnalati privilegi e sprechi, vedi Banca d'Italia, auto blu, compensi ai manager pubblici, doppi incarichi, compensi scandalosi ai parlamentari e consiglieri regionali, poi tutti sembrano dimenticarsi e potrei continuare con altri esempi più o meno clamarosi. Giovanni Attinà

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