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Andreotti e Goria come Berlusconi? Vero. non si sono mai dimessi per la bocciatura del rendiconto

Casini e Zanda si sono inventati una gran panzana per mandare a casa Silvio. E i giornaloni hanno abboccato...

Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero
Andreotti e Goria come Berlusconi? Vero. non si sono mai dimessi per la bocciatura del rendiconto

Va bene: Silvio Berlusconi e la sua maggioranza hanno fatto davvero un brutto scivolone bocciando con il voto di martedì scorso il rendiconto generale dello Stato per il 2010. Va bene pure che tutte le opposizioni chiedano a gran voce le dimissioni dell’esecutivo. E’ il gioco delle parti. Un po’ meno bene che per chiederle ci si inventi delle panzane assolute. E lascia senza fiato che gran parte dei giornalini italiani, Repubblica e Corriere della Sera, in primis, se le siano bevute senza verificare nulla. La gran panzana racconta che il rendiconto dello Stato sarebbe già stato bocciato due volte. E che in entrambe le occasioni i presidenti del Consiglio in carica, Giulio Andreotti e Giovanni Goria, nni un minuto dopo la bocciatura si sarebbero dimessi Mai accaduto nella storia della Repubblica. L’unica bocciatura del rendiconto generale dello Stato è avvenuta sui conti 1996 in commissione finanze della Camera alla fine della mattinata del primo ottobre 1997. Il presidente del Consiglio era Romano Prodi che se ne è allegramente infischiato. Il senatore Pd Luigi Zanda martedì invece ha rivelato a tutte le agenzie: nel 1973 Andreotti si dimise un minuto dopo essere caduto in Parlamento per la bocciatura del rendiconto generale dello Stato. Pierferdinando Casini durante il Tg La7 di Enrico Mentana ha raddoppiato: si dimise Andreotti, e cadde dimettendosi anche il governo Goria, al quarto voto negativo sul rendiconto. E’ bastato andare a controllare gli atti parlamentari per capire che entrambe le ricostruzioni erano fantasiose e del tutto prive di fondamento. Zanda l’ha proprio sparata grossa: nel 1973 non esisteva nemmeno il rendiconto generale dello Stato, visto che fu introdotto dalla legge 5 agosto 1978, n. 468. A questa data Andreotti era presidente del governo di solidarietà nazionale nato durante il rapimento di Aldo Moro. Cadde nel 1979 quando il pci si sfilò. Riebbe l’incarico da Sandro Pertini per fare un nuovo governo, che però cadde perché non trovò la fiducia in Parlamento.  Tornò a palazzo Chigi nel 1989, e cadde perché si dimisero tutti i ministri della sinistra dc per l’approvazione della legge Mammì. Fece il suo ultimo governo e arrivò alla fine della legislatura, nel 1992. Non si è mai dimesso in vita sua per il rendiconto dello Stato, come hanno detto Zanda e Casini e si sono bevuto tutti i giornali. Goria guidò un solo governo: dal 28 luglio 1987 al 13 aprile 1988. Presentò come ogni buon capo di governo il suo disegno di legge sul rendiconto generale dello Stato per il 1986. Il Parlamento lo approvò senza colpo ferire: sì definitivo senza nessun emendamento il 21 ottobre 1987. Goria si dimise una prima volta il 10 febbraio 1988: la Camera aveva bocciato la quarta norma della finanziaria (la riduzione dei posti letto negli ospedali) e si era già in esercizio provvisorio perché il Parlamento non l’aveva approvata entro il 31 dicembre 1987. Il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, respinse le dimissioni e firmò una proroga dell’esercizio provvisorio. Goria però sopravvisse solo un mese. L’11 marzo il consiglio dei ministri riaprì per decreto il cantiere per la costruzione della centrale di Montalto di Castro. Il Psi attraverso Giuliano Amato sconfessò quella decisione provocando le immediate dimissioni di Goria, che restò in carica solo fino a quando non si insediò il 13 aprile 1988 il governo guidato da Ciriaco De Mita.  Il rendiconto non c’entrava nulla.. Se lo sono inventato di sana pianta. E i giornalini ci sono cascati.

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