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Stipendi dei deputati, i tecnici della Camera danno ragione a Monti e sbugiardano Fini

Nessuna violazione dell'autonomia dei parlamentari. Il governo ha ragione, inutile sceneggiata degli onorevoli

Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero
Stipendi dei deputati, i tecnici della Camera danno ragione a Monti e sbugiardano Fini
L'incredibile sceneggiata che Gianfranco Fini e i suoi deputati hanno scatenato per una piccola norma messa dal governo di Mario Monti sui costi della politica alla fine si ritorcerà contro i diretti interessati. Domenica mattina, ormai scivolati fragorosamente sulla buccia di banana che loro stessi avevano gettato, Fini e il presidente del Senato, Renato Schifani, hanno fatto mezza retromarcia per dire che certo i parlamentari non hanno alcuna intenzione di sottrarsi al dovere di tirare la cinghia come gli altri italiani. La querelle per altro non era di gran conto. A luglio scorso i deputati avevano votato nella manovra l'istituzione di una commissione che doveva stabilire entro il 31 dicembre 2011 e poi aggiornare eventualmente entro il 31 marzo 2012 se il loro stipendio complessivo era giusto, raffrontato con quello ricevuto dai colleghi dei sei principali paesi della Ue. Monti, visto che a dicembre ancora nessun risultato si stava vedendo, ha spiegato che se a fine mese quel prezzo giusto per lo stipendio dei deputati, non apparirà, verrà rivelato dal governo. Fini e i suoi hanno urlato e strepitato: "orrore, Monti decide su quel che non deve decidere. Ha commesso un errore pacchiano, perchè gli stipendi i parlamentari se li tagliano da soli. Violazione dell'autonomia costituzionale". Peccato che a smentire Fini sia stato l'ufficio studi della Camera, che nel suo dossier sulla costituzionalità del decreto Monti ha pienamente assolto la norma incriminata sugli stipendi dei deputati: nessuna violazione dell'autonomia costituzionale. Monti non avrebbe tagliato gli stipendi, ma solo rivelato ai cittadini italiani se la busta paga dei loro eletti era superiore o inferiore a quella dei colleghi europei. L'unica osservazione fatta la suo decreto, era quella sul "provvedimento di urgenza" con cui quegli stipendi potevano essere resi pubblici. Se fosse stato un decreto legge, solo al momento della presentazione poteva esserci la valutazione della sua urgenza. Ma per dire ok, il prezzo è giusto o non è giusto, non è necessario un decreto. Basta una comunicato o una conferenza stampa, strumenti assai più efficaci per rivelare la notizia ai cittadini.

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Commenti all'articolo

  • Tina Ferrari

    13 Dicembre 2011 - 15:03

    Io non sono un'economista, ma penso sia chiaro anche ai bambini che un'Europa cosi, e' tutto fuorche' unita!!! Prodi e Ciampi sappiamo bene chi sono, e sappiamo anche chi e' Tremonti. A noi "popolo" cosa cambierebbe se uscissimo dalla moneta comune, credo staremmo meglio, esporteremmo sicuramente di piu' i denari che diamo all'europa e ai vari tipi che fanno finta di lavorare lassu !!. Li terremmo in tasta noi, se facciamo sacrifrici almeno li faremmo per noi...e non x la Germania, ne per la Francia. Siamo vissuti 60 anni senza la moneta unica. Vivremmo ancora e nemmeno malaccio mi sa: Arrivati a questo punto, non mangiare per farci comperare i ns. bond!! o meno e' la stessa cosa.Sempre con le pezze al c...o saremmo:

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  • Tina Ferrari

    13 Dicembre 2011 - 15:03

    Questo, non riusciamo proprio a mandarlo a casa "sua" a Montecarlo non lo vogliono ??? Almeno che stia zitto !!!

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  • alenzi

    12 Dicembre 2011 - 11:11

    Facciamo un referendum per istituire la pensione Minima ai parlamentari tutti... e vediamo come fanno ad arrivare a fine mese...

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