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E adesso?

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
E adesso?

E adesso? Ora che siete scese in piazza? Ora che avete gridato con Suor Eugenia che la dignità delle donne è calpestata, la nostra immagine svilita, offesa, umiliata? Ora che si fa? Avevo dubbi su questa manifestazione. Però domenica ho deciso di andare a piazza del Popolo. Per vedere, per capire. E ho qualche domanda da farvi.

“Se non ora, quando”, avete scritto. Ora è il presente. Come dire: adesso o mai più. Agire prima che l'indignazione svanisca. Ma l'azione, l'«ora», non può ridursi a una domenica pomeriggio. Dopo le migliaia di donne scese in piazza, qualcosa bisognerà pur fare. Qual è, quindi, l'obiettivo? Perché è questo, care amiche, che non ho capito. Cosa chiediamo? Ho ascoltato e applaudito insieme a voi suor Eugenia. Ma siete proprio sicure di essere d'accordo con lei? Con l'idea di donna che propone? Perché lei, care amiche, la pensa esattamente come quella Paola Binetti che voi tanto disprezzate. Come quel cardinal Bagnasco che accusate di ingerenza quando parla di famiglia. O quel Papa che definite reazionario, persino misogino, quando interviene su sessualità o fecondazione assistita. Chiedete a suor Eugenia la sua opinione sulla pillola del giorno dopo. Cosa pensa dell'aborto, del divorzio o di trent'anni di lotte femministe che hanno liberato i nostri costumi e aumentato la nostra insoddisfazione. Siete con lei quando parla di responsabilità, di bellezza interiore, di valorizzazione del ruolo della donna. Ma potreste mai combattere una battaglia politica al suo fianco?

Per andare sul concreto: potremmo, oggi, dopo questa bella e vivace manifestazione, presentare una proposta di legge comune? Cristina Comencini sarebbe disposta a sottoscrivere una legge a favore della natalità? E Susanna Camusso ne sosterrebbe una per aumentare l'età pensionabile delle donne e destinare quelle risorse alle giovani madri che lavorano? Angela Finocchiaro accetterebbe misure per la famiglia, per la libertà della scuola, per sostenere chi fa figli? Può il direttore di Avvenire, che critica la «cartellonistica» che usa le donne, trovarsi dalla stessa parte della direttrice dell'Unità, che sceglie un sedere femminile per pubblicizzare il suo giornale?

Dite: siamo diverse, ma unite nella lotta. Una battaglia, però, deve pur avere un bersaglio. Le nostre mamme femministe hanno combattuto per l'aborto, per il divorzio. Cose concrete. Qui l'unico bersaglio, mi pare di capire, è Silvio Berlusconi. E la proposta è una: vattene. Come chiariva il cartello tra la folla a piazza del Popolo: «'A culo flaccido, te ne devi anna'». E mille altri di questo tenore. Se ne deve andare, dite, perché promuove un modello per cui si fa carriera in base a criteri extra-professionali. Lo scandalo è Nicole Minetti in consiglio regionale. Ma siamo sicure che ad agire così sia solo lui? Non vediamo altri uomini che fanno così? Nei nostri posti di lavoro, nei partiti che ora vi guardano con simpatia e che in Parlamento non hanno portato igieniste, ma segretarie, portavoci, assistenti. Se il problema è l'assenza di merito, che differenza c'è tra Minetti e le altre “nominate”? Alcune di voi hanno ricordato le tristi classifiche di questo Paese in fatto di donne: ultimi per occupazione femminile, per presenza di donne nelle istituzioni, nei consigli di amministrazioni. Ce ne accorgiamo solo ora? Credete che basti levare di mezzo Berlusconi per risolve questi problemi?

Ho sentito molta nostalgia in piazza. Il rimpianto di un tempo esaltante, ma che non c'è più. Finalmente siamo tornate. Con qualche anno in più, ma ci siamo. La nostalgia non è mai buona consigliera. Nella vita, come nella politica.

Ieri, guardando tutte queste donne, ho anche pensato ad altre piazze. A quella degli operai di Mirafiori, a quella degli studenti, a quella del Pd. Ho pensato che dopo l'adunata di una minoranza di operai, la maggioranza dei lavoratori della Fiat ha detto sì al referendum di Marchionne. E dopo gli studenti sui tetti, la riforma dell'Università è stata approvata. Così la grande manifestazione di Bersani è finita con un voto del Parlamento che ha riconfermato la fiducia al governo Berlusconi.

Cosa succederà dopo questa ennesima adunata? Temo niente. Non perché siamo in un regime. Ma perché siamo in una democrazia. E una maggioranza democraticamente eletta non si batte in piazza. Nemmeno se è una piazza, come questa, agguerrita. Ma anche per un'altra ragione: la maggioranza delle donne, care amiche, ieri è rimasta casa. Magari vi ha guardato con interesse o con simpatia. Anche condividendo alcune cose che avete detto. Ma pensando: e allora? Tutto giusto, ma cosa c'entra con Berlusconi? Probabilmente la maggior parte di loro lo ha votato. E forse non approva il suo comportamento. Però fa fatica a pensare che sia lui la causa del fatto che non ci sono abbastanza asili, che i nostri stipendi sono inferiori a quelli dei colleghi uomini, che fare un figlio, se non sei ricco o hai nonni-babysitter, è un atto eroico, che il potere, dai giornali alle banche, è in mano agli uomini. Pensa che tutto questo sia ingiusto. Ma che non sia Berlusconi il responsabile ultimo e unico.

Ho, però, il terribile sospetto che questo non vi interessi. Perché l'obiettivo è un altro: mandare a casa Berlusconi. Chiamare le donne a raccolta per la spallata. Dopo gli operai e gli studenti, ora è il nostro turno. Per carità, legittimo. Ma non c'era bisogno di nascondersi dietro il paravento della questione femminile, di raccontarci che la posta in gioco era la nostra dignità. Bastava dire: dimettiti. Senza tante ipocrisie

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Commenti all'articolo

  • renzolibero

    16 Febbraio 2011 - 16:04

    L'unico modo per sopravvivere per SB è fare una vera politica liberale in economia e sui diritti civili . Sono convinto che spaccherebbe tutti i partiti di opposizione e potrebbe finire la legislatura. Unica alternativa il voto subito ! Renzo Manassero

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  • antoniomiroddi

    16 Febbraio 2011 - 16:04

    Io domenica c’ero,senza nostalgia,odio,semmai pena verso vecchi malati e giovani prostitute. Indignato per lo stravolgimento della realtà,per le ricostruzioni orwelliane di chi difende l’indifendibile, per la GRANDE BUGIA a difesa di una piccola, miserabile realtà chiara a tutti. Miserie del corpo e dello spirito. Roba vecchia come il mondo. Lei tace sul cartellone “l’Italia: Repubblica fondata sulla prostituzione”, L’aborto,il divorzio,le lotte di liberazione femminile,nonostante la mistificazione della signora Daniela Garniero, cosa c’entrano? Berlusconi non ha inventato nulla,ma non sia impaziente, uno per volta. E’ dura la vita, vero Sig.ra Calessi? Ma la prego, si salvi finché è in tempo. E non disperi, può esserci un mondo migliore. Antonio Miroddi – Roma.

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  • rughi60

    16 Febbraio 2011 - 12:12

    E si. Complimenti per l'articolo. Dal momento che l'opposizione non sa dove sbattere la testa e come mandare a casa il Berlusca, arruolano tutti. guitti, suore, femministe, famiglia cristiana, giornali, giornalisti, magistrati. tutta questam intellighenzia ha uno strano concetto della democrazia. Da Di Pietro a Bersani, da Gianfri a Casini, da Rutelli alla Bindi, da Dalema a Orlando, da Vendola a Barbareschi. SFIDUCIATE IN PARLAMENTO IL BERLUSCA. poi il Colle, invece che fare come fece Scalfaro, indice le elezioni e vincetele. finalmente ci toglieremo di mezzo Berlusconi, Ruby, la Minetti, torneremo ad essere un paese pieno di gente che ha una morale ed un'etica da difendere e non come adesso che siamo in pieno bunga bunga. Ah! dimenticavo, tutti quei signori nominati prima si mettessero daccordo per far fare un salto di qualita' al nostro Paese perche' adesso Berlusca l'ha fatto precipitare a livello internazionale. Ma per favore......POVERA ITALIA

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  • tony buatta

    15 Febbraio 2011 - 21:09

    Non metto in dubbio le buone o pseudo buone intenzioni delle promotrici della manifestazione ma strumentalizzare anche le suore per questa finalità... lo trovo pietoso ed imprudente anche solo da parte di quelle poche che hanno partecipato. Tra lo Stato Italiano e la Chiesa italiana esistono dei rapporti bilaterali dettati da precise norme.Nelle opportune sedi sono stati fatti i passi adeguati con dichiarazione (una sola) ufficiale. Chi si inserisce a proprio titolo lo trovo semplicemente affetto da becero protagonismo fosse prete,monaca, vescovo. Roma locuta est! Ma le zucche per il principio di idrostatica galleggiano nella tinozza... tony

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