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La Repubblica della Virtù

giustizia e terrore

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
La Repubblica della Virtù

<Qual è lo scopo a cui tendiamo? Il pacifico godimento della libertà e dell'uguaglianza; il regno di quella giustizia eterna le cui leggi sono state incise non già sul marmo o sulla pietra, ma nel cuore di tutti gli uomini, anche in quello dello schiavo che le dimentica e del tiranno che le nega. Vogliamo un ordine di cose nel quale ogni passione bassa e crudele sia incatenata, nel quale ogni passione benefica e generosa sia ridestata dalle leggi; nel quale l'ambizione sia il desiderio di meritare la gloria e di servire la patria; ove le distinzioni non nascano altro che dalla stessa uguaglianza; nel quale il cittadino sia sottomesso al magistrato, e il magistrato al popolo, e il popolo alla giustizia; nel quale la Patria assicuri il benessere a ogni individuo, e nel quale ogni individuo goda con orgoglio della prosperità e della gloria della Patria; nel quale tutti gli animi si ingrandiscano con la continua comunione dei sentimenti repubblicani, e con l'esigenza di meritare la stima di un grande popolo; nei quale le arti siano gli ornamenti della libertà che le nobilita, il commercio sia la fonte della ricchezza pubblica e non soltanto quella dell'opulenza mostruosa di alcune case.

Noi vogliamo sostituire, nel nostro Paese, la morale all'egoismo, l'onestà all'onore, i principi alle usanze, i doveri alle convenienze, il dominio della ragione alla tirannia della moda, il disprezzo per il vizio al disprezzo per la sfortuna, la fierezza all'insolenza, la grandezza d'animo alla vanità, l'amore della gloria all'amore del denaro, le persone buone alle buone compagnie, il merito all'intrigo, l'ingegno al bel esprit, la verità all'esteriorità, il fascino della felicità al tedio del piacere voluttuoso, la grandezza dell'uomo alla piccolezza dei "grandi"; e un popolo magnanimo, potente, felice ad un popolo "amabile", frivolo e miserabile; cioè tutte le virtù e tutti i miracoli della Repubblica a tutti i vizi e a tutte le ridicolaggini della monarchia. Noi vogliamo, in una parola, adempiere ai voti della natura, compiere i destini dell'umanità, mantenere le promesse della filosofia, assolvere la provvidenza dal lungo regno del crimine e della tirannia. Ecco la nostra ambizione: ecco il nostro scopo.
Quale tipo di governo può mai realizzare questi prodigi? Solamente il governo democratico, ossia repubblicano. Queste due parole sono sinonimi, malgrado gli equivoci del linguaggio comune: poiché infatti l'aristocrazia non è repubblica più di quanto non lo sia la monarchia. La democrazia non è già uno Stato in cui il popolo - costantemente riunito - regola da se stesso tutti gli affari pubblici: e ancor meno è quello in cui centomila fazioni del popolo, con misure isolate, precipitose e contraddittorie, decidono la sorte dell'intera società. Un simile governo non è mai esistito, né potrebbe esistere se non per ricondurre il popolo verso il dispotismo. La democrazia è uno Stato in cui il popolo sovrano, guidato da leggi che sono il frutto della sua opera, fa da se stesso tutto ciò che può far bene, e per mezzo dei suoi delegati tutto ciò che non può fare da se stesso.

É dunque nei principi del governo democratico che dovrete ricercare le regole per la vostra condotta politica.
[.]. Ora, qual è mai il principio fondamentale del governo democratico o popolare, cioè la forza essenziale che lo sostiene e che lo fa muovere? È la Virtù. Parlo di quella Virtù pubblica che operò tanti prodigi nella Grecia e in Roma, e che ne dovrà produrre altri, molto più sbalorditivi, nella Francia repubblicana. Di quella Virtù che è in sostanza l'amore della patria e delle sue leggi. Ma, dato che l'essenza della Repubblica, ossia della democrazia, è l'uguaglianza, ne consegue che l'amore della patria comprende necessariamente l'amore dell'uguaglianza. [.]. Non soltanto la Virtù è l'anima della democrazia, ma addirittura essa può esistere solo in quella forma di governo. [.]. Soltanto in un regime democratico lo Stato è veramente la patria di tutti gli individui che lo compongono e può contare tanti difensori interessati della sua causa, quanti sono i cittadini che esso contiene. Ecco qui la fonte della superiorità dei popoli liberi su tutti gli altri popoli. Se Atene e Sparta hanno trionfato sui tiranni dell'Asia, e gli svizzeri sui tiranni di Spagna e d'Austria, non occorre affatto cercare altra causa».

Questo discorso fu pronunciato da Robespierre l’8 maggio 1793 davanti alla Convenzione nazionale. Il 6 aprile era nato il Comitato di Salute Pubblica, presieduto dallo stesso Robespierre che prese il posto di  Georges-Jacques Danton, accusato di essere troppo moderato. Nel tentativo di istituire una “Repubblica della Virtù” furono mandati alla ghigliottina centinaia di oppositori, di ogni strato sociale. Con processi sommari, senza alcuna garanzia. I giudici potevano mandare a morte sulla base di <prove morali>. Se prima gli oppositori non erano stati linciati dal popolo. Perché, come disse Danton, "il popolo ha il diritto di soddisfare la sua sete di sangue e di praticare quella giustizia sommaria che va oltre le lungaggini della legge ordinaria".

Sono passati oltre due secoli. Non siamo in quella situazione. I protagonisti sono diversi, le circostanze differenti. Ma i Comitati di liberazione nazionale, gli editoriali sulla Virtù pubblica e repubblicana, le Sante Alleanze contro il Grande Corruttore, i propositi di restaurare la morale per mano di uno Stato guidato da onesti e puri, ricordano, tristemente e pericolosamente - perfino nell'uso delle parole - quel periodo tragico, che segnò la sconfitta della democrazia e della civiltà.  Speriamo sia solo una infelice assonanza.

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Commenti all'articolo

  • antoniomiroddi

    23 Febbraio 2011 - 19:07

    E comunque Sig.ra Calessi, quella che Lei ha citato è fra le pagine più alte della Cultura Illuminista. Si informi. E' sorella della Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen: entrambe rientrano nel grande complotto contro il Grand'Uomo? Insomma, abbiate pietà, siamo esausti. Scomodate pure Robespierre per salvare l'insalvabile? Ha visto che anche Lei è involontaria vittima di questa abitudine ad impossessarsi delle cose che non ci appartengono per stravolgerle ai propri fini? Guardavo, da cristiano con raccapriccio, il cartellone dei cd cristiani progressisti, con le figurine di carta di mamma, papà e ragazzini che si tengono per mano. Mi piacerebbe tanto un suo articolo sul punto, dal titolo: "il bunga-bunga" e quant'altro, al centro dei nostri valori cristiani." Gent.le Signora, ho fiducia in Lei, non mi deluda e non si faccia torto. Cordiali saluti.

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  • antoniomiroddi

    23 Febbraio 2011 - 18:06

    certo fa impressione immaginare un mondo dove non si inganni la gente, dove l'interesse individuale si coniughi con l'interesse comune, dove con i soldi non si possa comprare TUTTO. Dove non si deturpino parole come Libertà, Democrazia, Cristianesimo, Amore. Un mondo di galantuomini e donne perbene. E' difficile, ma se Lei si sforza appena un poco, vedrà che riuscirà ad immaginarlo: proverà forse un senso di leggera vertigine ma insista: e come quando si va ad alta quota dove l'aria è più leggera e pulita, ci vuole un pò per abituarsi, ma poi è bellissimo. Non disperi, Gent.le Signora e si abitui all'idea: la sporcizia e la corruzione esistono ed UCCIDONO la libertà e la democrazie. Lei comunque non disperi e si abitui all'idea che possa esistere un Mondo Migliore. Appunto, meno sporco e corrotto. Cordiali saluti. E stia serena, nessuno è tanto fesso da pensare che Berlusconi abbia fatto tutto da solo.....

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  • La cugina di Gheddafi

    22 Febbraio 2011 - 18:06

    Visto che non la conosci. E' vero che le Camere possono votare una seconda volta il medesimo testo e che a quel punto il Presidente della Repubblica non può più opporsi alla sua promulgazione, ma sta di fatto che l'ultima, e incontrovertibile, parola sull'ammissibilità di una legge in termini spetta alla Corte Costituzionale. Almeno studia prima di permetterti di dire al Capo dello Stato cosa fare...

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  • La cugina di Gheddafi

    22 Febbraio 2011 - 17:05

    Il messaggio di Robespierre è tuttoggi valido, ce ne vorrebbe di gente come lui per farvi rigare dritti, cara Elisa. Per questo con alcuni colleghi abbiamo fondato la "Lista Robespierre - Teste Rotolanti" un movimento per la salute pubblica e delle pubbliche finanze. Uno scossone non può fare che bene all'Italia.

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