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L'Italia, a Montecitorio, non s'è desta

celebrazioni dell'unità

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
L'Italia, a Montecitorio, non s'è desta

A Montecitorio fervono i preparativi per giovedì 17. Alle quattro del pomeriggio arriverà Giorgio Napolitano per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Oggi sono spuntati due fascioni tricolori all'ingresso dell'Aula, incapsulati in due parallelepipedi di vetro. Nei giorni scorsi hanno chiuso prima il corridoio di sinistra, poi quello di destra per dare la cera ai pavimenti di marmo (si sente ancora l'odore e il rischio scivolamento, quando vai di fretta, è altissimo).  Tanto italico fervore, però, fa a pugni con il contesto. Italia? Qui si parla al massimo di rimpasto italiano (nel senso che deve comprendere tutta la Penisola, isole comprese). O di referendum dell'Italia dei Valori (Che fare? Mi si nota di più – è il dilemma del Pd – se voto sì, se voto no, se voto un sì e due no, due sì o un no o tre sì e buona notte?) . O della rivelazione fatta dalla moglie di Italo Bocchino (ecco, in realtà l'argomento numero uno, oggi, era questo).  Si parla di sondaggi, di processi, di norme transitorie, di leggi ad personam che rischiano di non esserci più (il che è una tragedia mica da ridire per gli antiberlusconiani professionisti).  Si parla di tutto. Ma dell’Italia-Italia - unita, da unire o così com’è – no. Sono un po’ retorica, mi rendo conto. Forse anche demagogica. Ma vedendo quei tricolori lungagnoni, ecco, mi veniva un po’ di tristezza.

 

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Commenti all'articolo

  • Bobirons

    17 Marzo 2011 - 07:07

    La colonizzazione sabauda dell'Italia cenro meridionale si è arrestata a dare un passaporto uguale per tutti. In quanto ad una Unità, prima bisognerebbe amalgamare secoli di storia, di differenze culturali ed etniche. L'Italia, invasa ed occupata da millenni da genti di diversissima estrazione, i Celti a nord, i levantini ed arabi a sud, i tedeschi ad oriente, gli spagnoli un po' dappertutto, i francesi al centro sud e via elencando, hanno dato origine a concezioni etiche e sociali della vita, propria e comunitaria, che difficilmente si amalgamano. C'é stata é vero la televisione che ha portato un cambiamento sostanziale nella lingua e forse nei modi ma non c'é stata una pari inizitiva culturale per insegnare agli Italiani ad essere tali prima che lombardi, toscani, campani, siciliani ecc. Quando, veramente dal Brennero a Lampedusa, ci sarà un unico metro comportamentale, fisico ed intellettuale, allora avremo l'Unità d'Italia.

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