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Habemus Nanni

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Habemus Nanni
Sono andata a vedere Habemus Papam. Intanto lo consiglio a tutti. Fa sorridere, ridere di gusto, riflettere su di sè. Non è un film sulla Chiesa. E nemmeno sulla fede. E’ un film, come ha ben spiegato Nanni Moretti alla conferenza stampa seguita alla proiezione, su un sentimento umanissimo, che tutti abbiamo provato e poco indagato dal cinema (un po’ di più dalla letteratura): l’inadeguatezza. Il sentimento che attanaglia di fronte a una grande responsabilità, professionale, affettiva. L’impressione di non essere all’altezza. Un’esperienza che può essere utile, ma che, se non dominata, cito Moretti, <può essere autodistruttiva, portare alla paralisi>. E’ quello che capita al cardinal Melville, interpretato da un magistrale Michel Piccoli (il vero gioiello del film). Eletto Papa nel conclave, non regge al peso di questa scelta. E quando il proto-diacono annuncia dal balcone papale la fatidica formula “habemus papam”, scoppia in un urlo, si rifiuta di uscire a benedire la folla e cade in una vera e propria forma di depressione. Costringendo collegio cardinalizio e mondo intero all'attesa.
Il film comincia con immagini di repertorio della morte di Giovanni Paolo II. Poi il conclave. E qui c’è una delle scene più alte del film. Durante le votazioni dei cardinali, mentre ciascuno scrive un nome sulla scheda, c'è una lunga carrellata sui volti dei porporati mentre la voce di ciascuno ripete, ossessivamente: “Non io, Signore, non io”, “Ti prego, non scegliere me”. La commedia (perché è un dramma in commedia o viceversa) irrompe con il vaticanista che fa la telecronaca da piazza San Pietro. Prima sbaglia a interpretare la fumata (<Vedo una fumata bianca… Anzi no, è nera mi dicono>). Poi cerca, invano, di farsi dare una battuta dal portavoce vaticano. Geniale è la caratterizzazione dei cardinali, qui appena accennata, ma poi sviluppata nel corso del film. C’è l’ambizioso e l’ansioso, il riflessivo e il debole, il competitivo e il bonaccione. Centrale, a parte Melville, è la figura del cardinale Gregori (un bravissimo Renato Scarpa), il decano dei proporati e quello dato per favorito. Il più insistente nel chiedere a Dio di risparmiargli questo peso (e qui si avverte lo sguardo critico del moralista Moretti).
La commedia ritorna con l’irrompere del personaggio interpretato dal regista: uno psicanalista chiamato a risolvere il caso e, al contrario di Melville, totalmente sicuro di sé (<Lo so, è la mia condanna: tutti mi dicono che sono il più bravo>, dice quando viene presentato). Strepitosa la scena in cui Moretti tenta un primo approccio con Melville, informandosi prima dal cardinale decano su quale domande può fare e non fare: <Sesso, immagino no… Sogni? Infanzia?>. E beccandosi ripetuti “no”. Ma le scene migliori sono quelle di lui coi cardinali. A un certo punto, infatti, il film si divide in due filoni: il primo riguarda il Papa che, portato a consulto da un’altra psicanalista (Margherita Buy, grandiosa come sempre) fugge alcuni giorni in giro per Roma, in cerca di se stesso. Bella la scena di lui sul bus di notte. L’altro filone è quello dello psicanalista, sequestrato in Vaticano per ragioni di sicurezza. Qui inizia la conoscenza con i cardinali, una piccola galleria di umanità varia. Con le loro debolezze (si scopre che tutti fanno incetta di ansiolitici e tranquillanti) e con i loro difetti (grandiosa la scena di uno scopone scientifico, dove un cardinale si arrabbia perché l’altro non ha <sparigliato> e gli ha fatto perdere). Poi l’invenzione narrativa che potrebbe ricordare Palombella rossa. Moretti-psicoanalista organizza tornei di pallavolo tra i cardinali. Ma in Palombella c’era una squadra vera e propria. Qui il tratto è surreale. Cardinali ultra70enni che giocano a pallavolo non ha nulla di verosimile. Ma serve a rendere il contrasto: da una parte, in giro per Roma, c’è un uomo (potrebbe fare qualunque mestiere, non importa che sia Papa) paralizzato dal sentimento della propria inadeguatezza, dall’altra, dentro le mura del Vaticano, c’è un gruppo di vecchietti pieni di difetti ma che si mettono in gioco (letteralmente e metaforicamente). E in un “gioco”, appunto, che non hanno mai fatto e che la loro età, il loro fisico sconsiglierebbero. Eppure, così, diventano più loro stessi.
Tra l’altro Moretti ha raccontato che durante queste riprese Franco Graziosi, che interpreta uno dei cardinali più anziani e nel film inizialmente si rifiuta di giocare, si è rotto l’osso del femore (!) proprio nelle scene di pallavolo! Del resto, ha raccontato il regista, non è stato l’unico: si sono infortunati una comparsa, un macchinista, un altro tecnico. Tutti portati al Santo Spirito. Al che, ha continuato Moretti, un infermiere ha chiesto: <Ma che? State a girà un film de guera?>.
Tranquilli, del film non vi racconto altro. Segnalo solo il capo delle guardie svizzere, chiamato a fare la controfigura del Papa. Strepitoso. C’è anche l’abbuffata di dolci (citazione di Bianca?). Io ho riso come una pazza. In conclusione: un bel soggetto, attori notevoli, un modo di girare più introspettivo del solito (molti primi piani, dettagli) e molto attento all’effetto estetico. Restano impressi i piani lunghi con le mantelline rosse dei cardinali. Così come le siepi verdi dei giardini vaticani contro il bianco dell’abito papale.

Alcune curiosità dalla conferenza stampa:
Moretti si riconosce in tutti e due i personaggi: <Sono sia quello che interpreto, lo psicanalista, sia Melville. Un po' e un po'>.
Piccoli è stato scelto in un giorno. Il 14 agosto di due anni fa, Moretti è andato a Parigi. Gli ha fatto provare 6 scene. Preso.
Alcuni cardinali non sono attori. Per esempio dei tre della squadra dell’Oceania, due sono comparse a cui poi Moretti ha affidato ruoli più importanti. Il cardinale Brummer (Ulrich Von Dobschutz) è un importante attore di teatro tedesco. Il portavoce vaticano, Jerzy Stuhr, l’avevamo già visto nel Caimano. E un vecchia conoscenza dei morettiani è Dario Cantarelli (La messa è finita, Bianca, La stanza del figlio, Il Caimano) che qui fa il capocomico matto di una compagnia teatrale incontrata da Melville.
Si è tenuto alla larga da riferimenti di attualità. <Le immagini iniziali sono di repertorio. Si vede il funerale di Papa Woityla, ma finisce lì. Un anno fa per molte settimane sui giornali si è parlato degli scandali che riguardavano la Chiesa. Ma ho preferito non lasciarmi travolgere da queste vicende. Volevo che il film fosse un’altra cosa>.
Una giornalista gli ha chiesto a chi consiglierebbe un percorso di inadeguatezza. Chiaramente, voleva che rispondesse: Berlusconi. Ma lui non è stato al gioco: <Lo consiglierei a tutti noi. Se questo non ci paralizza, se non è auto-distruttivo. Il senso critico è giusto. Per esempio io ho visto tanti film, da spettatore vedo film di ogni tipo. Poi però quando ne fai uno, vorresti evitare di usare una certa musica, una certa sceneggiatura, di fare certe riprese. Solo che a furia di dire no a questo, no a quello, rischia di diventare paralizzante>.
Per mettere in scena i rituali del conclave, si è informato attraverso libri e documentari. Ha studiato anche la composizione “geografica” del conclave del 2005: quanti venivano dall’Africa, quanti dal Sud America, dall’Oceania e così via. Per rendere il tutto più verosimile.
Moretti ha spiegato di non aver usato consulenti vaticani. Con una punta polemica, ha precisato di aver fatto leggere la scenografia <all’allora responsabile Cultura… non so come  si chiami…> (Ravasi), quando ha dovuto chiedere l’autorizzazione per girare alcune scene a piazza San Pietro. <Poi se gli piaceva o no era lo stesso>. L’unico consulente è una guardia svizzera per la scena del giuramento delle guardie.  Gli piacerebbe se il film lo vedesse Ratzinger? <Se vuole. Ma non l’ho scritto pensando a un pubblico preciso. Quando faccio un film non penso mai a un pubblico in particolare>.
La Cappella Sistina e la Sala Règia sono state ricostruite per intero a Cinecittà, mentre le scene di interni sono state girate in gran parte a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata francese a Roma (la scena di Moretti a colloquio con il Papa è la sala dell’ambasciatore e anche il cortile dove giocano a pallavolo è lì). Altre le ha girate a Villa Medici, sempre a Roma (qui è la sala dove i cardinali fanno colazione) e a Villa Landi a Viterbo. Mentre il teatro dove recitano Ceckov è il Teatro Valle, Roma.  
Nei prossimi giorni metterà nel sito del film un gioco che i fan di Nanni conoscono già: il film-quiz, dove lui, seduto su una poltroncina del Sacher, fa 40 indovinelli a tema cinematografico. <Venti si possono indovinare, dieci sono difficili, cinque difficilissimi, cinque impossibili. Ed è meglio perché se no dovreste entrare nella mia testa>.
Buon film.

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Commenti all'articolo

  • gino45

    20 Aprile 2011 - 14:02

    Uno dei tanti film nato per mettere in ridicolo la Chiesa Cattolica, povero deficiente e ignorante di un moretti

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  • astura

    19 Aprile 2011 - 17:05

    Spero che il prossimo film si intitolerà: HAVEMUS AVUTO PRODI..................

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  • noncirestachepiangere

    18 Aprile 2011 - 17:05

    Se penso che devo pagare la benzina più cara per finanziare certe "opere d'arte" sinistrate .....

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  • gicchio38

    18 Aprile 2011 - 13:01

    C ome succede spesso ai cervelloni della sinistra più vecchia, anche il professor Alberto Asor Rosa non si è accorto di quanto è accaduto all’esterno del suo studio. Qualche giorno fa, in un articolo sul «Manifesto», si è augurato l’avvento di un colpo di Stato in Italia. Un golpe vero, con tanto di carabinieri, di poliziotti, di militari in assetto di guerra. A favore di chi? Confesso di non averlo capito. Contro chi? Questo mi è risultato chiaro: contro il caimano Berlusconi e quella parte d’Italia che lo ha votato. È un gran distratto, il professor Asor Rosa. Nessuno gli ha spiegato che il colpo di Stato è già avvenuto. A farlo è stata l’intera casta politica a danno di se stessa. Non era mai successo che una gigantesca lobby formata da tutti i politici avesse creato le condizioni per spararsi un colpo alla nuca. In Italia è accaduto e continua ad accadere. MENTRE LUI DORME E NON PIGLIA PESCI MA SOLO MOSCHE.

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