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Nostalgia Ds. Ci sarà la nostalgia Pd?

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Nostalgia Ds. Ci sarà la nostalgia Pd?
Sono una quarantina. Hanno anche una sede con tanto di simbolo della Quercia e la scritta: Democratici di Sinistra.  E’ la seconda volta che provano a presentarsi alle elezioni con il logo archiviato alla nascita del Partito democratico. La prima era stata nel 2009. Per le elezioni provinciali. Ora ci hanno riprovato con le Comunali. Ma per  la seconda volta il Tar ha bocciato l’impresa. Gli ultimi giapponesi del partitone erede del Pci-Pds sono a Barletta. La lista che hanno presentato, sottoscritta da 221 persone, è formata da 23 candidati. L’aspirante sindaco si chiama Fedele Giannone. L’ideatore, invece, è tal Antonio Corvasce, avvocato. Ugo Sposetti li conosce bene. <Quelli sono matti. E’ da due anni che ci provano…>, ci racconta, scuotendo la testa, in Transatlantico. Matti o non matti, gli ultimi giapponesi di Barletta non mollano. E, sicuro, ci riproveranno. Ma per il momento, le toghe (ahimé poco rosse) continuano a dar loro torto. Il fatto è che il legale rappresentante del simbolo – che non può essere ammesso alle elezioni, ma che giuridicamente continua a esistere - è Piero Fassino. Il marchio è suo. E nessun altro può usarlo se non ha il suo permesso. Ed è stato lui, presentando ricorso al Tar, a inibire i diessini-tarocco dal presentarsi alle elezioni. 
La stessa cosa sta succedendo per la Margherita. Magari in modo meno eclatante, ma in giro per l’Italia spuntano simboli che “occhieggiano” al partito che fu di Rutelli. Il quale, peraltro, è leader di un partito, Api, il cui simbolo somiglia sempre di più a quello della Margherita.  In parte sono furbizie elettorali. Ma che puntano su nostalgia che c'è. Ed è anche molto diffusa.  
Mi domando se, al prossimo cambio dell’insegna della “ditta”, ci sarà la stessa nostalgia. Se ci saranno quaranta resistenti pronti ad aprire una sede del Partito democratico.

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