Cerca

Cravatte e ministeri

seduta parlamentare

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Cravatte e ministeri
Certi giorni capisci come andranno a finire da come cominciano. Oggi, per dire. Arrivo in Transatlantico e rimango folgorata dalla mise di Donatella Ferranti, Pd. Abitino color verde mela punteggiato da rose bianche. Poi gironzolo e altro colpo d’occhio: Gianfranco Micciché indossa una cravatta del colore delle pettorine catarifrangenti per il soccorso stradale. Aria di incidenti, è chiaro.  Ma attenzione. Non è l’unico. Pippo Fallica, Forza del Sud, siculo, ha una cravatta identica. E lo stesso altri due parlamentari siciliani che parlottano con lui. Mentre ragiono sui significati simbolici del cromatismo, mi imbatto in Pier Ferdinando Casini. Cravatta verde padano. Ci rinuncio. Non c’è un senso.
Intanto, nel cortile, è tutto un telefonare e parlottare. Beppe Fioroni gira sempre con il suo I-Pad (ma come fa a non perderlo?). Barbara Saltamartini, fedelissima di Alemanno, parla al telefono con lui, il sindaco. “Gianni, allora, ti è arrivato? Sì te l’ho mandato”. Parla dell’ordine del giorno sui trasferimenti dei ministeri.
Poco dopo, in Aula, il sottosegretario Giorgetti annuncia che il governo darà parere positivo anche agli ordini del giorno del Partito democratico.  Giorgetti? Oddio. La Lega dice sì ai trasferimenti? Falso allarme. Si tratta di Giorgetti Alberto, padano di Verona, ma del Pdl.
Mentre in Aula va in scena una seduta kafkiana (sono approvati ordini del giorno che impegnano il governo a spostare, ma anche a non spostare i ministeri da Roma. Al che uno si chiede: e allora cosa farà il governo? Risposta: niente) Nicolò Ghedini passa in Transatlantico felice come una Pasqua. Non saprei perché.
Ma l’incontro più bello arriva alla fine. Si tratta di un leghista, il milanese Claudio D’Amico. Gli chiedo che senso abbia spostare i ministeri al Nord. Lasciamo stare i princìpi, ma, gli faccio, costa un sacco. Dove si trovano i soldi? <Semplice>, mi fa. <Basta vendere i palazzi dei ministeri. Ma ci rendiamo conto degli edifici straordinari dentro cui oggi si trovano i ministeri romani? Si potrebbero trasformare, che so, in alberghi. Oppure sfruttarli turisticamente. E con quei soldi si trasferiscono alcuni ministeri al Nord. Se lo vendi a una grande catena, sai i soldi che ci fai. Sarebbe anche un modo per valorizzare il patrimonio artistico di Roma. Altro che burocrati. Anche il Parlamento, per dire. Ma che senso ha tenere questo Palazzo? Piuttosto trasferiamo il Parlamento in un edificio moderno, vicino all’aeroporto. Così gli spostamenti sono più semplici. E Montecitorio lo trasformiamo in museo o lo teniamo aperto per i  turisti. “Ecco dove una volta si trovava il Parlamento”. Il mondo è cambiato, non si può restare fermi all’800”>.  Rimango in silenzio.  Penso al Quirinale – a quel punto, mica si può tenere – trasformato in Star Hotel o NH.  “Una notte da sogno al Quirinale: 500 euro a stanza”. Per carità, l’idea sarebbe anche redditizia. Mammamia. Aiuto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog