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Scene sentimentali e scavalcamenti al centro

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Scene sentimentali e scavalcamenti al centro
Io capisco l’antipatia, le trame, le ambizioni legittime, le rivalità. Capisco tutto. Però. C’è la tanto attesa verifica, quella chiesta dal Capo dello Stato. Il tuo leader sta parlando. Sì, farà anche schifo, sarà vecchio e flaccido, ma è il tuo leader. E tu cosa fai? Ti siedi il più lontano possibile, proprio all’angolo opposto del tavolo. E prendi appunti. Così. Davanti a telecamere e assetati cronisti. Praticamente è come appenderti un cartello con su scritto: non me ne frega niente. La seduta alla Camera, oggi, è iniziata così. L’ostentato menefreghista era Tremonti. Il leader, Berlusconi. Il quale ha fatto un discorso di buon senso, misurato, ragionevole. Chiaramente non suo.
Il momento commozione arriva quando B., verso la fine, poggia la sua mano su quella di Bossi, a palmo in giù sul tavolo. <Hanno provato a dividerci. Non ci sono riusciti. Non ci riusciranno in futuro>, dice B. con la voce rotta dall’emozione. Sembra un film sentimentale americano. Lui e lei.  
Buvette. Domenico Scilipoti è in fila per la cassa. Il problema è che adesso quando lo vedo mi viene sempre in mente la voce da gnomo di Corrado Guzzanti. Sta parlando con Fazio, il sottosegretario alla Sanità. <Facciamo una cosa>, gli fa questo, <cominciamo con l’agopontura. Io ti delego all’agopuntura, poi vediamo>. Scilipoti non pare convintissimo, ma abbozza. Poco più in là ecco Tremonti con Calderoli. Il superministro si sta mangiando un arancino. Calderoli gli parla del prossimo consiglio dei ministri. <Il primo punto all’ordine del giorno sono le nomine>, dice. Tremonti assente, commenta qualcosa, poi se la prende contro il <potere romano>.
Nel Pd, intanto, in convalescenza dalla botta di ieri (fiducia record), si commentano i battimani del Pdl durante il discorso di Berlusconi. <Sembrava che applaudissero su indicazione, come nei programmi tv. Ma li ha visti?>. <E i leghisti? Pazzesco. Battevano le mani solo gli uomini di Reguzzoni. Giuro!>. Per quanto un deputato veltroniano ammette: <Su una cosa, però, Berlusconi ha ragione: l’opposizione non ha né un programma, né un leader>. Segnatevi questa frase. La sentirete ancora.
Passa Giovanni Russo Spena. Che ci fa qui? Aria di elezioni? Intanto è in corso una riunione di pidiellini campani. Pare che gli scajoliani si siano alleati con formigoniani, alemanniani e matteoliani. Lupi ha definitivamente rotto con Formigoni. Tutti contro Alfano (cioè B.). In realtà, però, nel Pdl oggi si parla solo e soltanto delle intercettazioni di Bisignani. Soprattutto quelle della Prestigiacomo: ha detto che B. non è intelligente e che la Carfagna <fa le moine> per ottenere l’appoggio del Capo. La Prestigiacomo, oggi, sembra invisibile.
Di nuovo alla Buvette. Scilipoti mi spiega che il discorso di B. gli è piaciuto molto. Aggiunge: <Se poi passiamo dalle parole ai fatti, va ancora meglio>. Come dargli torto. Bersani lo vede. Lo saluta. Scilipoti ricambia, sorridente. Bersani, ridendo: <Stasera ti faccio un servizione…>. Lui: <Cosa, cosa?>. Bersani, sbellicandosi: <Sentirai!>. Scilipoti: <Ma devo preoccuparmi?>. Bersani: <Ma va, uscirai benissimo!>. Nell’intervento in Aula dirà che oggi è nato il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti e che la golden share c’è l’ha Scilipoti.
In Transatlantico passa Roberta Pinotti, Pd, in jeans con brillantini e giacca bianca con strascico. Incredibile.
La seduta è ripresa. Il colpo di scena arriva con Di Pietro. Folgorato sulla via del moderatismo e del riformismo, si lancia in una arringa contro la vacuità di questa opposizione: <Il presidente del Consiglio ci ha chiesto: dov’è il vostro programma, la vostra coalizione, il vostro leader? Lo dico pubblicamente: non lo so!>. E dà ragione al premier:  è vero, non c’è un’alternativa, non c’è un leader, uno straccio di coalizione. <Io non ci sto a chiedere agli italiani di seguirci se non sappiamo dove!>. Non se la sente di chiamare i cittadini dietro a un leader che non c’è, per fare non si sa bene cosa. I fedelissimi di Bersani, in Transatlantico, non sanno che fare. Guardano basiti i maxi-schermi dove Di Pietro, in versione Casini-Rutelli, sta facendo un pezzo da novanta. Le facce si fanno porpora, uno comincia a compulsare nervosamente il telefonino. E Di Pietro continua, imperterrito. <Dov’è il programma? Dov’è il leader?>. Fino a quando urla che <non ci sta> a sentire chiamare <sinistra> l’opposizione. Sta a vedere che passa con i Responsabili di Scilipoti.
Nel Pd lo smarrimento è abbastanza evidente. Non sarà che dopo averli sorpassati a sinistra, ora li sorpassa al centro? 


 


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