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Legge elettorale, la storia si ripete

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Legge elettorale, la storia si ripete
La riforma elettorale, pratica che solo a nominarla è quanto di più respingente, sta, invece, scaldando i Palazzi.  Soprattutto Montecitorio. L’altro giorno Stefano Passigli, promotore del referendum che punta a un ritorno del proporzionale, è stato visto chiacchierare pericolosamente con Pier Luigi Bersani. Secondo quanto Passigili ha poi riferito, il segretario del Pd avrebbe concordato sull’ <utilità> della sua iniziativa. Peccato che il Pd, una proposta votata in direzione, ce l’ha già. E prevede collegi uninominali a doppio turno. Niente a che fare con il modello tedesco di Passigli & co.
Non è finita. Si è diffusa la voce che dietro Passigli ci sarebbe Massimo D’Alema il quale sarebbe tentato di firmare. Matteo Orfini, suo giovane discepolo, più che tentato, ha già detto di volerlo firmare. La voce, rimbalzata su Repubblica, ha scosso il Pd, metà del quale è ferocemente contro il proporzionale. A cominciare da Arturo Parisi e Stefano Ceccanti, i quali, uno alla Camera, l’altro al Senato, sono primi firmatari di una proposta di legge per abrogare il Porcellum e tornare al Mattarellum. <Due dei quesiti di Passigli>, spiega Ceccanti, <hanno l’obiettivo di mettere in discussione le lunghe liste bloccate. Ma non sono ammissibili>. Quindi, <ci terremo le liste bloccate>. Mentre <l’ultimo quesito, quello vero, che ha qualche possibilità di ammissibilità, punta a smantellare il bipolarismo tornando alla proporzionale pura>.  Insomma, si parla di liste bloccate, ma si vuole il proporzionale.
Saputo dell’incontro Passigli-Bersani, Parisi ha scritto un appello, sotto forma di lettera al capogruppo alla Camera Dario Franceschini, per chiedere al Pd di prendere l'iniziativa e approvare <una legge maggioritaria e  bipolare che rimetta nelle mani del cittadino la scelta del proprio   rappresentante>. Un’iniziativa che non è escluso si traduca, anch’essa, in un referendum. Anche se per ora si punta alla via parlamentare. 
L’appello è stato firmato da una sessantina di persone, tra cui Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, i prodiani Giulio Santagata, Sandra Zampa, Giovanni Bachelet, i popolari Gero   Grassi e Lino Duilio e tutti i Radicali. E ieri in Transatlantico è comparso Mario Segni che ha parlato a lungo con Parisi. Contro l'iniziativa di Passigli, si sta organizzando, insomma, un fronte opposto. 

Ma torniamo a D’Alema. La notizia che ci sarebbe lui dietro Passigli è, in realtà, una non-notizia. La preferenza di D’Alema per il modello tedesco è arcinota e lui stesso non l’ha mai nascosta. Negli ultimi tempi, dicono i maligni, si sarebbe rafforzata per una ragione. La prestazione deludente del Terzo Polo alle elezioni amministrative indebolisce l’antico progetto del presidente del Copasir che prevede un’alleanza Pd-terzo polo, ma soprattutto uno schema così fatto: Casini (o comunque un candidato del terzo polo) a Palazzo Chigi, lui al Quirinale. Ma se Udc-Fli-Api raccolgono i voti presi alle ultime amministrative, tanti saluti al progetto. E allo schema. Dunque, urge un “aiutino” da casa (cioè dal referendum). Ovvero il ritorno al proporzionale. Ammantato di abrogazione delle odiate liste bloccate. Solo così, infatti, il terzo polo – anche se non arriva alla doppia cifra – diventa determinante.
Del resto, non è la prima volta che D’Alema ci prova con il proporzionale. E non è una novità che l’uomo del tentativo sia Passigli. Nel 1998, subito dopo il fallimento della Bicamerale, proprio l’ex parlamentare diessino promosse il referendum contro lo scorporo. Che, in realtà, proponeva anche quella volta un ritorno al proporzionale. Quella volta si contrapponeva ai quesiti Segni-Di Pietro, che erano invece in chiave maggioritaria. D’Alema appoggiò pubblicamente il tentativo di Passigli. I Ds - come oggi il Pd - si spaccarono: Achille Occhetto si dichiarò a favore dei referendum Segni, la sinistra Ds, invece, seguì D’Alema. Così come i popolari di Franco Marini. Mentre i prodiani, allora come oggi, erano contro D’Alema e Passigli. Fini, nel Polo, sostenne invece i quesiti Segni-Di Pietro (mentre oggi sta con Passigli).  E Berlusconi? Disse che tanto non avevano possibilità di essere ammessi o di arrivare al quorum. Aveva ragione.
Insomma, niente nuovo. A parte la giravolta di Fini. E anche l'esito rischia di essere lo stesso di allora. Niente di niente.

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Commenti all'articolo

  • cristina dessole

    06 Luglio 2011 - 17:05

    E' una proposta che condivido perché si tratta di una questione importante almeno quanto quelle sollevate dagli ultimi referendum. VOGLIAMO tramite il Referendum sollecitare le forze politiche a intervenire, ora, e modificare la legge in Parlamento, ma poiché per molti anni queste sollecitazioni, che sono venute anche dal capo dello Stato non hanno trovato una risposta per veti incrociati e interessi legittimi di partiti e personali, INVITIAMO 2) i cittadini a provvedere direttamente tramite il referendum "Passigli" IO FIRMO

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  • Cattif.49

    06 Luglio 2011 - 16:04

    Possibile che ci si fossilizzi nei soliti commenti pro o contro Berlusconi e non ci si indigni per l'unico , vero , pressante chiodo fisso della politica italiana , cioé la legge elettorale ? A noi poveri limoni cosa importa se ci toserà Tizio , Caio o Sempronio ? Nessuno paga dazio e uno strapuntino non viene negato ad alcuno nel circo Barnum ; osservate infatti tutte le nostre teste d'uovo , li vediamo appassire e raggrinzire sotto il nostro sguardo e li sentiamo ripetere allo sfinimento che urge una nuova legge elettorale . A chi serve ? A noi piccoli idioti senza platea o alla casta per perpetuare se stessa ?

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  • bussirino

    06 Luglio 2011 - 10:10

    No, grazie. I cittadini devono votare la squadra di Governo. Il Partito elencherà la lista dei suoi futuri parlamentari e sarà il partito ad essere responsabile dei suoi uomini e non i cittadini. Se una volta eletto un prlamentare con la proporzionale e poi mi cambia partito ogni volta che lo decida lui, quale garanzia per il cittadino che lo ha votato? Deve essere il partito responsabile delle azioni del suo parlamentare. Quando un partlamentare dovesse fare un ribaltone, il parlamentare stesso verrebbe mandato a casa sostituito da un'altro del partito stesso. Insomma, chi entra in un partito non può uscirne per entrare o formarne un altro. Perde tutti i diritti di parlamentare.

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  • imahfu

    02 Luglio 2011 - 00:12

    Si dovrebbe cambiare sede: dal Quirinale a Regina Coeli

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